Al Fai il Memoriale Brion di San Vito di Altivole: «La macchina poetica che unisce due mondi»

Dal 30 giugno è ufficialmente il settantesimo Bene, dalla famiglia anche un fondo la cui rendita servirà per la manutenzione

ALTIVOLE. Il Memoriale Brion di San Vito di Altivole è ufficialmente il settantesimo Bene del Fai.

La cessione, da parte di Ennio e Donatella Brion, si è perfezionata il 21 giugno ed è stata presentata al pubblico il 30 giugno al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, da anni impegnato a valorizzare l’opera di Carlo Scarpa, di cui conserva l’intero archivio professionale.

SAN VITO La Tomba Brion di Carlo Scarpa meta di turisti da tutto il mondo

Alla presentazione hanno partecipato il presidente del Fai Marco Magnifico, la presidente del MAXXI Giovanna Melandri, la sua direttrice scientifica Margherita Guccione e l’architetto Guido Pietropoli che ha affiancato Scarpa durante la realizzazione di questa «macchina poetica per l’elaborazione del lutto che è più opportuno chiamare Memoriale invece di tomba» (suggerimento dello stesso Pietropoli pienamente accolto dal Fai), e che ne ha curato il recente restauro. Collegati in remoto anche la sindaca di Altivole, Chiara Busnardo, e i due testimoni più diretti, e anche più commossi, della giornata: Ennio Brion e Tobia Scarpa.

UN COLPO AL CUORE

Se la storia dell’architettura passa attraverso i committenti importanti e illuminati, che hanno saputo oculatamente scegliere un architetto, offrendogli fiducia e le migliori condizioni per dare forma alle sue visioni, allora la famiglia Brion è parte della storia dell’architettura del Novecento, come ha dimostrato anche con questa donazione a un anno dalla conclusione di un lungo e oneroso restauro (7 anni e un milione di euro), corredandola di un dotazione la cui rendita ne assicurerà la manutenzione.

«Quando seppi che la famiglia Brion intendeva donare al Fai il Memoriale ebbi un colpo al cuore» ha ricordato Marco Magnifico, presidente Fai. «Oltre alla gratitudine proviamo l’onore di aver ricevuto un capolavoro che dovremo mantenere al meglio, per sempre e per tutti, così come loro hanno fatto fino a oggi».

Oltre alla sua travolgente singolarità, al susseguirsi di tensioni e armonie che sembrano una continua ricerca di bellezza, il capolavoro di Scarpa, per volontà della famiglia Brion, è anche sempre stato infatti un luogo liberamente fruibile.

«Quello che riceviamo in dono è un monumento dello spirito: le persone lo percorrono in silenzio e quel silenzio cercheremo di mantenerlo chiedendo di spegnere i telefonini e consigliando di non ascoltare musica con le cuffie durante la visita» ha proseguito Magnifico «poiché è un luogo dove c’è una vita sospesa che va goduta, compresa. In cui sembra di entrare in un aldilà che è continuità con la vita reale, come dimostra anche il muro di cinta che separa dalla campagna tutt’intorno ma senza creare una vera divisione tra il dentro e il fuori, tra le architetture, il mais, i colli, le montagne».

IL PERCORSO VIRTUOSO

E sono confortanti anche le intenzioni del Fai per il territorio circostante: «A nove chilometri sorge Villa Barbaro e a 16 c’è la Possagno di Canova, che significa anche e nuovamente Carlo Scarpa: è un percorso virtuoso della conoscenza tra Palladio, Canova e Scarpa.

È un circuito che il Fai vuole sottolineare anche incrementando i servizi di valorizzazione culturale per il pubblico del Memoriale».

Con trasparente schiettezza Chiara Busnardo, sindaca di Altivole, ha ammesso: «Quando, l’estate scorsa, Ennio Brion mi confidò la sua intenzione di donare al Fai il Memoriale provai un certo timore, poiché è un luogo che la comunità di Altivole sente particolarmente proprio».

Perplessità lecite, stante la lunga collaborazione tra le istituzioni locali e la famiglia Brion, testimoniata anche dal racconto audio del Memoriale realizzato dal Comune di Altivole, già disponibile in loco tramite QR code.

Timori, però, in seguito completamente fugati dalle relazioni con il Fai, tanto che ha concluso dicendosi sicura che la nuova proprietà «potrà essere di ispirazione e di stimolo per tutto il territorio».

RISPETTO PER I SEGNI DEL TEMPO

Particolarmente significativo l’intervento di Pietropoli, che ha voluto ricordare anche le vessazioni di cui Scarpa fu vittima per aver accettato, nel 1969, di realizzare la tomba di un facoltoso industriale e come abbia impresso al complesso «quella serenità che molta architettura moderna non è riuscita a creare a causa dell’ideologia».

E che ha anche ricordato il lungo e delicato restauro di cui è stato responsabile, durante il quale ha anche affrontando nuove sfide nella conservazione del moderno: «Sono stato guidato da una celebra frase di Anna Magnani» ha ammesso «che sosteneva di aver impiegato una vita a far crescere le sue rughe alle quali non voleva rinunciare. Anche perché dai disegni di Scarpa, e ne ha lasciati oltre 2200 che il MAXXI ha messo generosamente a disposizione, sembra quasi che lui abbia immaginato i segni del tempo sui materiali del complesso».

Ora toccherà al Fai immaginare il suo futuro.

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