Disturbi alimentari, a lezione dallo chef per superare la paura del cibo

L'ospedale di Parma, con la collaborazione della scuola internazionale di cucina Alma di Colorno, propone una serie di incontri dedicati alle persone in cura. "Una scelta coraggiosa, così smontiamo l'idea del cibo come nemico"

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Le ragazze si preparano per mettersi ai fornelli. Capelli raccolti, mani lavate, casacca bianca da cuoco. Guardandole mentre ascoltano attente le indicazioni dello chef nessuno penserebbe che stanno affrontando con coraggio la loro più grande paura: il cibo. 

E’ infatti stato avviato con successo il primo corso di cucina dedicato alla cura di pazienti con disturbi alimentari, un progetto promosso dall’Azienda Ospedaliero Universitaria con la collaborazione della scuola internazionale di cucina italiana Alma del rettore Gualtiero Marchesi e il contributo di Fondazione Cariparma.

Un ciclo di otto incontri nelle cucine della splendida Reggia di Colorno per avvicinare le ragazze all’amore per il buon cibo, coinvolgendole in un’attività di alto livello e lontana da contesti ospedalieri.

"Abbiamo pensato che un approccio diverso verso gli alimenti, rispetto alla difficoltà di doverli introdurre, potesse rompere l’incantesimo negativo di cui soffrono queste ragazze - spiega il dottor Giuseppe Finzi, direttore del Day Hospital del Maggiore e principale promotore dell’iniziativa - attraverso la creatività, la fantasia, il tatto e la vista possono arrivare ad apprezzare il mondo del cibo. A giudicare dalle prime reazioni, dall’entusiasmo e dall’attenzione dimostrati dalle allieve, forse abbiamo colto nel segno".

Parma, i disturbi dell'alimentazione si affrontano in cucina

Il dottore non esita a definire i disturbi alimentari una "epidemia" dei tempi moderni. Solo a Parma l’Azienda ospedaliera ha in carico 250 pazienti, gran parte delle quali affette da anoressia nervosa. "E’ una patologia che riguarda soprattutto le ragazze, persone molto diverse tra loro, e ha manifestazioni diverse - spiega lo specialista - c’è chi restringe l’assunzione di alimenti e chi attua un vero e proprio divorzio dal cibo, con effetti anche devastanti".

L’obiettivo non è dimagrire, è dimagrire a oltranza, spingendo il limite sempre più avanti. Le conseguenze possono essere letali, purtroppo nel 2016 due giovani pazienti hanno perso la vita per anoressia.

Le allieve del corso di cucina sono venti ragazze che stanno rispondendo in modo positivo ai percorsi di trattamento. Giovani, anche giovanissime adolescenti: un campione rappresentativo delle persone colpite da disturbi dell’alimentazione. "Penso che l’ossessione della società contemporanea per la linea giochi un ruolo importante in questa epidemia - dichiara Finzi - a volte tutto comincia da un commento dei compagni a scuola: sei grassa, hai il culo grosso".

Nelle cucine di Alma le parole "dieta" e "calorie" sono bandite, si punta a insegnare la grande tradizione dei piatti italiani, perfetti nella loro semplicità. Gli incontri sono condotti dal direttore didattico della scuola internazionale di cucina di Colorno, lo chef Matteo Berti, con la collaborazione degli insegnanti Bruno Ruffini e Laura Torresin.
"Il cibo è salute, convivialità, un momento di espressione - dichiara Berti - per me non c’è differenza tra queste ragazze e i nostri allievi, quando si entra in cucina le problematiche vengono messe da parte. Quello che conta è il risultato finale: conoscere e trattare il cibo. Stiamo costruendo un menù sotto l’aspetto culturale, non delle kilocalorie. La cucina non ha bisogno di togliere, il classico è già pulito di suo".

Mentre ascoltano la lezione della chef Torresin sulla pasta fresca le ragazze appaiono pienamente attente e coinvolte, pronte a scoprire come fare delle ottime trofie al pesto con fagiolini.

Una delle allieve ci ricorda che il percorso di guarigione dai disturbi alimentari è duro e in salita, ma le opportunità di condivisione sono utilissime: "Ho sofferto di bulimia nervosa e per molti anni sono stata in cura presso la struttura di Parma - racconta Elisa Belometti - se ne esce soprattutto grazie alla propria volontà, ma le ragazze hanno bisogno di figure di riferimento che diano loro fiducia e le guidino nelle attività quotidiane. Quest’attività si fa insieme a persone con cui ci si può confrontare sugli stessi problemi, già questo è un grande privilegio"

"E poi - aggiunge - si affronta l’ostacolo più grande, il cibo. Io fortunatamente ho superato i miei problemi, ma mi rendo conto che lavorare come facciamo qui significa aver cura e amore per il cibo. Capisco le paure che possono avere le ragazze, ma questo stimola una riflessione sul proprio percorso e soprattutto permette di affrontare un'ossessione. Si smonta l’idea del cibo come nemico, torna ad essere nutrimento - conclude - Proporre questa attività è stata una scelta davvero coraggiosa per l’ospedale".

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