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«Io, rifiutato da un taxi perché sono sulla sedia a rotelle». L’episodio a Verona

Protagonista della vicenda è Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. L’uomo ha presentato un esposto alla Polizia

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(ansa)

Fatto scendere dal taxi perché sulla sedia a rotelle. E, di conseguenza, costretto a prendere un altro mezzo. L’episodio ha per protagonista Vincenzo Falabella, presidente della Fish - onlus, Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap.

Questa mattina, 2 ottobre, l’uomo ha presentato al comandante della Polizia Locale di Verona Luigi Altamura un dettagliato esposto sull’episodio accaduto nella serata di venerdì scorso presso il posteggio taxi della stazione di Verona Porta Nuova.

L’uomo è stato fatto scendere da un taxi, perché in sedia a rotelle, e, per proseguire il suo viaggio, si è quindi visto costretto a prendere un altro mezzo, davanti a decine di persone e sotto la pioggia.

Altro aspetto che la Polizia locale dovrà accertare è il motivo per cui il tassista ha fornito un diverso numero di licenza a Falabella, che ha però provveduto a scattare una foto del taxi.

Oltre agli aspetti penali per il reato di interruzione di pubblico servizio, va ricordato come il Regolamento per il Servizio Pubblico di trasporto di persone e bagagli con autovetture in servizio da piazza servizio taxi del comune di Verona prevede anche la sospensione o la revoca della licenza per i casi più gravi.

Sull’episodio è intervenuta anche Erika Stefani, ministra per la Disabilità. «Accade che, quando la disabilità diventa visibile, una parte della nostra società la percepisce ancora come un problema. Questa mentalità ha portato un tassista di Verona a negare il servizio a Vicenzo Falabella, il presidente della Fish, quando si è accorto che per muoversi utilizza una carrozzina. Un mezzo come un altro, che ha provocato un pregiudizio per cui le persone con disabilità dovrebbero salire su vetture “a loro riservate”. È assurdo pensare che per alcune persone esista ancora un “loro”. Non vi sono ragioni per rifiutare un servizio ad una persona con disabilità: basta buona creanza e rispetto» ha detto Stefani. «Quel taxi che non è partito dimostra che purtroppo c'è ancora tanto lavoro da fare per vivere in un Paese che rispetti il diritto di una persona a muoversi in quanto tale»

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