Covid, nei giorni del lock down in calo la contraccezione femminile

L'indagine della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica in occasione della Settimana del benessere sessuale

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UN MICROSCOPICO intruso si è insinuato nella nostra vita  e per quasi tre mesi ha modificato radicalmente la quotidianità e anche la vita sessuale, di miliardi di persone nel mondo.  Il coronavirus ha svuotato università, luoghi di lavoro e di incontro, e ha costretto uomini e donne a una distanza fisica mai sperimentata prima, col risultato che per due mesi e mezzo chi era alla ricerca di un partner non ha potuto trovarne uno. Chi lo aveva, ma non era convivente, non ha potuto incontrarlo (se non contravvenendo a decreti legge).  Chi era convivente ha invece dovuto fare i conti con una compresenza in casa h24 non necessariamente da idillio. Insomma, il lock down, che come molti hanno già detto è stato un grande esperimento sociale, è stato anche un’esperienza di sessualità inedita. Su cui indagare e ragionare.  Lo ha fatto la Fiss, la Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica che raccoglie una ventina di associazioni impegnate nella formazione, nella clinica e nella ricerca in ambito sessuale.
 

Lo studio

Per sondare i comportamenti sessuali in relazione alla pandemia nei mesi di aprile e maggio scorsi la Fiss ha infatti condotto un’indagine on line a cui hanno risposto in forma anonima 355 adulti, il 27% di maschi e il 73% femmine. Oltre il 40% degli intervistati aveva un partner (fidanzato o fidanzata), 26% era nubile o celibe, il 22% coniugato e il 7% convivente. Il 50% era in possesso di laurea specialistica. Più dell’80% eterosessuale, il 7% omosessuale. Il 16% svolgeva una professione sanitaria. Parliamo di un campione che, seppure probabilmente non si possa considerare rappresentativo dell’intera popolazione nazionale, è certamente sufficiente a individuare le linee di tendenza lungo le quali si sono mossi gli italiani in relazione al sesso nel periodo tra marzo e maggio. E a ragionarci sopra.
 
Soprattutto alla vigilia della Settimana del benessere sessuale, la cui settima edizione si celebra quest’anno dal 5 al 10 ottobre, e in occasione della quale la Fiss lancia l’invito a richiedere colloqui e visite gratuite on line o in presenza con i suoi specialisti (per fissare un appuntamento basta collegarsi al sito www.fissonline.it e cercare sulla mappa il professionista più vicino).
 

Web cam e chat per i non conviventi

 
"Un dato interessante emerso dallo studio – spiega Salvo Caruso, ginecologo, presidente Fiss  e professore associato dell’Università di Catania - è che oltre l’85% del campione ha dichiarato di aver continuato a fare sesso nel periodo del lock down. Ma in questo contenitore vanno individuati diversi grandi gruppi: i partner conviventi, i partner non conviventi, e i singoli. I conviventi  in molti casi nel periodo più duro della pandemia hanno anche aumentato la loro attività sessuale. In realtà anche le coppie non conviventi, approfittando delle uscite per lavoro o per la spesa, hanno fatto sesso tra marzo e maggio, sebbene con frequenza minore rispetto al solito. Volendo quantificare possiamo parlare di circa un 20% del totale. Chi invece ha rispettato il lock down, ha utilizzato molto la web cam con il partner per gratificarsi dal punto di vista sessuale. All’interno del gruppo dei singoli un 10-15% ha vissuto la sua sessualità utilizzando il web o le chat. Circa un 20-25% ha praticato l’autoerotismo. I singoli senza partner hanno fatto più uso di materiale pornografico”.
 

Pandemia e anticoncezionali

Queste dunque le tendenze generali emerse dall’indagine, tendenze ora quantificate ma per molti versi prevedibili "Il sondaggio ha fatto emergere anche situazioni meno prevedibili - riprende Caruso –. Un dato interessante è stato quello sulle donne in relazione stabile ma non conviventi che usano anticoncezionali, in particolare ormonali (pillola, cerotti…). Una percentuale piuttosto alta di loro, diciamo intorno al 35%, ha smesso di assumerli. Il fatto è che il 60% delle donne con partner non convivente nel periodo di distanziamento fisico ha avuto incontri sessuali, col risultato che il 14% di chi aveva smesso di usare anticoncezionali è incorsa in gravidanze indesiderate: un dato del sondaggio che è in linea con l’aumento delle richieste di interruzione di gravidanza registrate a giugno. Un po’ come succede durante le guerre. E in fondo la pandemia è un po’ come una guerra”.
 

Gli effetti a lungo termine

"Il lock down ha creato situazioni differenti - esordisce Roberta Rossi – in alcune coppie stabili, per esempio in quelle senza figli, la possibilità di avere più tempo a disposizione ha incrementato l’intimità e permesso anche di vivere con maggiore libertà la vita sessuale: c’è chi ha sperimentato una nuova creatività nei mesi di chiusura, condividendo la visione di materiale pornografico, utilizzato giochi sessuali, per esempio. Le coppie stabili non conviventi hanno mantenuto vivo il desiderio utilizzando gli strumenti tecnologici, il sexting, le chat eccetera”. La sensazione però è che parliamo di isole felici, perché la pandemia ha comportato, e continua a comportare, stress, paura e incertezza sul futuro, che non aiutano il desiderio, e in effetti a livello globale si registra una riduzione dell’attività sessuale. “È così – conferma l’esperta – e probabilmente continueremo registrare un calo del desiderio per qualche tempo ancora".
 

I single e corteggiamenti

I single sono stati i più penalizzati in questo frangente. "Sì, servendosi degli strumenti che avevano a disposizione chi non è in coppia si è organizzato rimandato gli incontri, aumentando il tempo di conoscenza e prolungando corteggiamenti. Chi ha continuato a usare app di incontri è stato più accorto nel selezionare il compagno”. E il futuro come sarà per chi non convive e per chi è singolo? “Le coppie stabili non conviventi in molti casi stanno riflettendo su una eventuale convivenza, in altri casi si stanno lasciando. Chi è singolo per scelta non credo che cambierà filosofia dopo la pandemia. La salute sessuale non deve essere intesa come un aspetto di serie B del benessere delle persone. Ma ne è parte integrante e l’esperienza del Covid-19, ci insegna come prendersi cura di sé e degli altri sia necessario per il benessere di tutti”.