Ervas, l’ispettore Stucky e i mali del Veneto dove “La giustizia non è una pallottola”

Lo scrittore trevigiano Fulvio Elvas

Lo scrittore trevigiano esce con una nuova avventura del suo personaggio corteggiato dalla Rai per una serie tivù

TREVISO. Oggi cominciano i suoi esami di maturità: i suoi ultimi. Perché lo scrittore Fulvio Ervas è anche un professore di Scienze che sta per andare in pensione. E quasi contemporaneamente, il 29 giugno, uscirà l’ultima avventura letteraria dell’ispettore Stucky, il personaggio che lo accompagna da più di quindici anni.

LA BELLEZZA DI UNA TERRA

I gialli di Ervas sono sempre molto particolari e “La giustizia non è una pallottola” (Marcos y Marcos, p. 256, 18 euro) non fa eccezione, perché ancora una volta gli omicidi e le indagini sono funzionali a raccontare un pezzo di Veneto e ad accendere i riflettori sui problemi ambientali che minacciano la bellezza di una terra, che dal mare alla montagna, Ervas e Stucky hanno in gran parte raccontato. Il nuovo libro come ambientazione ricorda “Finché c’è Prosecco c’è speranza”, un successo in libreria e al cinema.

La copertina del libro

«L’ambientazione», racconta Ervas, «è in parte quella, con le colline dove avviene il primo omicidio, ma c’è una seconda storia che si intreccia con la prima ambientata più in basso nella zona delle risorgive e a Treviso». Perché le cose non sono mai semplici per un ispettore come Stucky, bizzarro e irregolare, ma capace sempre di portare a casa il risultato.

LA VILLA E LA CHIESA

«La prima storia», continua Ervas, «parte con un delitto in una villa forse per una rapina: un tema ricorrente nella cronaca nera su cui mi piaceva intervenire. Parallelamente c’è un’altra vicenda che parte dalla chiesa di San Francesco, la chiesa di Treviso che amo di più».

La chiesa di San Francesco a Treviso

E in questa seconda storia, apparentemente estranea alla prima, c’è un ricatto. «In quella chiesa», racconta Ervas, «ci sono le statue dei figli di Dante e di Petrarca e nel romanzo si minaccia di distruggerle se non vengono riaperte le indagini sulla morte di un ragazzo». Spaventapasseri insanguinati che appaiono nei campi di grano sono un altro ingrediente del puzzle che alla fine Stucky ricompone.

FAME D’AFFARI

«L’idea», dice Ervas, «era mostrare due modi della imprenditorialità veneta. Da una parte c’è una imprenditoria che ama la bellezza, che si circonda di libri, che valorizza il territorio che gli sta intorno; dall’altra una imprenditoria di rapina, che nel tempo ha distrutto il territorio, ha riempito i campi di schifezze, ha sepolto rifiuti velenosi e così via».

IL SIMIL ZAIA

E anche per questo Stucky in questo libro incontra anche un simil Zaia, ovvero un presidente della Regione che in qualche modo può ricordare quello attuale. «Penso», dice Ervas, «che se avessimo avuto più imprenditori del primo tipo e meno del secondo la storia di questa terra sarebbe stata completamente diversa». E Stucky che è ironico, qualche volta volutamente maldestro, un pizzico stravagante, ma eticamente saldo avrebbe voluto effettivamente un Veneto diverso.

«Il libro», dice lo scrittore trevigiano, «finisce in un campo di grano, un paesaggio straordinario per Stucky. Anzi avevo anche pensato per il titolo al campo di grano, ma poi con la guerra in Ucraina e la centralità che ha acquisito il grano mi è sembrato inopportuno».

IL TITOLO

E allora “La giustizia non è una pallottola”, a dire che qualche volta la giustizia ha bisogno anche di qualche via traversa, ma non è mai violenza, come Stucky sin dal primo libro della serie dimostra. Uno Stucky che invecchia più lentamente del suo autore, ma comunque cambia.

«È inevitabile», dice Ervas, «che il personaggio cambi. In questa nuova avventura è affiancato da due giovani poliziotte arrivate a Treviso e che credo lo accompagneranno anche nei prossimi libri. Perché è vero che avevo deciso di mettere un po’ da parte il personaggio, ma dopo la pandemia ho sentito il bisogno di Stucky, della sua ironia, del suo modo di affrontare la vita».

L'attore Giuseppe Battiston in "Finché c'è Prosecco c'è speranza!"

E poi c’è stato il film che ha sparigliato le carte. «Sì, ora se scrivo di Stucky, non riesco a non sentire il peso di Battiston (l’attore che lo interpreta, ndr). Nei primi libri lo avevo pensato molto diverso da Battiston, ma da quando lo ha interpretato non riesco a liberarmi della sua fisicità».

E chissà che l’accoppiata Stucky-Battiston non torni in pista. «È possibile», conferma Ervas, «che si sia una serie televisiva sul personaggio. C’è stato grande interesse da parte della Rai per una serie ambientata in Veneto, con un ispettore che non usa mai la violenza ma solo il cervello. I particolari sono da definire e io non sto lavorando sulla sceneggiatura. Certo a me piacerebbe che ci lavorasse uno come Antonio Padovan, che col suo film ha dato molto al personaggio».

L’AUTORE

Scrittore, Fulvio Ervas lo è diventato relativamente tardi, quasi a cinquant’anni, quando con lo stravagante “La lotteria”, scritto con la sorella che poi firmò il libro vinse il Premio Calvino ex aequo con “La gallina volante” che rivelò Paola Mastrocola. Ma se “La galina volante” divenne subito un best seller, per lui le cose andarono più lentamente. Il libro venne pubblicato da Marcos y Marcos solo 5 anni dopo, seguito però quasi subito, nel 2006, dal primo libro della serie di Stucky intitolato “Commesse di Treviso” .

Franco e Andrea Antonello

Il successo di più ampia portata è arrivato nel 2012 con “Se ti abbraccio non avere paura”, il libro (e poi film di Salvatores) che raccontava la storia di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio autistico, e del loro viaggio americano. Sono arrivati poi libri sulla scuola come “Follia docente”, romanzi di altro genere come “Il convegno dei ragazzi che salvano il mondo”, ma le avventure di Stucky sono stati il basso continuo di uno scrittore attento alla autenticità dei rapporti umani.

Con “La giustizia non è una pallottola” la serie di Stucky arriva al nono libro, quattro anni dopo “C’era il mare” ambientato a Marghera. I libri sono un viaggio che da Treviso, dove è di stanza l’ispettore di origine persiana, si irradia in tutta la regione (e fino alla Croazia in “si fa presto a dire Adriatico” ) a denunciare misfatti soprattutto ambientale, ma non solo.

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