Israele contro Oms: "Vaccini anche alle donne in gravidanza"

Nel Paese dove sono state già vaccinate 2 milioni e mezzo di persone si disobbedisce alle linee guida Oms: nessun rischio per le donne incinte. E anche gli Usa ci ripensano
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I MEDICI in prima linea contro la pandemia degli ospedali israeliani e i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi si schierano contro le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità che per la seconda volta ha sconsigliato di vaccinare le donne in gravidanza.

 

Contro queste linee guida dell’Oms, disposte dopo aver valutato la scarsezza di dati di Pfizer prima e di Moderna pochi giorni fa, sulla sperimentazione del vaccino nelle donne in gravidanza, limitato quasi esclusivamente a chi al momento della vaccinazione non sapeva ancora di essere incinta, da Ginevra hanno sottolineato che, a meno che la gestante non sia particolarmente esposta al rischio di contrarre il virus, è sconsigliata la vaccinazione. In risposta a questa decisione, da Israele, lo Stato che ha la maggior percentuale di vaccinati al mondo (dal 20 dicembre oltre 2 milioni e mezzo di persone sono state vaccinate, compresi i ragazzi tra i 16 e i 18 anni)  è arrivato l’ordine opposto.

Alcuni dei più importanti medici in prima linea nella lotta al Covid-19 si sono esposti insieme su più media, dando indicazioni esattamente contrarie e chiedendo ai medici sul territorio e alle stesse gestanti di fare il vaccino il prima possibile.

 

A partire da Yariv Yogev e Yoav Yinon, rispettivamente direttore del dipartimento di Ostetricia e ginecologia all'ospedale del Sourasky Medical Center di Tel Aviv e professore associato di Ostetricia e ginecologia allo Sheba Medical Center di Tel Hashomer che dopo aver firmato un documento sull’opportunità di vaccinare le donne incinte, perché soprattutto nel terzo trimestre si sono registrati importanti aggravamenti in molte donne, hanno voluto rassicurare in un’intervista  al Jerusalem Post che “non ci sono ragioni scientifiche per credere che l’inoculazione possa essere pericolosa per il feto o la madre. Il rischio di contrarre il virus supera decisamente altre considerazioni” e spiegando che “il vaccino è basato sull'RNA messaggero, e il corpo umano non può tradurre l'RNA messaggero in DNA”. Il materiale, hanno concluso, “rimane nel nostro corpo per un periodo che va da qualche ora a qualche giorno, e il corpo reagisce producendo gli anticorpi contro il virus. L'immunizzazione non può causare alcuna mutazione del DNA, aborto spontaneo o altri problemi”.

 

Poi Yogev ha avvertito che “le donne che sono incinte hanno più probabilità di sviluppare una forma grave della malattia rispetto alle loro coetanee che non sono incinte” spiegando che nella sua clinica ci sono 12 donne al terzo trimestre finite in terapia intensiva perché hanno avuto una forma grave di infezione e in molti casi hanno dovuto far nascere i bambini prematuramente. Per Yogev, gli aborti che effettivamente si sono verificati in molte donne vaccinate e all’inizio della gravidanza, non sono collegati all’inoculazione del vaccino ma al fatto che “durante il primo trimestre, gli aborti spontanei sono comuni”. Nel paese il momento è delicato e in questi giorni divampa una nuova preoccupazione: migliaia di ebrei ortodossi hanno partecipato al funerale del rabbino Rabbi Meshulan Dovid Soloveitchik morto a 99 anni dopo aver contratto il virus. E' stato lo stesso premier Benyamin Netanyahu a denunciare gli "assembramenti" proprio nelle stesse ore in cui veniva approvata una legge che inaspriva multe e ribadiva la chiusra delle scuole religiose.

 

Anche negli Stati Uniti, i Cdc stanno iniziando a cambiare opinione e a consigliare la vaccinazione. Senza contrastare direttamente la linea dell’Oms, il comitato consultivo ha raccomandato alle donne incinte di non escludere l’opportunità di vaccinarsi ma di rivolgersi sempre al proprio medico per valutarla insieme.

Per la dottoressa Anne Lyerly, responsabile di Bioetica all'Università del North Carolina sentita dal New York Times, “non ci sono rischi documentati per il feto, non ci sono rischi teorici, non ci sono rischi negli studi sugli animali” per escludere la vaccinazione in gravidanza. 

Da qualche giorno infine, anche la Gran Bretagna che all’inizio della campagna vaccinale aveva escluso categoricamente le donne incinte ha modificato le sue linee guida autorizzando l’inoculazione a quelle che hanno lavori o situazioni che le espongono a un alto rischio di entrare in contatto con il virus.