Nelle donne con Covid raddoppia la percentuale di bimbi prematuri

Solo 2,8% nati ha contratto virus da madre positiva
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SOLO il  2.8% dei i bambini nati da madri positive al coronavirus ha contratto l’infezione, e tutti hanno avuto sintomi lievi. Mentre la percentuale dei prematuri è al 19,7%, doppia rispetto alla popolazione generale. Sono dati presentati al XXVI Congresso Nazionale della Sin in corso dal 7 al 10 ottobre a Venezia e in streaming raccolti nel Registro Nazionale Covid-19 istituito dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN).

Un progetto, il Registro Covid, che ha coinvolto tutti i centri nascita italiani che hanno avuto in carico madri risultate positive al sars-cov2 durante la gravidanza, e quelli che hanno avuto casi di neonati che hanno acquisito l’infezione entro il primo mese, quando erano già fuori dall’ospedale. “Il Registro - spiega Fabio Mosca, presidente Sin – ha l’obiettivo di raccogliere su scala nazionale, i dati clinici derivanti dall’assistenza ai neonati nati da mamma affetta da coronavirus diagnosticato in qualunque momento della gravidanza, e i dati sull’assistenza ai neonati con infezione acquisita entro il primo mese di vita. E per non disperdere tutte le competenze e le conoscenze scientifiche acquisite nel corso dei mesi di crisi”.

Nelle donne affette da Covid la percentuale di nati prematuri è stata pari 19.7%, più o meno 2 su 10, e circa il doppio di quella rilevata nella popolazione generale. Nel 15.8% dei casi si è trattato di neonati con un basso peso alla nascita, inferiore a 2500 grammi. “Il raddoppio del tasso di prematurità nelle madri positive – spiega il presidente SIN - è legata a due eventi: ad alcune delle donne è stato necessario anticipare il parto, per le loro condizioni di salute, e altre hanno partorito spontaneamente in anticipo. Questo perché il sars-cov-2 aumenta il livello infiammatorio, e lo stato infiammatorio può favorire il parto”.
 

I bambini Covid 

Dai dati SIN, relativi al periodo marzo-giugno, è emerso che i neonati che hanno contratto il virus quando erano ormai a casa, probabilmente contagiati da madri che si sono positivizzate dopo le dimissioni o da parenti, sono stati 13, e quelli che hanno contratto il Covid nei primi giorni di vita, quando erano ancora in ospedale, 6 su 215, cioè il 2.8%. “Un numero piccolo, se consideriamo che la maggior parte dei neonati è stata tenuta in rooming-in, cioè in camera con la mamma positiva. Siamo stati la prima società scientifica a dare indicazioni in questo senso, contrariamente alle indicazioni che arrivavano dalla Cina. E il tempo ci ha dato ragione: i nostri dati confermano che l'infezione nei neonati è poco frequente e benigna, quindi, se la donna ha pochi sintomi è preferibile non separarla dal figlio, per la salute fisica e psicologica di entrambi. Abbiamo dimostrato che fornendo alle madri le corrette indicazioni di igiene, distanziamento e uso della mascherina si possono sia proteggere i neonati che favorire l’allattamento al seno e l’attaccamento madre-figlio, anche in questa popolazione a rischio. Tutti i neonati che hanno contratto il virus, nei primi giorni di vita o a distanza di settimane dal parto, hanno avuto una sintomatologia lieve”. 

 
Un caso di trasmissione verticale

Uno dei sei bambini con Covid è risultato positivo al tampone immediatamente dopo la nascita, “se un bambino viene sottoposto a tampone subito dopo la nascita ed è positivo è molto probabile che si sia verificata una trasmissione intrauterina dell’infezione, cioè un passaggio del virus attraverso la placenta – spiega Mosca - Si chiama trasmissione verticale, può capitare: è una situazione descritta in letteratura, ed è anche nella nostra casistica. Mentre negli altri casi non si può escludere una trasmissione da mamma a neonato probabilmente attraverso droplet”. 

 
Parti naturali e cesarei

Dall’analisi delle 215 schede raccolte dal Registro è risultato che solo il 15% dei neonati è venuto alla luce con taglio cesareo d’urgenza per motivi legati alla salute delle madri. La maggior parte (61%) è nato con parto naturale, il 24% con un cesareo già programmato.