Violenza ostetrica, il diritto a un parto sereno perché la gravidanza non è una malattia

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LA GRAVIDANZA e il parto rappresentano momenti di grande importanza e significato nella vita di una donna. La medicalizzazione di questi eventi fisiologici, tipica delle società sviluppate, ha consentito di ridurre grandemente l’incidenza di complicazioni gravi per la mamma e per il neonato, ma li ha anche inseriti all’interno di una routine sanitaria che rischia di svuotarli del loro senso più profondo. Se la donna non è coinvolta nelle decisioni che riguardano il suo corpo e le modalità con cui si svolgerà il parto, e se i professionisti impegnati ad assisterla non sono consapevoli di questa necessità, il rischio è che le procedure ostetriche si trasformino in violenze.

’Osservatorio per la violenza ostetrica in Italia (OVOItalia) mette in guardia dalla “appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale medico”, che si può esprimere sia nella mancanza di rispetto e comunicazione, sia nella violazione ingiustificata di diritti, a partire dalla privacy, sia nella messa in atto automatica di procedure operative immotivate. L’Osservatorio rimarca l’importanza di un’assistenza rispettosa alla maternità e alla nascita anche nell’attuale pandemia, che rischia, nella situazione di emergenza, di far perdere di vista i diritti fondamentali delle madri, anche se positive al coronavirus: rispetto della dignità, possibilità di avere al proprio fianco una persona di fiducia, comunicazione chiara, gestione del dolore, libertà di movimento e scelta della posizione, non separazione dal neonato e possibilità di allattare.

L’emergenza COVID dovrebbe orientare quanto più possibile verso una deospedalizzazione del percorso nascita, potenziando i servizi con ostetriche dedicate e disponibili anche a domicilio, e non indurre acriticamente i reparti di ostetricia a negare la presenza del partner durante il parto, a separare i neonati dalle madri alla nascita, o ad affrettare il taglio del cordone ombelicale, privando il neonato di una preziosa riserva di sangue proveniente dalla placenta. Il sostegno all’allattamento, attuato anche con indicazioni a distanza da parte di madri volontarie, consente di prevenire numerose complicazioni e di proteggere questo momento così delicato e importante per la madre e per il bambino.

Un altro tema cruciale, nell’attuale emergenza sanitaria, è quello del lutto: in alcune realtà (ma in modo non omogeneo sul territorio nazionale, come osserva Elena Skoko, presidente dell’Osservatorio e ricercatrice dell’unità “Diritti umani nella maternità e nel parto” dell’Università Roma Tre) per le donne colpite da una perdita durante la gravidanza o il puerperio è stata organizzata una rete di sostegno psicologico online.

Vista la loro diffusione globale e le loro conseguenze sulle donne, il tema delle violenze ostetriche non dovrebbe essere ignorato: una recente ricerca su oltre diciassettemila donne spagnole coordinata da Desirée Mena-Tudela, del Dipartimento di infermieristica dell’Università Jaume I di Castellón, ha evidenziato che circa quattro partorienti su dieci ritengono di essere state sottoposte a procedure non necessarie o dolorose, come l’episiotomia (taglio del perineo per allargare il canale del parto) o la manovra di Kristeller (spinta con l’avambraccio sul fondo dell’utero per facilitare il parto), nella maggior parte dei casi senza esserne state preventivamente informate.

Ignorare l’autonomia e l’autorità delle donne sul loro corpo e la loro sessualità, non tenendo conto della loro esperienza della gravidanza e del parto, dei loro bisogni emotivi e della spontaneità, delle posizioni, dei ritmi e dei tempi richiesti naturalmente dal processo della nascita, è una forma di violenza che andrebbe riconosciuta e combattuta.

 

 

Franceco Cro è psichiatra Dipartimento di salute mentale - Viterbo