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Cuamm, torna il Treno della salute: «Un diritto che non tutti hanno»

Fino al 22 ottobre girerà il Veneto facendo tappa nelle principali stazioni per alcuni giorni, occupandosi di prevenzione. «Necessario fare prevenzione»

Maria Ducoli
Aggiornato alle 1 minuto di lettura
Don Dante Carraro e l’assessora Manuela Lanzarin (foto interpress) 

Erano le 11 quando il Treno della salute ha fatto il suo ingresso nella stazione di Venezia Santa Lucia dove resterà fino al 30 settembre. Dal 29 settembre al 22 ottobre, il treno delle buone pratiche in fatto di salute attraverserà il Veneto facendo tappa nelle principali stazioni per alcuni giorni, in modo da offrire controlli medici e consigli per uno stile di vita più sano.

Il treno della salute si occuperà di prevenzione, «aspetto che il Covid ci ha fatto mettere da parte ma sui cui è urgente tornare a battere. La prevenzione è vita» è stato sottolineato.

Il convoglio è composto da 5 carrozze trasformate in ambulatori e laboratori nei quali le persone possono effettuare screening sul peso corporeo, il controllo della pressione, del colesterolo e della glicemia, ma anche effettuare un elettrocardiogramma di approfondimento.

Il treno della Salute arriva in stazione a Venezia

 

L’iniziativa compie quattro anni ed è realizzata da Medici con l’Africa Cuamm, con il sostegno della Regione Veneto e in collaborazione con Trenitalia e Ferrovieri con l’Africa. Un lavoro di squadra, perché come ha sottolineato Nicola Samà - presidente di Ferrovieri con l’Africa - per portare avanti iniziative del genere non basta partorire l’idea, serve anche trovare un terreno fertile pronto a spendersi per realizzarla. «Il nostro sogno è quello di esportare il diritto alla salute anche nei paesi dove non è ancora garantito, al di là del Mediterraneo» ribadisce don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm.

Uno dei prossimi obiettivi è quello di far uscire il Treno della salute dalla Regione, per arrivare anche in Friuli e in Trentino. L’assessora regionale alla Sanità Manuela Lazzarin ha ribadito come il convoglio sia un mezzo per avvicinare agli operatori anche chi non si rivolge ai presidi medici e ospedalieri tradizionali. «Quest’edizione mostra come nei due anni di pandemia abbiamo capito su cosa è importante investire e concentrarsi. Fare prevenzione è necessario, così come rendere le cure accessibili».

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