Troppe microplastiche nel biberon. Come ridurre i rischi

L'esposizione è più alta di quanto previsto, secondo uno studio su Nature Food
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ORMAI ne sentiamo parlare sempre più spesso: le microplastiche sono ovunque. Queste minuscole particelle di plastica si staccano da vestiti, da contenitori per cibi e da altri oggetti, possono trovarsi anche nell'acqua e negli alimenti, tanto che ne ingeriamo ogni giorno un certo quantitativo. E bisogna stare attenti anche e soprattutto alla salute di neonati e bambini: uno studio condotto dal Trinity College di Dublino ha mostrato che i biberon rilasciano un'ampia quantità di micro e nanoplastiche, soprattutto quando il liquidi all'interno è molto caldo. La ricerca è pubblicata su Nature Food. Alla luce dei dati è essenziale prestare attenzione alle temperature ed è bene attenersi alle regole fornite dell'Organizzazione mondiale della sanità per la preparazione del latte in polvere.
 
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Com'è fatto il biberon

In generale, più utilizzati per i biberon sono il polipropilene e il polietersulfone – due materiali plastici – il vetro termoresistente e il silicone (soprattutto per le tettarelle). “Il materiale più diffuso per i biberon è il polipropilene, una plastica molto resistente”, ha sottolineato Guglielmo Salvatori, responsabile di educazione nutrizionale neonatale e Banca del latte umano donato al Bambino Gesù di Roma, “molto utilizzato anche per altri contenitori di alimenti, scolapasta, bollitori, tappi ed etichette delle bottiglie”. Una direttiva europea del 2011 ha invece vietato i biberon in policarbonato che rilasciano il bisfenolo A (Bpa), sostanza che può essere dannosa per la salute.
 

Attenzione alle temperature

L'analisi su Nature Food ha riguardato 10 diversi biberon rappresentativi di circa il 70% di tutti i tipi disponibili sul mercato. I ricercatori hanno messo a fuoco il processo di sterilizzazione del contenitore con acqua bollente. I risultati mostrano che tanto più alta è la temperatura dell'acqua all'interno del biberon e tanto maggiore è il rilascio di microplastiche. Ad esempio, se si arriva a 70 °C si liberano fino a 16 milioni di particelle microscopiche di microplastiche per ogni litro, e se la temperatura raggiunge 95 °C si arriva a 55 milioni di particelle per litro. Mentre sterilizzando il biberon con acqua fatta bollire e poi raffreddata a 25 °C il quantitativo è di 600mila particelle di microplastica al litro.
 
Sulla base di questi e altri dati, i ricercatori hanno creato un modello computazionale per valutare la potenziale esposizione alle microplastiche di bambini di 12 mesi in 48 paesi. Fra gli elementi tenuti in considerazione, la quantità di latte assunta tramite il biberon e il ruolo che riveste ancora, in questa fascia d'età, l'allattamento al seno. I risultati mostrano che la quantità media giornaliera di microplastiche introdotte tramite l'alimentazione corrisponde a più di un milione di particelle al giorno. Si tratta di livelli alti, più elevati di quanto previsto e ipotizzato finora, scrivono i ricercatori nello studio. Per questo saranno necessarie ulteriori ricerche per capire con quali modalità la plastica a contatto con i cibi rilascia le microplastiche.
 
“Si tratta di un lavoro molto interessante”, commenta Salvatori, non coinvolto nello studio, “dato che è uno dei primi a analizzare e quantificare la presenza delle microplastiche nell'alimentazione basata sulle formule per lattanti – una soluzione che, ricordiamo, deve essere percorsa solo quando l'allattamento al seno non è possibile”. Ma ancora ci mancano molte informazioni. “Attualmente”, prosegue l'esperto, “non sappiamo ancora se e qual è l'impatto delle microplastiche a questi livelli  sulla salute del neonato e del bambino”.
 

I consigli per il latte in sicurezza

In attesa di avere più informazioni, gli autori ricordano di adottare alcuni comportamenti per ridurre l'esposizione del neonato alle microplastiche. In particolare, nella preparazione del latte in polvere si deve lasciar bollire l'acqua e successivamente attendere che la sua temperatura si abbassi e arrivi intorno ai 70 °C, per poi inserire la formula in polvere. “Una volta pronto, poi, il latte va fatto raffreddare prima di introdurlo nel biberon”, ricorda Salvatori “e in generale non bisogna scaldare i liquidi nel biberon o in altri contenitori di plastica, ma in recipienti di metallo o di vetro”.
 

È bene prestare attenzione anche alle modalità di sterilizzazione del biberon: gli autori indicano di far bollire l'acqua e poi passarla all'interno della bottiglietta soltanto quando è a temperatura ambiente. “Si può scegliere una sterilizzazione a freddo – sottolinea Salvatori – con uno specifico disinfettante, liquido o in compresse effervescenti, diluito in acqua (il cosidetto metodo Milton). Il tutto richiede da mezz'ora a 1 ora e mezza e non è necessario il risciacquo”.

 
Biberon in vetro?

Un'altra opzione, per evitare il rilascio di microplastiche, consiste nell'uso del biberon in vetro. “Il biberon in vetro è resistente alle alte temperature”, spiega Salvatori, “trasparente, più ecologico e duraturo. Tuttavia nella scelta non bisogna dimenticare che è più fragile e che, soprattutto quando il bambino è più grande e autonomo, l'uso del biberon in vetro può essere pericoloso per il rischio di rottura”.