Anna Oliverio Ferraris: "Le nostre famiglie a libertà limitata"

Il distanziamento e l'ansia per il virus hanno cambiato la convivenza anche a casa. Ed è stato ancora più difficile per gli adolescenti. I consigli della psicologa

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Chiusi in casa con una libertà limitata. Le famiglie vivono così anche dopo il lock down. Si esce di nuovo, ma nulla è come prima. Anche in casa tutto è diverso. Ci sono nuovi equilibri, fra momenti di leggerezza in cui sembra di vivere su un’isola felice e fasi più critiche in cui ci sentiamo soffocare perché, come scriveva Jean-Paul Sartre in A porte chiuse, spesso "l'inferno sono gli altri". Un problema per madri e padri, ma soprattutto per i ragazzini alle prese con la voglia di fare nuove esperienze in un mondo che oggi presenta molti più limiti di prima.
"E' il dilemma del porcospino di Schopenhauer. Animali che per farsi caldo si avvicinano finendo per pungersi e, a quel punto, si allontanano per trovare di nuovo un benessere. Tutti in famiglia hanno bisogno di godere di una certa autonomia, ma negli adolescenti questa esigenza è ancora più sentita. Sono in una età in cui cercano di svincolarsi dai genitori. Troppe attenzioni, troppo controllo contrastano col loro bisogno di indipendenza. E con Covid la situazione per loro è peggiorata", spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ha insegnato Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, che affronta questo tema nel suo ultimo libro "Famiglia”.

Come sono cambiate con il Coronavirus le relazioni fra genitori e figli?
"Si è tornati a rapporti molto più ravvicinati per quanto riguarda gli spazi. Per alcune famiglie è stata un'occasione per stare finalmente insieme, conoscersi meglio, dialogare, svolgere attività comuni, scoprire che si può collaborare e anche sostenersi a vicenda, per esempio, con i vicini di casa. Per altre invece la convivenza forzata 24 ore su 24 è stata mal tollerata, soprattutto con il passare delle settimane".
 
Anche perché in passato spesso in casa ci si vedeva poco.
"Sono numerose le famiglie in cui la convivenza tra le mura domestiche prima del lockdown era limitata alle ore serali e notturne e ai giorni festivi, il che è plausibile se in casa lo spazio è limitato, se si è insofferenti di certe abitudini o invasioni di campo e anche se non si va molto d'accordo. Diverso è invece essere costretti a un confronto continuo gli uni con gli altri senza mai potersi isolare, magari anche durante lo svolgimento dello smartworking e della didattica on line". 

Il problema della convivenza "forzata" è stato sentito in modo diverso in base all’età dei figli?
"Sì, molto dipende dalle età. E' stato più facile con i bambini, meno con gli adolescenti. I più piccoli hanno sofferto per la mancanza di attività di movimento e giochi all'aperto. Con il passare delle settimane poi molti hanno trascorso sempre più tempo al computer, anche perché era il mezzo per mettersi in contatto con gli amici e i compagni di scuola. Quest’abitudine però ha favorito uno stile di vita troppo statico per la loro età. Sono diventati irritabili, capricciosi, esigenti. A volte i genitori sono riusciti a organizzare le giornate dei figli, altre volte hanno invece avuto grosse difficoltà".
 
Alcuni ragazzi hanno sviluppato un rifiuto verso i genitori.
 "Molti genitori si sono ritrovati a dover svolgere, oltre al loro ruolo abituale, anche quello di sorvegliante e di insegnante. Con il venir meno della scansione quotidiana degli impegni scolastici e delle altre attività: sport, corsi di lingue, incontri con gli amici, attività extrascolastiche ... I genitori hanno dovuto riorganizzare le giornate dei figli facendo loro rispettare gli orari: alzarsi ad un'ora stabilita, lavarsi, vestirsi, seguire le lezioni on line, fare i compiti, andare a dormire. Li hanno seguiti nella didattica on line, cercando di evitare che, di fronte alla monotonia delle giornate, si demotivassero ciondolando per casa senza concludere nulla, comportandosi in modi irritanti con i fratelli o regredendo a modalità di interazioni infantili ormai abbandonate da tempo. Per timore di questa involuzione alcuni genitori sono diventati assillanti o tali sono stati percepiti dai figli i quali sono poi entrati in rotta di collisione con loro".    
 
Perché gli spazi d'intimità personali sono così importanti?
"Nella vita familiare ci sono momenti in cui è bello stare insieme, sentirsi vicini, dialogare, condividere interessi e altri in cui ognuno ha bisogno di ritrovare se stesso, di uscire da casa, incontrarsi con altre persone, decidere autonomamente e non sentirsi costantemente sotto l'occhio vigile di un familiare. Anche la migliore delle famiglie non è una monade autosufficiente".
 
Le regole comunque sono importanti. Come recuperarle ora?
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Si può tornare gradualmente ai ritmi di prima. Poiché la lontananza dalla scuola durerà mesi, è opportuno non abbandonare del tutto lo studio, le letture e altri tipi di apprendimento. Sarebbe utile che le scuole organizzassero dei corsi di recupero nella seconda metà di agosto. Alcuni ragazzi hanno fatto poco o niente o perché non disponevano delle tecnologie, o perché i genitori non potevano seguirli o perché la scuola non è riuscita a mantenere dei contatti continuativi".

Molti ragazzini hanno sviluppato dipendenze o forme di fissazione durante l'isolamento.
 "E' quello che può accadere quando si vive isolati per troppo tempo in un'atmosfera monotona, ripetitiva e in più preda della paura come è successo a molti ragazzini nei quasi tre mesi di confinamento. Stereotipie e fissazioni sono modalità nevrotiche di adattamento alla situazione innaturale in cui ci si trova. Lo si vede spesso negli zoo tra gli animali in gabbia. E' un modo per darsi un ritmo quando i movimenti sono impediti, per autostimolarsi quando c'è una forte carenza di stimoli, per crearsi dei punti di riferimento sia pure improduttivi".

In questa situazione i genitori come dovrebbero aiutare i propri figli a gestire lo stress?
"Anche gli adulti hanno i loro limiti e l'improvvisa chiusura non è stata metabolizzata immediatamente da tutti, né da tutti nello stesso modo. Comunque molti genitori durante i mesi trascorsi tra le mura domestiche sono riusciti a scandire la propria giornata e quella dei loro figli, alternando attività sedentarie ad attività di movimento: come le uscite per la spesa di uno o due familiari a turno, la ginnastica individuale o di gruppo (a volte via schermo), le attività fisiche nella terrazza condominiale o in cortile, ognuno secondo ciò che offriva la propria condizione. Letture condivise, musica, pittura e altre attività piacevoli hanno consentito di gestire lo stress". 

Visto il momento storico difficile, come possiamo aiutare i bambini piccoli ad affrontare le paure?
"Con i piccoli la cosa più importante è l'umore dei grandi, la nostra capacità di mantenere la calma e di gestire la paura. La paura è contagiosa e si trasmette facilmente, per cui una raccomandazione è non mostrarsi agitati e men che meno spaventare i bambini con racconti angoscianti: noi scarichiamo la tensione ma loro l'assorbono".

Nei ragazzi più grandi c'è la paura del futuro, dell'incertezza che il coronavirus ha amplificato. Come motivarli?
 "Puntare sulla resilienza, sull'impegno e sul senso di responsabilità. Spiegare che ogni epoca ha visto drammi e tragedie, si pensi ai giovani morti in guerra nei due conflitti del secolo scorso. Ragionare sul fatto che ciò che hanno imparato durante questa pandemia sarà loro utile per fronteggiare nuove ondate se dovessero verificarsi, ma soprattutto per prevenirle; che nei momenti di emergenza sono le persone preparate e serie quelle che possono affrontare e risolvere i problemi; che invece di temere il futuro bisogna impegnarsi per aiutare coloro che sono in difficoltà, migliorare l'ambiente di vita, ridurre l'inquinamento e la deforestazione, promuovere uno sviluppo sostenibile".
 
 Molti adolescenti che desiderano viaggiare e fare nuove esperienze ora sono bloccati, che fare?
“Hanno tutta una vita davanti e non mancherà loro il tempo per viaggiare. D'altro canto il Covid ad un certo punto sparirà. Oggi, inoltre, siamo più attrezzati, sappiamo molto più che a febbraio come intervenire e quali farmaci usare”.
 
 
 
 
 
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