Covid, la perdita di gusto e olfatto può durare cinque mesi

Tra i sintomi più persistenti dell'infezione da Sars-Cov2. I risultati di uno studio canadese sul deficit sensoriale
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La perdita del gusto e dell’olfatto, ovvero uno dei sintomi più comuni del Covid, può durare fino a cinque mesi dal momento dell’infezione: a sostenerlo è uno studio presentato al 73esimo convegno annuale dell’American Academy of Neurology.

 

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Il meccanismo con cui il Covid causa la perdita dell’olfatto era stato sviscerato da uno studio pubblicato la scorsa estate su Science Advances da neuroscienziati dell’Harvard Medical School, e riguarda i neuroni sensoriali olfattivi. Anche se queste cellule, di per sé, non hanno il recettore Ace2 che il virus usa per invaderci, dipendono comunque da altre cellule circostanti che forniscono supporto metabolico e strutturale. E queste cellule “di supporto”, invece, hanno il recettore Ace2 e sono quindi vulnerabili al virus. Quando sono invase, perdono la loro funzionalità e questo danneggia di riflesso i neuroni sensoriali olfattivi, di qui la perdita dell’olfatto.

 

Nel nuovo studio, realizzato da ricercatori della University of Quebec di Trois-Rivieres, sono stati seguiti per cinque mesi 813 appartenenti al personale sanitario canadese che erano risultati positivi al test Covid. A ognuno di loro è stato affidato il completamento di un questionario e una serie di test per rilevare la loro capacità di olfatto e gusto. Degli 813 soggetti, quelli che avevano perso il senso dell’olfatto subito dopo l’infezione erano 580. Di questi, il 51% ha dichiarato di non averlo ancora recuperato a cinque mesi dall’infezione. Nella media, i soggetti hanno giudicato il loro senso dell’olfatto con un voto di 7/10, mentre lo valutavano 9/10 prima della malattia. Ad aver perso il gusto erano invece 527 soggetti. Di questi, il 38% ha dichiarato di non aver ancora recuperato il gusto a cinque mesi dalla malattia. Nella media, i soggetti hanno giudicato il loro senso del gusto con un voto di 8/10, mentre lo valutavano 9/10 prima della malattia.

 

“I nostri risultati mostrano che un senso dell’olfatto e del gusto compromesso possono persistere in una buona percentuale di persone affette da Covid-19”, spiega uno degli autori dello studio, Johannes Frasnelli, medico presso l’Università del Quebec. “Questo enfatizza l’importanza di seguire nel tempo i pazienti che sono infettati, ed evidenzia anche il bisogno di ulteriore ricerca per scoprire la portata dei problemi neurologici associati con il Covid-19”.