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“Fameje de ‘na volta”: il libro di Mariano Berti in edicola con i nostri giornali

Il lungo viaggio dell’autore alla ricerca di voci, documenti, immagini di un Veneto che oggi non c’è più

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La foto di copertina di "Fameje de 'na volta" di Mariano Berti

 

Non c’è fonte migliore e più diretta delle testimonianze degli anziani per comprendere le radici della società in cui viviamo e ci realizziamo: questa è la convinzione che da anni motiva l’autore Mariano Berti, il quale ha intrapreso un lungo viaggio alla ricerca di voci, documenti, immagini riguardanti un tempo che non esiste più, in una regione, il Veneto, che oggi appare drasticamente diversa, ma conserva e cela uno spirito più antico e virtuoso, tuttora presente nel legame a doppio filo che questo territorio ha con la vita rurale e agricola.

L’ultima pubblicazione di Berti, “Fameje de ‘na volta – Storie di vita del tempo passato”, la terza con la casa editrice trevigiana Editoriale Programma, – in edicola con i quotidiani veneti del Gruppo Gedi al prezzo di 8,90 euro più il quotidiano – raduna i racconti più emblematici dai quattro macro volumi “Famiglie d’altri tempi”, frammenti che costellano e sorreggono la Storia grande affiancandole però quella piccola, personale, vissuta tra le mura domestiche nei casoni o nei campi, nelle città e nelle parrocchie, a volte su grandi navi dirette oltreoceano verso una speranza migliore.

La copertina del libro in vendita con i quotidiani veneti del Gruppo Gedi

 

C’è chi ha combattuto ed è stato imprigionato e chi ha suonato le campane per tutto il comune, chi è sopravvissuto a un naufragio e chi al bancone di una frequentata osteria, chi ha creato imperi economici nelle Americhe e chi si è dedicato anima e corpo alle sagre paesane. Le voci giungono dai secoli di dominazione francese e austriaca, attraversano tutto il Novecento e approdano al nuovo millennio; i protagonisti hanno cognomi dal suono più che familiare, rivediamo le loro facce in affollatissime fotografie in bianco e nero forse identiche a quelle che riempiono i bauli delle nostre soffitte, leggiamo le loro voci che oggi, purtroppo, in molti casi non potremmo più ascoltare.

Ci parlano di guerre e fame, di soldati e contadini, di sussistenza stretta e spesso difficoltosa, di emigrazione, ma soprattutto di altruismo, di mutuo aiuto, di accoglienza e di vita comune, di riscatto e intraprendenza: sono queste peculiarità, secondo l’autore, a rappresentare il vero blasone identitario del territorio veneto, lo spirito regionale che egli cerca costantemente di riportare alla luce perché non vada perso o dimenticato, o peggio finisca per soccombere ai numerosi stereotipi negativi di cui, nostro malgrado, rischiamo di vestirci oggigiorno.

In questi secoli vissuti alla velocità della luce, le vecchie memorie ci ricordano chi siamo: una somma di ciò che sono stati tutti i nostri predecessori, della loro perizia, delle loro emozioni, dell’intreccio con altre famiglie, delle gioie e sofferenze impresse sulla carne e trasferite al nostro dna, della società in cui sono vissuti. Chi è nel presente ha l’obbligo di fare i conti con il passato, per poterlo tramandare correttamente ai propri discendenti e alle nuove generazioni.

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