Cinema al 100 per cento, le recensioni dei film usciti il 20 gennaio

Libero De Rienzo nel film  "Takeaway" di Renzo Carbonera

L'ultimo film con Libero De Rienzo in una storia d’amore tossico diretta da Renzo Carbonera (Takeaway). La riflessione sulla memoria nel documentario di Daniele Gaglianone “Il tempo rimasto” (produce la padovana Zalab). “Aline” si ispira (ma va oltre) alla biografia di Céline Dion

“TAKEAWAY”

Regia: Renzo Carbonera

Cast: Carlotta Antonelli, Libero De Rienzo, Paolo Calabresi, Anna Ferruzzo, Primo Reggiani

Durata: 95’

Maria (Carlotta Antonelli) è una marciatrice. Tutte le mattine si allena sotto gli occhi di Johnny (l'ultimo ruolo di Libero De Rienzo prima della sua prematura scomparsa, nel luglio del 2021, all'età di 44 anni), suo allenatore e compagno. Il loro rapporto ha qualcosa di tossico: per vincere Maria accetta di assumere sostanze illegali e Johnny (radiato a vita dalla federazione) è il suo pusher personale ma in passato ha già rovinato la vita di Tom (Primo Reggiani). La famiglia di Maria (Paolo Calabresi e Anna Ferruzzo) non vede o non vuole vedere oltre la prestazione sportiva: il podio e i risultati prima di tutto, anche della salute della figlia.

Dopo l’esordio nel lungometraggio con “Resina” nel 2018, Renzo Carbonera, cresciuto tra Lignano e la Baviera (terra d’origine della madre), l’università a Padova e un filo rosso che da sempre lo lega alla Germania nonostante oggi risieda a Vicenza, ha scelto per la sua opera seconda (di cui è anche sceneggiatore) una storia di dipendenza, chimica e psicologica, ambientata nel 2008 sul massiccio del Terminillo nel reatino.

Ispirato da una intervista letta su un giornale tedesco (quella di una ex nuotatrice della Germania dell’Est che aveva assunto talmente tanto testosterone da decidere di cambiare sesso), Carbonera mette in scena il triangolo di complicità tra atleti, allenatori e famiglie, avvinti da una spirale autodistruttiva. “Takeaway” (il titolo del film rimanda a una idea di velocità per arrivare il prima possibile al successo: vincere subito senza preoccuparsi delle conseguenze) è ambientato in un momento storico preciso: la famiglia di Maria ha un albergo sul Terminillo desertificato dalla crisi economico-finanziaria del 2008 e rimasto lì come una sorta di lapide agli azzardi imprenditoriali. Una sorta di parallelismo tra il doping sportivo e quello immobiliare. Carbonera regala a Libero De Rienzo uno dei suoi ruoli più complessi: un personaggio sgradevole, eppure con una sua personalissima umanità. Sgualcito e con la barba incolta che ama secondo un proprio codice. (m.c.)

VOTO: 7

***

“IL TEMPO RIMASTO”

Regia: Daniele Gaglianone

Durata: 85’

«Ogni tanto penso che sono l’ultima. L'ultima che può ricordarsi di tutte le persone e tutte le cose che non ci sono più. Tutto se ne andrà via con me oppure qualcosa resterà? Non lo so. Non lo so». Una delle protagoniste del documentario “Il tempo rimasto” lascia sospeso l'interrogativo. In fondo, il tempo e la memoria sono concetti così diversi.

Tanto è misurabile il primo quanto è fragile la seconda, esposta com'è proprio agli anni che passano e che sbiadiscono il ricordo. Ecco, allora, la saggezza di prendersi un tempo per ascoltare, la stessa lungimiranza che ha ispirato il progetto “Archivio ‘900”, ovvero la costruzione di un contenitore digitale dedicato alle memorie delle ultime persone che hanno vissuto il mondo prima delle grandi trasformazioni tecnologiche del secolo scorso.

Com'era la vita prima dell'elettricità, della macchina, del riscaldamento, del telefono e della televisione? Da questo progetto, curato dal collettivo padovano Zalab Film (fondato da sei filmmaker e operatori sociali: Andrea Segre, Michele Aiello, Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Davide Crudetti e Sara Zavarise) per Luce Cinecittà, è nato – anzi, quasi sgorgato - “Il tempo rimasto”, un lungo viaggio in Italia iniziato nel 2019 che raccoglie decine di interviste e di testimonianze di coloro che possono ancora alimentare la memoria di un tempo lontano, sfuggito al calco dell’era digitale.

Dietro la macchina da presa un regista sensibile e attento come Daniele Gaglianone che lo ha ideato e scritto proprio insieme a una delle anime di Zalab, Stefano Collizzolli che del documentario, presentato lo scorso anno in anteprima al Festival di Torino, è anche organizzatore e produttore esecutivo. Una riflessione sulla vecchiaia e su cosa si può scoprire guardando dentro questo specchio i cui riflessi sono sempre meno brillanti, ora che la pandemia ha tragicamente silenziato molte voci di quella generazione. Ma non è un documentario che parla di emergenza sanitaria: è, piuttosto, la scoperta di un mondo prezioso che prende vita da un percorso di ascolto delle persone e decine di luoghi di incontri in diverse regioni italiane.

Ascoltare: è questa la parola chiave, perché accomuna lo spettatore - invitato a fermarsi e a scrutare i volti di anziani che la società sembra non voglia più vedere - e gli stessi testimoni del tempo che è stato. Perché anche loro, parlando, si ascoltano, si fermano, vengono sopraffatti dall’emozione di fronte a una foto in bianco e nero o a un luogo conosciuto.

Nelle loro parole non scorre la Storia ma le piccole storie quotidiane: il primo (e spesso unico) amore, i giochi infantili, un taglio di capelli di nascosto dal padre, il mare visto la prima volta, il ricordo del letto dove si dormiva in sei in un groviglio di piedi e di mani. Povertà, pudore, dignità attraversano i racconti, accolti e custoditi con pazienza. Perché il tempo è anche la cifra di questo lavoro. Da quasi 82 ore di montaggio zampillano 85 minuti di film: l'epifania di un ricordo ne spalanca un’altra, come in una composizione di versi liberi che rifiuta il didascalismo ma segue un flusso che, infine, chiude un cerchio.

Perché, nel ricordare, questi “portatori di memoria” tornano all'infanzia e alla prima giovinezza e proprio come dei bambini abbandonano le difese e si lasciano trasportare. “Il tempo rimasto” è un film in cui è più importante perdersi che arrivare a destinazione. Un’elegia alla vita che se ne va e a quella che resta, nascosta da qualche parte in attesa di essere raccontata ancora. (m.c.)

VOTO: 7

***

“ALINE – LA VOCE DELL’AMORE”

Regia: Valérie Lemercier

Cast: Valérie Lemercier, Sylvain Marcel, Danielle Fichaud, Roc LaFortune

Durata: 128’

Curioso questo biopic ispirato alla vita della cantante canadese Céline Dion. Sin dal titolo e dal nome della protagonista (Aline Dieu) il film, diretto e interpretato da Valérie Lemercier, scopre le proprie carte. L'opera a cui assisteremo è un “falso autentico” in cui realtà e finzione si auto-alimentano per costruire una storia di destino e di passione ma sempre sotto una lente di ingrandimento che ne rimarca l’artifizio.

Del resto, la scelta della Lemercier di “impiantare” il proprio volto (digitalmente modificato) sul corpo in crescita dell’artista (bambina, adolescente e giovane donna) punta esattamente in questa direzione, aderendo al (e, insieme superando il) modello del biopic. Il risultato è un film popolare in cui persino la goffaggine che caratterizza la figura di Aline ha una propria ragion d'essere, come se, in fondo, la protagonista fosse sempre al di sopra delle parti e dell'opera stessa (e si prendesse in giro).

Certo, ci sono anche sprazzi di vita ispirati alla realtà: una bambina dal talento smisurato, quattordicesima figlia di una umile coppia cattolica del Québec; l'incontro con il manager che cambierà la sua vita (e di cui si innamorerà perdutamente nonostante la differenza d'età); la temporanea perdita della voce e le tappe del successo internazionale fino a diventare la “Regina del mondo” sulla prua del Titanic con la canzone “My heart will go on”. E davvero il film getta il cuore oltre l'ostacolo, infischiandosene dei canoni (o, meglio, utilizzandoli con la consapevolezza di chi sa che il cinema non è la realtà e viceversa) e del genere. Non è, insomma, l'ennesima biografia tutta mimesi e canzoni: ricercandola, ne rimarreste delusi. (m.c.)

VOTO: 6.5

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Giro d'Italia 2022 a Treviso. Ecco dove arriverà lo sprint e il toto tappa

Insalata tiepida di cous cous con ceci neri, cipollotti e tonno

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi