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L’editoriale del direttore / Casseforti della Mala, per esempio una speranza

L’idea di due sindaci: riempirle di libri, documenti e materiale informativo contro le mafie e poi metterle a disposizione in spazi pubblici e parchi. Come simbolo di legalità

Fabrizio Brancoli
Aggiornato alle 1 minuto di lettura
Le casseforti ritrovate nell'Idrovia del Brenta 

Lungo la via Sarmazza sinistra a Galta di Vigonovo, in una zona poco battuta dell’idrovia Padova-Venezia, c’era qualcosa di strano: degli oggetti di metallo, tra la riva e i cespugli. Un pescatore ha notato quattro parallelepipedi e ha avvertito le autorità. Coperte dalla ruggine, divelte, semiemerse per via della siccità, spuntavano quattro casseforti (e qualcuno giura che nei giorni precedenti fossero una decina: alcune erano state già portate via con una piccola gru). Vecchie quanto il male.

Non c’è da emozionarsi e scomodare suggestioni letterarie, perché non sono i forzieri di un tesoro dei pirati: semmai il tesoro lo contenevano, tra gli anni ottanta e novanta, quando la mafia del Brenta attaccava hotel e casinò, banche e persino treni, sparando, rubando, uccidendo.

Una volta svuotate, si erano liberati di loro gettandole in acqua; si erano depositate sul fondo ma oggi sono tornate visibili. Sopra una di loro c’è incisa una scritta, “Banco Ambrosiano Veneto”: la banda rapinò per esempio la filiale di Costabissara (Vicenza), il 6 febbraio del 1990, quando la nazionale italiana si preparava a giocare i Mondiali in casa e Cossiga era al Quirinale.

Scassate e guaste, queste quattro scatole vuote sono delle macchine del tempo, di un tempo criminale e tossico. Cosa fare di loro? Marco e Luca, due sindaci con il nome da evangelisti, si sono parlati. E un’idea è emersa: non emergono mica solo le casseforti. Le hanno recuperate, le sistemeranno e poi le piazzeranno in spazi del territorio; Marco Dori, sindaco di Mira, e Luca Martello, sindaco di Vigonovo, pensano a quattro punti, in diversi comuni, in giardini o edifici pubblici.

Le casseforti potrebbero essere affidate alle cure di un artista, che le colori e faccia di loro qualcosa di diverso. Una nuova vita, come le case confiscate ai mafiosi. Diventeranno un simbolo di legalità, coinvolgendo associazioni locali e nazionali. Dentro le casseforti ci metteranno libri, documenti e materiale informativo contro le mafie.

Casseforti alla rovescia, che invece di restare chiuse sperano di essere aperte, da più persone possibili. Perché ogni storia, anche la più brutta, è una lezione; e da lì può nascere qualcosa di buono. Per esempio una speranza.

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