Coprifuoco, l'infettivologo Cauda: "Non bisogna riaprire tutto insieme. Meglio un’ora in più al ristorante che feste in casa"

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Il rischio viene dagli assembramenti e dai luoghi chiusi. L'esperto spiega perché solo i dati sull'epidemia ci diranno se si potrà stare in giro un po' di più
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"MEGLIO allungare di un’ora l’apertura dei ristoranti che rischiare gli assembramenti al chiuso nelle case. In questo momento uno dei fattori di rischio non c’è dubbio sia questa sorta di stanchezza da pandemia che può indurre le persone a non considerare pericolosi certi comportamenti”.  Il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, non ha dubbi: “Le regole non sono scritte sulla pietra, ma eviterei le riaperture tutte insieme. La nostra bussola devono essere i numeri. Non dobbiamo sbagliare proprio ora”, ribadisce. A metà maggio dopo una prima verifica sull'andamento dell’epidemia e sempre se il trend dei contagi confermerà il calo dei contagi, la durata del coprifuoco sarà allungata dalle 22 alle 23. Ed è probabile che già a giugno si possa passare alle 24.

Che ne pensa professore ,il coprifuoco deve rimanere alle 22, altrimenti i contagi risaliranno?
"Ogni riapertura comporta incertezza e dei rischi. Fino a quando non avremo raggiunto un numero molto più alto di italiani vaccinati bisogna dimostrare un grande senso di responsabilità da parte di tutti. Queste aperture certo sono comprensibili e credo che se il trend dell’indice di trasmissibilità proseguirà come adesso si potrebbe pensare a riaprire per gradi. Un po' alla volta. Con molta prudenza”

Cosa la spaventa di più?
“Senza dubbio sono pranzi, cene o feste al chiuso di un appartamento con un folto gruppo di persone. Da evitare. Meglio organizzare una bella cena all’aperto in un ristorante dove le distanze sono rispettate e ci si alzi tenendo la mascherina. All’aperto il virus si trasmette di meno, ma non significa che non si trasmette per nulla”.

Quando i vaccini ci metteranno al sicuro?
“Quando sarà vaccinata almeno la metà della popolazione. Al momento c’è un miglioramento, anche se ancora non sappiamo se l’indice di crescita più contenuto sia dovuto all’onda lunga delle chiusure antecedente alle apertura. Per prudenza come ho detto, eviterei aperture tutte insieme, meglio uno scaglionamento”.

Lei ha parlato di stanchezza da pandemia, come un rischio in più. Cosa significa?
“E’ uno stato che può indurre le persone a smettere di osservare le regole, magari organizzando cene al chiuso visto che al ristorante non è possibile. A causa di questa stanchezza tendono ad avere comportamenti che ritengono poco pericolosi. Ricordiamo che abbiamo in giro la variante inglese e gli asintomatici e possono essere il marito, la sorella, l’amico”.

Quindi lei è favorevole al coprifuoco spostato un poco in avanti?
“La nostra bussola sono i numeri. E se il trend dell’indice di trasmissibilità prosegue così come ora anche fino all’inizio di giugno, credo che sia la via giusta: riaprire un po’ alla volta tutte le attività progressivamente. Non tutte insieme. Tenendo conto che una soluzione sicura al 100 per cento non c’è”.