Crisanti: vaccini Covid, serve la terza dose a sei mesi dalla seconda

Il microbiologo dell’Università di Padova: "La minaccia principale potrebbe venire da una variante resistente"

ROMA. La terza dose di vaccino andrebbe fatta sei mesi dopo la seconda "se si vuole avere un livello di protezione che in qualche modo blocchi la trasmissione". A parlare, ospite di Rai Radio1, a Un Giorno da Pecora, è il professor Andrea Crisanti.

"Il rischio più grande che corriamo - aggiunge - è che il vaccino ha una durata di circa 6 mesi e quindi siamo costretti a rincorrere il virus e ad iniziare la terza dose. E poi la minaccia principale potrebbe venire da una variante resistente al vaccino".

«Io sono favorevole all’obbligo vaccinale, però è importante dire agli italiani anche che questi vaccini hanno bisogno di frequenti richiami. Certo mi piacerebbe anche che oltre l’obbligo vaccinale si chiarisse come viene implementato l’obbligo vaccinale: cioè che tipo di sanzione viene comminata a chi non si vaccina. E che possibilità ci sono poi di comminare questa sanzione», ha aggiunto poi Crisanti ad Agorà su Rai Tre. «L’obbligo vaccinale - ha aggiunto - non deve essere come il green pass ma deve essere qualcosa di più». 

Crisanti ha poi attaccato sulla composizione del Comitato tecnico scientifico: «Il primo Cts conteneva un gruppo di incompetenti e persone che non erano assolutamente indipendenti, questo è stato il problema dell'Italia. Per questo, credo che la verità e la direzione giusta emerga dal confronto, e trovo giusto che, anche se il Cts dice qualcosa, ci siano persone che possano approvare o mettere in risalto le eventuali contraddizioni».

«Avete nominato nel Cts due persone lottizzate responsabili di disastri e confusione perché hanno detto che il virus era morto - ha detto - ha detto Crisanti rispondendo al sindaco di Pesaro Matteo Ricci - E il fatto che rappresentino le istituzioni non significa che siano depositari di verità». Di conseguenza, l'ordine del giorno accolto dal governo, in base al quale i virologi ed esperti che intervengono in tv debbano essere autorizzati dalla propria struttura d iappartenenza, è «una manifestazione di incompetenza, perché se uno è competente e sicuro di quello che fa, non ha paura della critica. Anzi la critica è uno stimolo a fare meglio. E - ha concluso Crisanti - il contributo di molti colleghi in questa pandemia credo sia stato molto utile perché non c'è dubbio che si sia sbagliato moltissimo». 

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