Variante inglese, a marzo sarà lei a prevalere

(ansa)
In Italia circola già al 17,8%. Che fare? Vaccinare in fretta e in massa. E studiare nuovi vaccini
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Membro American Academy of Microbiology

L’esistenza e la ormai ampia circolazione, anche nel nostro Paese, della variante inglese (che secondo Iss è ormai al 17,8%, ndr) con la mutazione nella posizione 501 della proteina spike di Sars-CoV-2 sollevano l’ovvia problematica dell’efficacia dei vaccini che stiamo usando. Più in generale, questo problema si pone per tutte le varianti emerse, quasi contemporaneamente e in diverse parti del mondo. Se ci limitiamo a quella inglese, i dati sia pur parziali finora noti dimostrerebbero che soggetti vaccinati e con buon livello di anticorpi neutralizzanti sono protetti, certamente dalla malattia severa ma molto probabilmente anche dalle forme leggero-moderate dell’infezione.

 

 

Assai più problematica pare essere la protezione dalla trasmissione del virus. Meno chiara sembrerebbe l’efficacia vaccinale sulle altre due principali varianti, la sudafricana e la brasiliana, che per tutt’e tre i vaccini ora in uso si teme sia molto diminuita anche se non del tutto perduta. Qui abbiamo ancora pochissimi dati nel contesto reale delle popolazioni ma esperimenti in vitro suggerirebbero che almeno i soggetti con elevato titolo anticorpale mantengano una buona capacità neutralizzante anche quei virus che portano  tutt’e tre le principali sopradette mutazioni.

Come discusso in un commentary pubblicato oggi su The Lancet, ci stiamo confrontando con una situazione che richiede interventi globali sul controllo della pandemia. Tutte le misure di contenimento devono essere saldamente mantenute se non incrementate. Bisogna identificare rapidamente ogni nuova variante, studiarne il significato nell’evoluzione dell’epidemia e  generare nuovi vaccini attivi contro le varianti, Infine, ma non ultimo, questi interventi devono includere azioni intese ad ottenere un’ampia disponibilità di vaccini anche per i Paesi con minori risorse. Di tutto questo dovremmo preoccuparci, piuttosto che cercare di approvvigionarsi di vaccini con iniziative loco-regionali improvvide, non-trasparenti ed al limite della liceità.