Ipocondria digitale, over 65 sempre più connessi

Durante la pandemia il 72,6% chi ha più di sessant'anni ha realizzato che le innovazioni digitali non sono così difficili da usare. Costretti all'isolamento hanno acquistato saturimetri e apparecchi per la misurazione della pressione. Il rischio delle diagnosi fai-da-te

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HANNO iniziato a prendere confidenza con il web tardi, ma in questo lungo anno di pandemia anche gli over 65 sono diventati più digitali. Non potendo uscire spesso o andare dal medico per togliersi qualche dubbio, internet è diventato anche per loro una fonte preziosa di informazioni. A volte, anche fin troppo, al punto  che si parla di ‘ipocondria digitale’. In particolare, sempre più persone oltre ad interpellare compulsivamente il dottor Google, cercano in rete dispositivi molto in voga e a poco prezzo che diano la possibilità di controllare i propri parametri vitali (alcune volte ossessivamente) come smart-watch e misuratori di pressione e ritmo cardiaco, col rischio di creare stati d’ansia o, peggio ancora, diagnosi sbagliate. La ricerca online diventa ancora più urgente in questi giorni in cui molti anziani sono esasperati dalla ‘lotteria’ delle convocazioni per le vaccinazioni e si sentono trascurati.

Anziani sempre più digitali

Nell’anno della pandemia in Italia la spesa per i dispositivi che consentono l’automisurazione di tutti i parametri corporei ha toccato il mezzo miliardo circa, con una spesa pro capite di circa 40 euro, sostenuta spesso dai figli preoccupati per la salute dei genitori. Una ‘fotografia’ confermata anche da una ricerca realizzata da AstraRicerche per “emporia”, produttore austriaco di smartphone e dispositivi mobili facili da usare per gli over 60. E’ emerso che il 72,6% degli intervistati afferma che la pandemia ha mostrato loro quanto sia importante che tutte le generazioni siano digitalmente abili, mentre il 61,9% ha risposto che il loro cellulare ha evitato che si sentissero esclusi dai rapporti con l’esterno durante il lockdown. Il 49,4% durante questi mesi ha scoperto nuove funzionalità dei propri dispositivi mobili, mentre il 39,5% ha sentito il bisogno di cambiare o acquistare un nuovo telefono. 

Più informati e autonomi: il ‘caso’ del saturimetro

La maggior digitalizzazione degli over 65 può essere positiva perché li mantiene attivi dal punto di vista cognitivo e li rende più autonomi. Emblematico il boom dei saturimetri che prima del Covid-19 erano sconosciuti ai più. Da un’indagine condotta dal portale QualeScegliere.it, si è visto che a novembre 2020 la guida dedicata ai saturimetri ha ottenuto oltre 93mila visite (contro le circa 30mila del mese precedente) e tra gli utenti più propensi all’acquisto, subito dopo la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (23% delle visite totali) ci sono proprio gli over 65 (22%). “Tutte le tecnologie digitali a partire dagli smartphone, possono rappresentare un volano per la prevenzione cardiovascolare e lo conferma il boom delle vendite di apparecchi per il monitoraggio della funzione cardiaca: dai braccialetti elettronici alle App, agli smartwatch per la trasmissione dell’elettrocardiogramma”, dichiara Alessandro Boccanelli, presidente della Società Italiana  Cardiologia Geriatrica (SICGe).

I rischi del "fai da te" online

Tra l’altro, la digitalizzazione di chi non è più giovaneserve anche per farli socializzare con figli e nipotini a distanza aiutandoli così a sentirsi meno soli. Ma attenzione ai possibili rischi di un uso smodato del web. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia ci sono oltre 8 milioni di over-65 affetti da almeno una malattia cronica, 5 milioni e mezzo che ne hanno almeno tre e circa 2 milioni di anziani costretti ad assumere almeno 10 farmaci al giorno. Soggetti che, proprio per la loro delicata situazione, dovrebbero essere cauti nelle scelte che riguardano la loro salute, specie quando si tratta di acquistare da soli dispositivi per il controllo di alcuni parametri. “Non bisogna confondere l’automonitoraggio con la diagnosi che deve essere sempre eseguita dal medico, indipendentemente dal dato tecnico che non si può sostituire all’operatore sanitario. Invece c’è la convinzione che usandoli si possa scavalcare il professionista sanitario che deve sempre suggerire il loro utilizzo, altrimenti il rischio è di far sentire tutti un po’ malati. Ciò vale soprattutto per gli anziani che vivono a casa, vittime spesso inconsapevoli di un ossessivo controllo “fai da te” e più esposti al rischio di un eccesso di medicalizzazione e di sofferenza e inquietudini crescenti”.

Gli alert che creano panico

Quale può essere in concreto il rischio? “Capita spesso, ad esempio, che l’apparecchio per la pressione invii un messaggio di allerta di una presunta fibrillazione atriale, ma se il paziente non è a rischio non deve preoccuparsi”, raccomanda Boccanelli. “Bisogna dunque parlare con il proprio medico utilizzando sempre l’operatore sanitario come filtro, capire se si è una persona a rischio, se è opportuno utilizzare la tecnologia digitale e condividere i dati.

 Ri-pensare l’assistenza medica per gli over 65

Se per gli over 65 la sperimentazione della digitalizzazione ha luci ed ombre, i medici dal canto loro devono vedersela con una necessità che non si può più ignorare: quella di riorganizzare la relazione con il paziente anziano. L’emergenza Covid ha dato una spinta rilevante e messo in luce il ruolo chiave della tecnologia digitale soprattutto applicata alla cardiologia. Il monitoraggio continuo dei parametri vitali e la raccolta dei relativi dati che in questi mesi di isolamento e distanziamento hanno subito un’impennata, hanno però sconvolto l’equilibro del rapporto tra medico e paziente, soprattutto per i non più giovani. “La riprogettazione dell’assistenza sanitaria deve tenere conto delle opportunità che la rivoluzione digitale offre, ma in questo contesto la gestione della diagnosi e della cura deve essere affidata al medico e non al cittadino che rischia di sentirsi malato e ipermedicalizzarsi” conclude esperto.