Aspettativa di vita, i medici al primo posto nella classifica

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PENSIONE, sospirato traguardo o trampolino per una nuova vita? Chi ci arriva, e sono in tanti, ha buone speranze di campare a lungo. E se si tratta di ex camici bianchi, le prospettive sono ancora più rosee. Sono loro, i dottori, a piazzarsi al primo posto della classifica dell’aspettativa di vita. A dispetto di una professione che figura tra le più logoranti, il dato  che emerge dallo studio realizzato dall’Ordine degli Attuari spariglia le carte: i medici pensionati sono più longevi, seguiti a ruota da avvocati e pubblici dipendenti. La ricerca, presentata a dicembre scorso dal presidente  Giampaolo Grenca, rivela che  i cosiddetti percettori di reddito (in questo caso i pensionati)  sopravvivono a lungo dopo avere lasciato il lavoro.

La pensione. D’altro canto a stupire non è il dato (scontato) che quelli che percepiscono un assegno più cospicuo se la passano meglio. Più soldi in banca e meno preoccupazioni, a loro volta si traducono in maggiori possibilità di cure e serenità d’animo. Insomma, si sta meglio. La conseguenza è appunto un’aspettativa di vita più lunga rispetto a quella della media generale della popolazione. Al contrario, sorprende la posizione dei camici bianchi nella hit parade dei pensionati.

Il 12% in più del resto della popolazione. Entrando nel dettaglio delle categorie con prospettiva temporale molto lunga, gli attuari piazzano i medici sullo scalino più alto della classifica. Vuol dire che i discendenti di Ippocrate a partire dai 65 anni possono sperare di viverne altri 20,6, cioè il 12,3 per cento in più della popolazione generale che può contare su un’aspettativa ulteriore di “soli” 18,3 anni. Subito dopo i dottori, ci sono gli avvocati che possono aggiungere in media ai 65 altri 20,1 anni. Tra l’altro, dall’analisi si scopre che la forbice dell’aspettativa di vita tra chi gode di assegno pensionistico e chi non ha tutela previdenziale diventa gradualmente più ampia quando ci si approssima all’età del pensionamento. Ma il futuro non è buio nemmeno per i lavoratori pubblici che hanno (sempre dopo i 65) davanti a loro altri 20,3 anni contro i 18,4 di quelli del settore privato, appena un punto in più della popolazione generale.

Milioni di dati. In totale la ricerca, spulciando nei documenti previdenziali, ha catalogato 15 milioni di dati di pensionati, di cui 10 si riguardano gli assegni di vecchiaia, i rimanenti 5 quelli di invalidità e di reversibilità a coniuge e figli.

Tra 83 e 86. L’elemento (favorevole) è che i titolari di reddito previdenziale in Italia hanno oggi un’aspettativa di vita tra 83 e 86 anni per gli uomini e tra 87 e 90 per le donne. E anche il futuro promette bene, visto che una valutazione prospettica spinta fino al 2045, prevede una media di 88 anni per i maschi e di 92 per le femmine, come sempre ben più longeve del sesso forte. Ma i risultati dello studio degli Attuari che certifica una vita sempre più lunga per i pensionati è anche fonte di perplessità. E  il primo a esprimerla era stato, a dicembre, proprio il presidente dell’Inps Tito Boeri secondo cui “bisognerebbe tener conto  che i percettori di prestazioni previdenziali più generose hanno un tasso di mortalità più basso”. Che vuol dire? Semplicemente che gli assegni elevati potrebbero subire una riduzione. Due piccioni con una fava: meno soldi e per minor tempo. Ma questa è un’altra storia.