"Voce dal buio", ecco perchè condividere fa bene a chi ha il cancro

Parlare del tumore, specie quando riguarda la sfera ginecologica, è di fondamentale importanza per far sì che la donna non si identifichi con la malattia e che trovi le risorse che servono per affrontarla. Un tema che è anche al centro della nuova campagna di comunicazione sociale dell’associazione Iris Roma Onlus

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L'attrice Cristel Caccetta
L'attrice Cristel Caccetta  
DIALOGO con What’s App: “Ciao, cosa ti hanno detto i medici? Dammi notizie”. Risposta: “Tumore borderline ovarico”.  Non sempre i messaggini sono leggeri. A volte ci si scambiano anche brutte notizie come questa. Ma la condivisione è una parte molto importante del processo di diagnosi e cura dei tumori. Come si comprende subito guardando il video “Voce dal Buio”  della nuova campagna di comunicazione sociale di Iris Roma Onlus, Associazione Italiana che lotta contro i Tumori Ginecologici e per la tutela della Salute delle Donne e dei loro Diritti.

Raccontarsi per accendere la speranza. Nessun dubbio: ricevere una diagnosi di cancro è un dramma per chiunque. Ma per mettere la malattia all’angolo e considerarla solo una parte del percorso di vita, è necessario parlarne e condividere tutte le emozioni, a partire dalla paura. “Una volta ricevuta la diagnosi di cancro, specie quelli di natura ginecologica che toccano la sfera della sessualità, la donna e tutta la famiglia sono come paralizzati” spiega Letizia Lafuenti, psico-oncologa presso il Polo Salute della Donna e del Bambino, della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma. “Ecco perché accanto al percorso terapeutico serve un sostegno psicologico che gestisca la componente emotiva e psichica con la quale ogni donna deve fare i conti”.

Hai avuto il cancro, ma lui non ha avuto te. Il sostegno psicologico è fondamentale anche per evitare che la donna si identifichi con la sua malattia: “Dobbiamo far capire alla paziente che il tumore va curato ma che non si porta via con sé tutto quello che ha costruito nel suo percorso”. Come si recita nel video: “L’esperienza del tumore ti sommerge come un’onda. Ti chiama ad essere più forte. Poi la diagnosi precoce, la cura giusta per me, la speranza, la condivisione…. Sì, ne parlo. Ho avuto un tumore, ma non è questo che mi definisce”.

L’invasione del corpo. Ogni anno, nel mondo, il tumore ovarico colpisce circa 250 mila donne, quasi 5 mila solo in Italia. Provoca più di 140 mila morti ogni anno e in Italia rientra tra le prime cinque cause di morte oncologica tra le donne fino ai 70 anni. Ma c’è un aspetto che diversifica questo tipo di tumore rispetto agli altri e che rende ancora più preziosa la condivisione: “Il tumore ginecologico colpisce profondamente la donna nella sua identità femminile perché coinvolge l'apparato genitale, e cioè la sede della funzione riproduttiva. Ecco perché è ancora più importante il sostegno psicologico: spesso vengono fatti degli interventi molto demolitivi e le donne, specie se sono molto giovani, devono rinunciare anche al desiderio di maternità” spiega Lafuenti.
Aperte al dialogo. Non per tutti, però, condividere e aprirsi a qualcun altro è facile. Ci sono alcune donne che, per carattere o per alcune esperienze andate male, non riescono a parlare delle proprie paure e si tengono tutto dentro. “Nell’arco degli ultimi anni ho visto tanti cambiamenti e oggi le donne sono più disposte a parlare del proprio tumore. Hanno compreso che serve ad esorcizzare la paura. E poi ci si vergogna di meno perché tutti hanno capito che lo psicologo non cura i matti ma è uno specialista con cui si può parlare naturalmente nel totale rispetto dei suoi tempi e dei suoi timori”.

Scambio di esperienze. Parlare è importante anche per condividere le esperienze insieme a qualcuno che sta vivendo più o meno la stessa fase. Infatti, l’associazione Iris Roma Onlus che si trova all'interno del reparto di ginecologia oncologica del Polo Donna al Gemelli di Roma, realizza insieme alle psico-oncologhe dei progetti specifici come i laboratori di scrittura terapeutica. Si tratta di gruppi di una decina di donne che si incontrano una volta al mese per 2-3 ore. “Noi psicologhe ci limitiamo a proporre degli argomenti-stimolo chiedendogli ad esempio di raccontare il momento della diagnosi, il rapporto con i figli, la sessualità” spiega la psico-oncologa. “Le donne parlano liberamente raccontando la loro esperienza. Ad ognuna di loro viene consegnato un quaderno su cui possono scrivere qualunque cosa gli venga in mente nell’intervallo di tempo che separa gli incontri l’uno dall’altro quando ognuno di loro può leggere i propri appunti per condividerli e commentarli insieme”.  

Come deve “attrezzarsi” chi ascolta. Ma nella vita quotidiana si sceglie spesso di confidarsi – prima ancora che con lo psicologo - con il proprio partner o la migliore amica. E qual è il modo migliore per aiutare la paziente? “La cosa più importante è esserci e saper contenere il dolore di chi ci parla. Tendiamo tutti a voler fare e a dire sempre qualcosa ma a volte la donna ha solo bisogno di essere ascoltata, di avere qualcuno che raccolga la sua sofferenza e questo già vuol dire molto perché può sfogarsi senza aver paura che arrivi la solita e inutile pacca sulla spalla. Chi ascolta deve semplicemente essere lì, imparare a tollerare la sofferenza, non forzare la donna a parlare o ad avere necessariamente un atteggiamento positivo ma nello stesso tempo saper dare l’input che serve per reagire” suggerisce la psico-oncologa.  

“Voce dal Buio”. La nuova campagna di comunicazione sociale di Iris Roma Onlus è incentrata su un massaggio forte di autoconsapevolezza e va dritta al cuore della questione: una corretta informazione, poter accedere a una diagnosi precoce, a cure personalizzate, sono la chiave di volta per superare l’incontro con il cancro, insieme alla condivisione che rappresenta anche oggi, nell’era della tecnologia, uno strumento indispensabile nel percorso che ha come obiettivo finale la guarigione. Il concept della Campagna “Voce dal Buio” si rivolge alle donne narrando come ci siano incontri nella vita che tutto “sommergono” e sovvertono, a rabbuiare e spegnere per l’appunto ogni progettualità. “Il buio e la luce ancora, il silenzio e la voce, transito dall’evanescenza dell’oblio disperante alla concretezza della possibilità. Dal vuoto di figura ridotta e incentrata al suo contorno disperato e disperante di malata, al pieno di energia di Donna palpitante di consapevolezza e forza, dall’inerzia della paura di ciò che è ineluttabile come la morte, alla fattività dell’esistere” spiega Marina Caleffi, che ha ideato il concept della campagna. Il video ricorda a chi si trova a camminare ancora nel buio del suo giorno più lungo che diagnosi precoce, cura appropriata e sostegno psicologico salvano la vita. “Si può avere un tumore, ma non sarà il tumore a avere noi”.
 
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