Blitz contro la camorra a Bibione, perquisizioni e arresti per estorsione ai commercianti

La Direzione investigativa antimafia disarticola un’organizzazione che aveva messo gli occhi sul litorale veneto. Per mimetizzarsi sul territorio facevano finta di essere commercianti ambulanti

BIBIONE. Una vasta operazione anti camorra è in corso dalle prime ore di mercoledì 15 settembre lungo tutto il litorale veneto. Nel cuore della notte numerose pattuglie di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono entrate in azione tra San Donà, Portogruaro, Caorle, Jesolo e Bibione.

Nove le persone fermate e portate via dalle forze dell’ordine, raggiunte da provvedimenti restrittivi di vario genere.

Tra gli arrestati c’è anche il presidente dell’Ascom di Bibione, Giuseppe Morsanuto, 55 anni.

Nel mirino degli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Padova, coordinati dai magistrati della Procura antimafia di Trieste (competente per territorio), un gruppo di persone provenienti dalla zona di Napoli che operavano sotto copertura per la gestione di alcuni trafici e per dare vita a una base di “affari”.

L’operazione è nata da un’indagine approfondita delle operazioni svolte da due personaggi del gruppo, ritenuti i “referenti” con la “casa madre” nella zona di Napoli.

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Il gruppo aveva portato avanti la propria azione mimetizzando i propri uomini come operatori del commercio ambulante. A poco a poco avevano gettato le basi per un controllo del territorio nella zona tra Portogruaro, Bibione e Caorle.

Una volta circoscritto il gruppo originario gli investigatori ne hanno seguito i movimenti passo passo per giorni, mentre gli specialisti della guardia di finanza ne analizzavano le operazioni commerciali e gli spostamenti di denaro.

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I camorristi sono stati intercettati e filmati nei loro incontri per arrivare a capire come si stavano muovendo e quali piani avevano imbastito in accordo con i referenti in Campania.

Una volta raccolte le prove ritenute sufficienti la Procura antimafia ha chiesto i provvedimenti restrittivi e ha avuto il via libera per il blitz.

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LE ACCUSE

Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di diversi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso, per avere costretto – con reiterate condotte intimidatorie – numerosi commercianti ambulanti friulani e veneti a non esercitare la propria attività imprenditoriale ed al fine di impedire il regolare svolgimento, a Bibione, della nota manifestazione fieristica estiva denominata “I Giovedì del Lido del Sole”.

Il retroscena Dagli specialisti finanziari ai cani che fiutano contanti e armi, la banda aveva un tesoretto (qui Nuova Venezia, qui tribuna Treviso, qui Corriere Alpi

Lo scopo era quello di riuscire ad ottenere un diretto controllo delle  attività economiche e condizionare così il libero mercato e lo sviluppo economico e sociale della località turistica.

Particolarmente significativi alcuni episodi in cui sono state organizzate spedizioni punitive con armi nei confronti di chi non sottostava alla egemonia imposta dal capo del gruppo criminale anche in altre manifestazioni fieristiche del litorale friulano – veneto.

LA PROCURA DI TRIESTE 

 Le vittime delle intimidazioni di stampo mafioso, portate alla luce dall'indagine della Dia di Trieste nel settore degli ambulanti, «non sono uscite spontaneamente allo scoperto; non hanno rivelato loro i fatti, ci siamo arrivati noi». «Ma quando li abbiamo sentiti non hanno esitato a raccontarci le cose come stavano e le hanno dipinte con modalità tali che ci hanno convinto sulla bontà delle nostre intuizioni iniziali». Lo ha affermato il Procuratore capo di Trieste Antonio De Nicolo, individuando un «raggio di speranza» nel fatto che «al timore di denunciare non si accompagna il timore di deporre». Il Procuratore ha voluto lanciare poi anche «un messaggio di fiducia a tutti coloro che possono ritenersi vittime di qualcosa del genere anche in altri settori della regione Friuli Venezia Giulia: noi ci siamo. Laddove ravvisiamo il metodo mafioso noi interveniamo».

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«Da cittadino del Friuli Venezia Giulia - ha concluso - non vorrei dire che» quanto emerso «si tratti della punta di un iceberg, ma se lo fosse trova degli investigatori pronti anche ad andare sotto la superficie».

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