Covid-19, la mappa del virus: dopo la Cina, l'Europa è al centro del contagio

(afp)
I paesi europei hanno avuto un ruolo chiave  nella diffusione a livello globale. Il gps del virus potrebbe aiutarci a gestire meglio nuove epidemie 
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PARTITO dalla Cina, arrivato in Europa e successivamente “migrato” negli altri continenti. Il nuovo coronavirus ha probabilmente seguito questo percorso diffondendosi abbastanza rapidamente in tutto il mondo. La mappa degli spostamenti del Sars-Cov-2 arriva da un'accurata analisi delle sequenze genetiche del virus, raccolte in vari paesi. L'analisi, condotta dall'Università di Huddersfield, nel Regno Unito, insieme all'Università del Minho in Portogallo, mostra che l'Europa sembra essere uno snodo centrale dell'epidemia, a partire da cui il Covid-19 si è diffuso in America e in altre regioni. La ricerca, pubblicata su Microorganisms, vuole aiutare a capire come si muovono i virus in una pandemia e a gestire meglio anche possibili epidemie future.
 
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Tracciare gli spostamenti del virus

Gli autori hanno analizzato la distribuzione cronologica e geografica di ben 27mila genomi virali di Sars-Cov-2, estratti da pazienti con Covid-19 in vari paesi e in diversi momenti della pandemia. Questi genomi vengono pubblicati dalle organizzazioni internazionali e conservati in banche dati genetiche a disposizione dei ricercatori a livello globale. “Abbiamo adottato lo stesso approccio che di solito si utilizza per studiare le migrazioni delle popolazioni umane e animali nei secoli”, ha spiegato Maria Pala, ricercatrice dell'Archaeogenetics Research Group presso l'Università di Huddersfield. “Abbiamo analizzato le variazioni della sequenza (le mutazioni) dei genomi virali derivanti dai pazienti campionati”.
 
Queste alterazioni diventano come targhette o etichette del virus che possono aiutare a tracciare i suoi spostamenti nei vari paesi e continenti. “Con questo metodo infatti si può ricostruire la cronologia delle mutazioni nel genoma virale”, aggiunge Pala, “e riconoscere le sequenze genetiche progenitrici delle sequenze mutate, seguendo le 'migrazioni' nei vari paesi”.
 

L'Europa al centro del contagio 

Dall'indagine è emerso che la prima rilevante sorgente del virus risulta essere la Cina e, stando alle prove raccolte finora, il virus ha compiuto un salto di specie dal pipistrello. “Siamo riusciti a identificare la radici del virus”, spiega Pala. “In Cina sono stati individuati i due ceppi più 'antichi' di Sars-Cov-2 e uno di questi due rami si è sparso con grande successo nel resto del mondo, passando attraverso l'Europa”. All'interno del nostro continente è difficile però stabilire se c'è e quale sia la nazione da cui si è maggiormente diffusa l'infezione. “Il dato è interessante”, commenta l'esperta, “perché mostra come l'Europa, anche a causa della sua posizione centrale per i contatti e gli scambi economici e commerciali, abbia rappresentato uno snodo importante per la successiva trasmissione del coronavirus”.
 

Un risultato utile per il futuro

La prima reazione di alcuni paesi, fra cui l'Italia, è stata ridurre o interrompere i contatti con la Cina. “Ma la Cina al momento dell'esplosione dell'epidemia aveva già chiuso le sue frontiere”, sottolinea Pala. “Minore attenzione, invece è stata prestata verso la possibilità di blocchi interni all'Europa, fra le varie nazioni, quando la diffusione nel continente era già in atto”. Ovviamente, spiega l'esperta, è possibile svolgere quest'analisi e fornire queste considerazioni soltanto a posteriori. “All'inizio dell'epidemia, al momento in cui sono state adottate le prime misure restrittive, c’erano molti aspetti del comportamento del virus e dell'infezione che ci erano sconosciuti”, ricorda Pala, “come per esempio il fatto che anche gli asintomatici e i pre-sintomatici potessero essere molto contagiosi”.
 
Ma la fotografia fornita dallo studio può essere d'aiuto per il futuro. “Se c’è una lezione che dovremmo cercare di imparare a tutti i costi, è che, anche se i salti di specie sono sempre avvenuti, la globalizzazione ha reso possibile per virus e patogeni come il Sars-CoV-2 di diffondersi sempre più rapidamente”, conclude la ricercatrice. “Per questo combinare studi genetici con ricerche epidemiologiche può essere di supporto per comprendere meglio il comportamento di questi e altri virus che potranno emergere e tutelarsi al meglio”.