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Ecco chi erano gli zattieri del Piave, oggi diventati Patrimonio Unesco

Un’epopea e un’antica civiltà fluviale sulla quale poggiano i palazzi del Canal Grande. Vigorosi boscaioli che portavano a valle il legname, scendendo dal Cadore, Comelico, Agordino, Cansiglio lungo i corsi d’acqua

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Il duro lavoro degli zattieri nel fermo immagine di un raro filmato d’epoca

 

Zattieri, da zattere: coloro che trasportavano merci, persone, animali sulle zattere lungo il fiume. Un’antichissima civiltà fluviale che affonda le sue radici addirittura in paleocristiana, ma che per quanto riguarda il nostro territorio ha conosciuto il suo “periodo aureo” ai tempi della Serenissima. “Venezia poggia su un Cadore rovesciato”, recita un detto. Significa che le fondamenta dei palazzi veneziani poggiano sui pali trasportati giù in laguna dai boschi bellunesi, sulle zattere, appunto.

L’epopea degli zattieri era cominciata secoli prima, quando dalle montagne del Bellunese (Cadore, Comelico, Agordino ma anche Cansiglio), vigorosi boscaioli si guadagnavano da vivere nel tagliare gli alberi (iniziavano con la luna di agosto), per portarli a valle lungo gli affluenti del Cordevole o del Boite, dove gli zattieri li trasportavano via fiume Piave a Venezia. Nella città lagunare il legname già tagliato veniva non solo impiegato per l’edilizia (come la costruzione delle fondamenta della città), ma anche per la realizzazione dei galeoni nell’Arsenale. Con il legname scendevano il fiume anche altre mercanzie.

A Codissago di Castellavazzo, in provincia di Belluno, c’è un museo dedicato all’epopea degli zattieri del Piave. Lì si possono rivivere, con una biblioteca, una fototeca, una videoteca, una sala per proiezioni, strutture informatiche, gigantografie ed audiovisivi, i vari aspetti del taglio, trasporto e trasferimento di enormi quantitativi di legname - si parla di non meno di 350 mila tronchi l'anno - che veniva fatto fluitare, dapprima liberamente poi legato in zattere, dalle valli della provincia di Belluno lungo la pianura veneta e soprattutto verso Venezia, percorrendo quella che era la via maestra per i trasporti: il fiume Piave.

Il Museo degli zattieri del Piave a Codissago

 

Il museo documenta pure l'uso della zattera per il trasporto di altri materiali come la pietra lavorata, le mole per affilare le spade, la carbonella, i minerali lavorati, l'acido solforico e ogni prodotto della montagna che servisse a Venezia e alle altre città della pianura veneta». Accanto agli attrezzi usati da boscaioli, carradori, menadàs, segantini e zattieri, sono esposti una slitta per il trasporto dei tronchi, modelli delle risine, delle stue e del battipalo, dei cidoli, delle segherie, e poi, ancora, diversi modelli di zattere.

Sempre a Codissago, al museo, ha sede anche la "Fameja dei Zatér e Menadàs del Piave", l'associazione storico-culturale dei dendrofori e zattieri del Piave. 

Un'intera generazione a Codissago, fino all'avvento del primo conflitto mondiale, ha vissuto navigando il

Piave giorno e notte, lasciando un segno indelebile nella cultura paesana.

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