Covid: se avete figli correte qualche (piccolo) rischio in più di ammalarvi

Uno studio inglese ha valutato i rischi che corrono i genitori durante questa pandemia. Trovando un leggero aumento dei contagi nei periodi in cui le scuole sono rimaste aperte, ma nessun pericolo in più di ospedalizzazione o decesso
2 minuti di lettura

SAPPIAMO che per i bambini Covid 19 non è una malattia particolarmente pericolosa. Tendono infatti ad ammalarsi più raramente degli adulti, e a sviluppare sintomi lievi nella quasi totalità dei casi. Cosa dire però dei genitori? Sono loro in effetti a preoccupare le autorità sanitarie: un bambino infetto può infatti trasformarsi in un inconsapevole veicolo di trasmissione, dando vita a focolai domestici in cui la salute di genitori, zii e nonni può essere risultare a rischio.

Ma quanto sono concreti i pericoli? Un nuovo studio della London School of Hygiene & Tropical Medicine ha provato a rispondere alla domanda, analizzando quanti adulti che convivono con dei minori sono stati ospedalizzati o hanno perso la vita nel Regno Unito nel corso delle prime due ondate della pandemia.

 

Lo studio, pubblicato sulle pagine del British Medical Journal, ha coinvolto oltre 12 milioni di adulti inglesi, incrociando i dati sul loro stato di salute registrati dai medici di famiglia con le informazioni su ricoveri, accessi in terapia intensiva e decessi provenienti dagli ospedali. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, uno in cui l’analisi è stata effettuata guardando alla prima ondata epidemica (febbraio-agosto 2020) e uno in cui l’analisi ha riguardato la seconda ondata (settembre-dicembre 2020). Per ognuno dei partecipanti è stata presa nota dei possibili fattori di rischio (fumo, obesità, sesso, età) e se vivesse o meno con dei bambini.

 

L’analisi dei dati ha quindi permesso di valutare in che modo la presenza di minori nel nucleo familiare abbia aumentato, o meno, le probabilità di ammalarsi di Covid 19. Per quanto riguarda la prima ondata, non è emerso alcun rischio aggiuntivo né per i genitori under 65 né per nonni (o genitori anziani) over 65. Un risultato che possiamo definire atteso, visto che in quei mesi quasi tutte le scuole del Regno Unito sono rimaste chiuse a causa della pandemia.

 

Nel corso della seconda ondata epidemica, durante la quale molte scuole sono invece rimaste aperte, la situazione si è rivelata leggermente diversa. Il rischio di contrarre un infezione da Sars-Cov-2 è infatti risultato maggiore negli adulti under 65 con figli rispetto alla popolazione generale, ma in modo piuttosto contenuto, con appena 50-70 casi in più ogni 10mila persone per i genitori di bambini da 0 a 11 anni, e 160-190 casi in più quelli con figli dai 12 ai 18 anni.

 

Il rischio di ospedalizzazione invece è risultato pressoché identico a quello della popolazione generale, con una media di un caso in più ogni 10mila persone per i genitori con figli under 11, e circa 2-6 casi in più per quelli con figli adolescenti. Il rischio di decesso, infine, per i genitori è stato lo stesso della popolazione generale nel corso di entrambe le ondate epidemiche, persino leggermente più basso nel caso di quelli con figli under 11. Per gli over 65, infine, è emerso un rischio leggermente superiore di contrarre il virus nella seconda ondata epidemica in caso di convivenza con minori, nessun rischio in più di ospedalizzazione, e un rischio aumentato di ricovero in terapia intensiva e di decesso (80 e 40% in più, rispettivamente).

 

Quale lezione si può trarre dai risultati dello studio? Durante la seconda ondata pandemica le scuole inglesi sono rimaste aperte, e si è registrato un maggiore rischio di contrarre il virus e sviluppare Covid 19 per gli adulti che abitano con bambini e adolescenti. L’aumento però è estremamente contenuto, se non per le persone con più di 65 anni di età. Secondo gli autori dello studio sono dati che risulteranno utili per i decisori in caso di si rendessero necessari nuovi lockdown nei prossimi mesi, anche se l’interpretazione esatta non è facile, e servirà un monitoraggio attento anche in futuro per ottenere dati più affidabili sul ruolo delle scuole, e dei bambini, nel propagare l’epidemia.