Mogliano, il petroliere Miotto denunciato per violenza sessuale dalle colf. Lui: «Erano consenzienti»

Il petroliere Giancarlo Miotto

Violenza sessuale aggravata: è la pesantissima accusa che pende su Giancarlo Miotto, 80 anni, imprenditore moglianese a capo dalla Miotto Generale Petroli. L'uomo è stato accusato dalle due collaboratrici domestiche che si occupavano della sua villa di Mogliano

MOGLIANO. Violenza sessuale aggravata: è la pesantissima accusa che pende su Giancarlo Miotto, 80 anni, imprenditore moglianese a capo dalla Miotto Generale Petroli.

L'uomo è stato accusato dalle due collaboratrici domestiche che si occupavano della sua villa di Mogliano, una donna delle Filippine e una collega dello Sri Lanka.

Per Miotto la pm Barbara Sabattini ha chiesto il rinvio a giudizio, un anno fa Miotto era anche stato portato in carcere per circa una settimana e poi era finito ai domiciliari, oggi è libero.

Secondo l'accusa delle due collaboratrici domestiche, il petroliere trevigiano le avrebbe sottoposte ad abusi - palpeggiamenti ma anche rapporti sessuali - nel periodo tra il 2020 e il 2021.

In particolare, le violenze sarebbero avvenute la mattina, quando il petroliere e le due colf erano le uniche tre persone presenti all'interno dell'abitazione.

Entrambe le lavoratrici si sono rivolte all'ufficio vertenze della Cgil di Mestre. Il nome di Giancarlo Miotto era finito agli onori delle cronache, suo malgrado, anche a causa di una rapina in villa subita lo scorso autunno.

La recplica del petroliere

«Le cose stanno diversamente, da come vengono ricostruite in questo caso mediatico inspiegabile: le due ragazze erano consenzienti e volevano anche essere pagate».

Giancarlo Miotto si concede in maniera fugace ai microfoni, ma non manca di contestare le accuse di violenza che gli vengono mosse dalle due ex dipendenti e dalla procura di Treviso. «Chiarirò nelle sedi opportune, ma certamente l’idea che ci sia stata violenza non corrisponde alla verità dei fatti. Il rapporto di lavoro si è chiuso per altri motivi, spesso saltavano gli orari ed erano poco affidabili».
Anche l’avvocato di Miotto sosterrà, dopo averlo fatto nelle indagini preliminari, anche nell’eventuale dibattimento, la tesi del rapporto consensuale: «Fin dal primo interrogatorio il ragionier Miotto ha ammesso che vi erano frequenti rapporti sessuali con le due dipendenti e che però erano rapporti consenzienti» dichiara Enrico Mario Ambrosetti

. «Anche i video prodotti in giudizio dimostrano inequivocabilmente che non c’è mai stata alcuna violenza o coercizione, né fisica né tanto meno morale. A riprova di questo rilevo il fatto che anche dopo aver lasciato il posto di lavoro una delle due signore lo ha contattato per incontrarlo, all’Hotel Bologna di Mestre. Questi rapporti» spiega il legale «avvenivano di giorno, in casa, quando c’erano anche altri dipendenti nelle vicinanze e nella stessa abitazione. Il mio cliente è tranquillo per il processo penale, ma è anche dispiaciuto per sé e la sua famiglia per la diffusione di queste accuse».
Un altro retroscena riguarda la fase di custodia cautelare ai domiciliari: Miotto avrebbe violato le restrizioni per andare a recuperare in macchina la figlia a scuola, a causa di un contrattempo della moglie e dei suoi inservienti. «Avevo provato ad avvisare i carabinieri, non ci sono riuscito» si è giustificato, ma l’episodio ha comportato il prolungarsi delle misure restrittive.

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