In tempi di coronavirus anche il neonato è un bel rebus

Il rientro a casa con il nuovo arrivato è un momento di felicità. Ma anche di tante domande Come giostrarsi tra poppate, bagnetti e bilance, soprattutto se è il primo figlio. Risposte utili soprattutto in questi giorni di isolamento
 

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Felicità certo, emozione. Ma anche timore. Sentimenti contrastanti, quelli dei neogenitori al rientro a casa. Perché, specialmente al primo figlio, è rarissimo non avere dubbi sulla propria capacità di comprendere e gestire i bisogni di un neonato. Mangerà a sufficienza? Crescerà quanto dovrebbe? E poi, man mano che i mesi passano: quando e come passare a cibi saporiti e solidi? E come fare, se il bambino non accetterà i nuovi alimenti?
 
«In linea di massima, nei primi mesi un bambino dovrebbe crescere tra 150 e 250 grammi a settimana – dice Antonio Chiaretti, responsabile del Pronto soccorso pediatrico della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma – per sapere se cresce il giusto e quindi se mangia quanto dovrebbe il consiglio è pesarlo una volta a settimana, nelle stesse condizioni (orario, distanza dai pasti...). La doppia pesata, prima e dopo la poppata, ha senso solo se la salute complessiva del neonato non convince, per esempio se il bambino piange continuamente, o in caso di reflusso gastroesofageo. Una condizione che fino a 4-5 mesi è parafisiologica perché il cardias, cioè la valvola tra lo stomaco e l’esofago, non è ancora ben formata».

Una condizione che però è transitoria: «E andrebbe trattata solo se provoca esofagite, l’infiammazione dell’esofago causata dalla risalita degli acidi grassi. Tanto più che i farmaci contro il reflusso, abbattendo l’acidità dello stomaco riducono anche la capacità delle pareti gastriche di resistere all’attacco di microrganismi. Gli inibitori della pompa protonica hanno anche effetti dannosi sul fegato».
 
Quando l’allattamento materno è insufficiente per coprire il fabbisogno calorico del bambino si può integrare con latti artificiali «senza sospendere l’allattamento al seno – avverte l’esperto - e con latti umanizzati, che - a eccezione che per anticorpi e vitamine - hanno caratteristiche molto simili al latte materno», dice Chiaretti. Dai 10-11 mesi si può passare al latte fresco, «ma intero e all’inizio diluito con acqua. Deve essere intero perché contiene acidi grassi insaturi a catena lunga, importanti per le membrane dei neuroni, le cellule del sistema nervoso».
 
Verso i 5 mesi e mezzo, dal latte si passa ai brodini vegetali con zucchina, patata, e poi cereali, legumi: è il momento in cui si passa a sapori diversi, al cucchiaino, al mangiare seduti. «Lo svezzamento è un momento importante al quale i bambini si abituano in 1-2 giorni. In ogni caso li si può preparare al nuovo regime offrendo un frutto grattugiato, mela, pera, banana, a partire da un paio di settimane». È importante introdurre un alimento nuovo per volta facendo passare 4-5 giorni tra una nuova introduzione e l’altra, in modo da individuare eventuali allergie o intolleranze».
 
Ci sono poi le regole di sicurezza. Gli alimenti duri devono sempre essere frullati o grattugiati: le carote, anche se cotte, non vanno offerte a rondelle perché potrebbero ostruire la trachea. «Verso i 7-8 mesi si tende a portare in bocca qualunque cosa, bisogna fare attenzione anche ai pasti che non ci siano oggetti alla portata del bambino, che non va cullato o distratto, ma – conclude il pediatra - abituato a stare seduto». Anche per i piccoli c’è un modo corretto e sicuro di stare a tavola.
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