Spermatozoi un pillolo li frenerà

1 minuti di lettura
CI STANNO provando da decenni: con gli ormoni, senza gli ormoni, cercando di impedire la produzione di spermatozoi, oppure impedendo direttamente la fuoriuscita dello sperma. Ma del contraccettivo orale per maschi (il cosiddetto pillolo) ancora non vi è traccia. Ora però dal Giappone arriva una notizia che potrebbe cambiare le carte in tavola. Il gruppo di ricerca guidato da Haruhiko Miyata dell'Università di Osaka ha sfruttato le proprietà di due farmaci già noti e usati per evitare il rigetto nei trapianti d'organo, la ciclosporina A e il tacrolimus, che hanno un'azione inibente sulla proteina calcineurina.

Questa  -  o meglio, due varianti molto simili all'originale - è presente anche nello sperma e ha un ruolo nella motilità degli spermatozoi. Somministrando ai topi maschi i farmaci antirigetto per due settimane, i ricercatori sono riusciti a ottenere una sterilità temporanea: gli animali si accoppiavano con femmine fertili, ma senza produrre la fecondazione. Gli spermatozoi dei topi trattati, infatti, mostravano un difetto di motilità: riuscivano a raggiungere l'ovocita, e anche a legarsi alla zona pellucida, cioè alla membrana che circonda la cellula uovo. Ma non riuscivano a oltrepassare questa barriera e a penetrare nell'ovocita, dando il via alla fecondazione.

Probabilmente, ipotizzano i ricercatori giapponesi, perché la soppressione delle due proteine provocava una sorta di rigidità nella parte centrale della coda degli spermatozoi, togliendo loro la forza necessaria a penetrare nell'ovocita. Questo difetto, spiegano i ricercatori su Science, appariva circa 4/5 giorni dopo la somministrazione dei farmaci. Sospendendo ciclosporina A e tacrolimus, i ratti tornavano fertili nell'arco di una settimana. "A partire da questi risultati  -  concludono i ricercatori  -  sarebbe ragionevole considerare la calcineurina presente nello sperma come un valido target per un contraccettivo orale maschile". E magari sarà la volta buona. (e. m.)