Morti da amianto sulle navi della Marina militare, la Corte d’appello di Venezia condanna gli ex ammiragli

Ribaltata in secondo grado la sentenza di assoluzione che era stata pronunciata dal tribunale di Padova nel cosiddetto processo Mariba bis

VENEZIA. È stata ribaltata in secondo grado, dalla terza Sezione della Corte di Appello di Venezia, la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Padova del cosiddetto processo «Marina bis» per le morti da amianto sulle navi della Marina Militare. Lo rende noto l'Osservatorio nazionale amianto (Ona).

Gli imputati, ex ammiragli di Marina, erano accusati di omicidio colposo per la morte di Tommaso Caserta e Francesco Paolo Sorgente, i cui eredi erano rappresentati e difesi dall'avvocato Ezio Bonanni Agostino Di Donna è stato condannato a 2 anni di reclusione, Angelo Mariani e Guido Venturoni a un anno e 6 mesi, Sergio Natalicchio a un anno.

Tutti, in solido al responsabile civile Ministero della Difesa, sono stati condannati al risarcimento dei danni a favore delle parti civili costituite, con una provvisionale di 50.000 euro a erede.

Decisiva la perizia disposta dalla Corte, su richiesta delle parti civili, che, sottolinea l'Ona, «ha confermato e ribadito la sussistenza di un rapporto causale tra l'esposizione patita da ogni singolo lavoratore e l'insorgenza della relativa malattia, nonché l'altissima concentrazione di polveri e fibre di amianto inalate dai marinai».

La condanna in appello pronunciata martedì a Venezia dei quattro ammiragli, ritenuti responsabili della morte per mesotelioma e patologie asbesto correlate di sei militari in servizio sulle navi della Marina Militare «è una sentenza storica». Lo afferma in una nota Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica e dell'Associazione Italiana Esposti Amianto (Aiea), parti civili nel procedimento.

«Una doppia vittoria per le parti civili - prosegue Aurora - perché è stata proprio l'avvocata di parte civile di Md e Aiea a presentare ricorso, in quanto in primo grado il pm aveva chiesto l'assoluzione. Si andrà facilmente in Cassazione, e di fatto i tempi ancora si allungheranno, ma non possiamo fare altro che ritenere e sperare che la sentenza d'Appello di Venezia venga confermata È assurdo che i processi per amianto, a ogni latitudine in Italia, debbano durare un tempo infinito, che comporta troppo spesso il decadimento dei procedimenti per morte degli inquisiti e per prescrizione». Aurora chiede infine al Governo di «attuare un grande piano di bonifiche per eliminare l'amianto definitivamente dal territorio e dai manufatti dove è presente, e dove continua a rappresentare un grave pericolo per la salute di tutti».

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