Cinema al 100 per cento, le recensioni dei film usciti giovedì 12 maggio

"Generazione low cost" di Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre

Il trauma di Adèle Exarchopoulos dietro ai tormenti della “Generazione low cost”. “Only the animals”: storia di amori e solitudini tra la Francia e la Costa d’Avorio. Lo sconvolgente documentario sull’avvelenamento di Navalny, il nemico n. 1 di Putin. “L’arma dell’inganno” con Colin Firth racconta una incredibile storia di controspionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale

GENERAZIONE LOW COST

Regia: Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre

Cast: Adèle Exarchopoulos; Alexandre Perrier (II), Mara Taquin

Durata: 110’

Cassandre fa la hostess per una compagnia low cost. La sua vita è un “non luogo” in un “non tempo”. Aerei, aeroporti, una base a Lanzarote, capitale del divertimento senza storia popolata per lo più da gente di passaggio. Mattina presto o notte, per Cassandre sembrano la stessa cosa, lei che vive tutto come fosse uno shot, in porzione singola, trangugiabile in un sorso.

Come le sue relazioni occasionali, una foto su Instagram, e l’ambizione non troppo convinta di lavorare per una grande compagnia, possibilmente senza responsabilità.

Il suo modo di affrontare la vita ha, però, un’origine più traumatica di quello che sembra: Cassandre, in fondo, non ha scelto ma è stata scelta da quella esistenza.

“Generazione low cost” (ma il titolo originale - Zero fucks given - suona come una sfida incurante a tutto) apre una finestra su un mondo che rimanda a una finta immagine di libertà, di appagamento esotico (come lo descrive, mentendo, Cassandre agli amici di infanzia) che, nella realtà, ha lo stesso incedere routinario di un lavoro impiegatizio con l’aggravante delle scarse tutele e delle ancora più scarse relazioni personali.

La coppia di registi Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre, soprattutto nella prima parte, sceglie un registro che predilige l’iterazione estenuata degli stessi gesti, gli stessi colloqui con la fauna variegata (i maleducati, gli insistenti, gli ubriachi) di passeggeri, le ossessioni commerciali per far impennare le vendite di prodotti a bordo dell’aereo.

Nella seconda parte, meno efficace, il film entra nel mondo autentico della protagonista, ne svela origini e dolori ma, forse, finisce per essere sin troppo irrisolto.

Adèle Exarchopoulos è perfetta in quei suoi lineamenti seducenti eppure trascurati, in quella immaturità quasi senza tempo, ostentando una sicurezza che non le appartiene e trattenendo lacrime dietro ai sorrisi di circostanza.

Non è più nemmeno il mondo del precariato o del low cost (descritto già altrove e meglio) a fare paura: è qualcosa di più subdolo, come l’impiegato delle risorse umane di una compagnia privata che chiama ospiti i clienti ma, in fondo, concepisce il personale come schiavo (ma elegante!) delle loro voglie. (m.c.)

Voto: 7

***

ONLY THE ANIMALS – STORIA DI SPIRITI AMANTI

Regia: Dominik Moll

Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Laure Calamy, Denis Ménochet, Damien Bonnard, Nadia Tereszkiewicz, Guy Roger “Bibisse” N’drin

Durata: 116’

"Only the animals -Storia di spiriti amanti"  di Dominik Moll

C’è un filo sottilissimo che connette uno sperduto villaggio in Costa d’Avorio con un altrettanto remoto paesino sull’altopiano di Causse in Francia.

Un legame immateriale che viaggia su fibra e unisce tra loro vite apparentemente lontanissime. Quella di Evelyn (Valeria Bruni Tedeschi) prima di tutto, scomparsa una notte in circostanze misteriose.

E, ancora, quelle di Alice (Laure Calamy) e di suo marito Michel (Denis Ménochet), di Jospeh (Damien Bonnard), allevatore solitario e rude, della giovanissima Marion (Nadia Tereszkiewicz) travolta dalla passione per un’altra donna e, infine, di Armand (Guy Roger “Bibisse” N’drin) che vorrebbe cambiare il proprio destino tra le baracche e le strade sterrate dell’Africa.

Sono tutti animali, agiscono d’istinto, amano senza sapere, in fondo, di essere amati.

“Only the animals” (a cui il distributore italiano - la padovana Parthénos – aggiunge il sottotitolo “Storie di spiriti amanti” con quel participio presente che bene riflette l’unidirezionalità di sentimenti mai condivisi) si accende dalle pagine dell’omonimo best seller di Colin Niel che il regista Dominik Moll congegna come un thriller a incastro, in cui ogni tessera non sa di essere indispensabile all’altra per lo svelamento del mistero dietro la scomparsa di Evelyne.

Sulle tracce di “Crash” ma, ancora di più, di “Disconnect” (se non altro per un finale a sorpresa che fa letteralmente cadere lo spettatore nella “rete”), il film di Moll si scompone in 5 capitoli dedicati ai 5 personaggi (con i loro diversi punti di vista) che troveranno una inaspettata convergenza in un luogo lontano.

E qui il noir a orologeria si abbandona a una riflessione politica e sociale, a quel bisogno (spesso egoistico) d’amore che ogni personaggio cova: solipsistico ma appagante in cui l’altro si riduce a oggetto (e, anzi, la sua soggettivazione diventa quasi una minaccia).

“Only the animals” è un mosaico affascinante del nostro tempo, di contatti rarefatti, di corpi freddi e inanimati e di pozzi senza fondo in cui cadere da soli, senza la consolazione di una scintilla di calore umano o di una luce che non sia quella, gelida, di uno schermo. (m.c.)

Voto: 7

***

NAVALNY

Regia: Daniel Roher

Durata: 98’

"Navalny" di Daniel Roher

Un atto di terrorismo di Stato in diretta. Il documentario di Daniel Roher - “Navalny” - dedicato al più acerrimo oppositore di Putin, sorprende per la sua istantaneità, per il suo essere qui e ora. Un’opera per certi aspetti sconvolgente: “how bizarre” - come canta ad un certo punto del film l’avvocato russo, fondatore del movimento anticorruzione che lo ha portato, negli anni, a diventare il nemico pubblico n. 1 del nuovo zar - per come viene rivelato il piano (fallito) per uccidere Aleksej Navalny, avvelenato con l’agente nervino Novichock, durante il volo che lo portava dalla Siberia a Mosca il 20 agosto del 2020.

Grazie a Christo Grozen, capo investigatore di Bellingcat, la realtà che raccoglie i professionisti più innovativi al mondo in fatto di intelligence e giornalismo on line, all’entourage e alla famiglia di Navalny, viene messa in piedi una operazione senza precedenti che porta a pubblicare in tutto il mondo, simultaneamente, i particolari dell’attentato al dissidente russo, svelando il diretto coinvolgimento del Servizio Federale per la Sicurezza della Federazione Russa (FSB).

Nella sequenza chiave del documentario, un esponente del FSB, tratto in inganno dallo stesso Navalny, rivela come l’arma chimica avrebbe dovuto funzionare e le ragioni del fallimento dell’operazione. Quell’esponente - simbolo, allo stesso tempo, di un servilismo cieco ma anche della stupidità del regime per le modalità con le quali viene messo sotto scacco (al limite dell’assurdo anche la storia della variazione delle password da parte di alcuni importanti uomini di potere del regime) – scomparirà pochi giorni dopo.

“Navalvy” è la testimonianza diretta di una realtà che supera qualsiasi racconto di spionaggio: non tanto una biografia dell’uomo (le sue ombre come la sua storia pregressa restano quasi sempre sullo sfondo), quanto, piuttosto, un instant movie che racconta anche un nuovo modo di fare inchiesta, perfettamente simbiotico con la personalità istrionica e moderna di Navalny.

Che, al di là di qualunque giudizio di merito, rimane un cavaliere solitario, che procede sulla neve senza guardarsi indietro ma, anzi, sfidando un destino già scritto: fermato e incarcerato in Russia dove ha deciso di ritornare dopo il clamore dell’inchiesta, di lui restano oggi solo dei fotogrammi (con gli occhi infossati e il volto emaciato) e un monito che è anche un incitamento alla lotta: “Non è permesso arrendersi. Siamo una potenza enorme che è stata oppressa da questi idioti. Non sappiamo neanche quanto siamo forti. L'unica cosa necessaria per il trionfo del male è che i buoni non facciano niente. Quindi, non siate passivi”. (m.c.)

Voto: 7

***

L’ARMA DELL’INGANNO – OPERAZIONE MINCEMEAT”

Regia:  John Madden

Cast: Colin Firth, Matthew Macfadyen

Durata: 128’

"L'arma dell'inganno" di John Madden

Siamo nel 1943. Gli alleati sono determinati a spezzare la morsa di Hitler sull’Europa occupata, il loro piano è un assalto totale in Sicilia, ma si trovano ad affrontare un grande dilemma: come fare per proteggere una massiccia forza d’invasione da un potenziale massacro?

Il compito ricade su due agenti dell’MI5, Ewen Montagu (Colin Firth) e Charles Cholmondeley (Matthew Macfadyen), specializzati nel sistema di controspionaggio (Double Cross), che danno vita alla più geniale strategia di disinformazione della guerra.

“L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat”, è la straordinaria storia vera di un’idea molto improbabile, ma per questo assolutamente possibile. Lo stratagemma consiste, infatti, nel lasciar andare alla deriva, in prossimità della costa spagnola, il cadavere del maggiore William Martin, fornito di un fascicolo d'informazioni che attestano la sua esistenza e il falso piano di invasione.

Il maggiore in realtà non esiste, è uno sconosciuto recuperato in qualche cella frigorifera di Londra e assurto al grado di milite ignoto.

A guidare l'operazione Mincemeat, con Montagu e Cholmondeley ci sono anche Ian Fleming, il padre di James Bond, e Jean Leslie, segretaria dei servizi segreti che ispira il romance di William Martin, e della quale i due ufficiali sono entrambi, perdutamente, innamorati.

L’acclamato regista di “Shakesperare in love”, John Madden, confeziona un prodotto molto classico, fatto di attrici e attori, ma anche prevedibile non tanto nella sua evoluzione, quanto nella resa del film, molto accademica, che evolve un film sul backstage della guerra in un film di spionaggio, non privo, tuttavia, di suspence e di alchimia narrativa.

Il cinema inglese torna a occuparsi della seconda guerra mondiale dopo “L’ora più buia”, ma anche “The imitation game” e altri che, con costanza almeno biennale, Londra sforna per ricordare a tutti, di qua e di là della Manica, il ruolo fondamentale del suo controspionaggio nel preparare lo sbarco, decriptare i codici nazisti, inventarsi una storia fantastica per contrastare l’infinita, autolesionista, pulsione di morte dell’umanità, sempre in guerra con se stessa.

Per quanto possa servire, anche un film può ricordare quanto possa essere tragica una guerra totale. (mi.go.)

Voto: 6

2

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