Il sondaggio

La sanità del futuro per gli italiani: integrata sul territorio e connessa

Il modello universalistico è apprezzato da oltre l’86% degli italiani. Tra le priorità da affrontare:la digitalizzazione e l'uniformità nell’accesso alle cure
2 minuti di lettura
LA PANDEMIA sembra aver chiarito le idee degli italiani in tema di salute. Mettendo in luce le criticità del nostro Sistema Sanitario Nazionale, e rafforzando la convinzione che un cambio di rotta sia fondamentale, pur ribadendo due valori fondamentali per i cittadini italiani: universalismo e uniformità delle cure lungo la penisola. A rivelarlo è un’indagine realizzata da Doxa Pharma con il supporto di Janssen Italia, che fotografa come sono mutate priorità e esigenze degli italiani in tema di salute dopo l’arrivo di Covid 19. Con l’idea – spiegano – che i bisogni e le aspettative dei cittadini sono un punto di partenza irrinunciabile per ridisegnare le direttrici di una sanità più moderna, sostenibile e vicina alle persone.

 
Il sondaggio ha coinvolto un campione di mille persone rappresentativo della popolazione italiana, con un’intervista in due fasi: la prima svolta a settembre, subito dopo il primo picco pandemico, e poi una seconda a novembre, per verificare se il ritorno dell’epidemia avesse mutato o rafforzate le esigenze percepite in tema di salute e sanità. Raccogliendo per prima cosa un messaggio molto netto: l’86% degli intervistati, infatti, dichiara di apprezzare profondamente il modello universalistico del nostro sistema sanitario. Sul piano dell’accesso alle cure, però, iniziano i problemi. Per oltre il 90% del campione l’offerta sanitaria dovrebbe essere più uniforme sul territorio italiano, viste le differenze che si riscontrano tra regioni e province diverse, ritenute inaccettabili dal momento che “abitiamo tutti in Italia”. Per un intervistato su due, inoltre, la prenotazione e la gestione delle visite mediche rappresenta una criticità, già presente negli ultimi anni ed esacerbata ulteriormente dall’arrivo dell’epidemia.
 

Per rispondere a questi problemi, il 92% degli intervistati si dichiara favorevole a presidi territoriali multi-specialistici, che evitino la necessità di ricorrere all’ospedale, e il 72% apprezzerebbe la domiciliazione delle terapie. Il 90% ritiene che la digitalizzazione delle prescrizioni mediche, e più in generale il canale digitale, siano ormai diventati imprescindibili, soprattutto per l’ambito della diagnostica e per facilitare la relazione medico-paziente. Tanto che il 76% del campione è favorevole a visite mediche da remoto, anche in futuro quando (si spera) l’emergenza covid sarà stata risolta. Guardando alle differenze emerse nella seconda rilevazione, a novembre, sono aumentate le persone  che si definiscono preoccupate per la propria salute e hanno paura di tornare alle abitudini della normalità pre-pandemica. E sono aumentati gli intervistati che ritengono fondamentale l’assistenza domiciliare, passati dal 29 al 41%.

 
Per un intervistato su due, inoltre, le aziende farmaceutiche dovrebbero essere chiamate a dare il loro contributo per migliorare la sanità italiana. E non solo in termini di ricerca e produzione dei farmaci, ma anche in un’ottica più ampia per migliorare il funzionamento del sistema. Un messaggio che Janssen sembra aver recepito, impegnandosi nello sviluppo di due progetti che affrontano alcuni dei problemi più sentiti dai cittadini: digitalizzazione e medicina di prossimità. Sul primo fronte, è nato il progetto Janssen Genia, una piattaforma basata su un software di Intelligenza Artificiale in grado – con semplici comandi vocali – di fornire ai farmacisti ospedalieri informazioni costantemente aggiornate per la gestione dei farmaci. In questo momento il servizio è già utilizzato dai farmacisti che lavorano presso 150 aziende ospedaliere.
 
Per quanto riguarda invece la medicina di prossimità, a partire dallo scorso aprile Janssen ha attivato in collaborazione con le Regioni “Janssen a Casa Tua”, un servizio di consegna gratuito di farmaci ospedalieri già usufruito dai pazienti in Lombardia, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, e potenzialmente utile a 56 mila persone su tutto il territorio nazionale.