Zaia alla festa della Lega: i militanti lo applaudono ma Salvini evita il faccia a faccia

Il presidente della giunta regionale e  Giorgetti sul palco di Milano Marittima: il ministro si reca al Papeete e incontra il segretario del Carroccio, il veneto arriva da solo, interviene, accetta i selfie e cena con la base

Il retroscena

MILANO MARITTIMA. Rette parallele, destinate a non intersecarsi. Matteo Salvini e Luca Zaia non lesinano parole di stima reciproca epperò evitano il più possibile di incrociare i percorsi. Un distanziamento, diciamo così, sperimentato nelle recenti sortite venete del segretario e replicato lunedì sera a Milano Marittima, palcoscenico della festa della Lega, con due ospiti d’onore: Giancarlo Giorgetti e il citato governatore.

IL COLLOQUIO RISERVATO NELLA HALL

Che dire? Prima di salire sul palco per l’intervista di Bianca Berlinguer, l’influente ministro allo Sviluppo economico fa tappa al fatidico Papeete Beach, accolto dal capo del Carroccio; quaranta minuti di colloquio nella hall dell’albergo, culminati in una photo opportunity destinata, nelle intenzioni almeno, a dissipare le persistenti voci di contrasti circa la linea da adottare in materia di obbligo vaccinale e Green pass.

Salvini con il fido Giorgetti

Concluso il faccia a faccia, Salvini riparte alla volta di Milano (quella ambrosiana) mentre Giorgetti, con folto seguito di staff e scorta, fa capolino alla festa del partito.

LA RIVENDICAZIONE DEI VACCINI

E Zaia? Solo soletto, si tiene alla larga dal buen retiro del capo e alle 21.45, puntuale, raggiunge la darsena imbandierata, accolto da un battimano intenso, lievemente più caloroso - ah, la chiosa maligna - di quello tributato all’eminenza grigia lombarda. Il veneto, per parte sua, privilegia l’approccio pragmatico alla retorica da comizio, rivendicando la linea di contrasto e prevenzione della pandemia: «La vaccinazione è volontaria e rappresenta la scelta di un popolo di convivere con la malattia, capisco il dibattito sui tempi stretti di realizzazione dell’antivirale ma la tecnologia è andata molto avanti rispetto al passato, io non faccio il promotore dei vaccini ma devo garantire le migliori condizioni possibili a chi intende avvalersi di questa opportunità. La libertà, tanto invocata da chi insulta sui social, vale per tutti».

GREEN PASS SENZA FONDAMENTALISMI

Applausi convinti, qualche fischio isolato. Un paio di concessioni alla pancia della platea - «Sul Covid la Cina ci ha nascosto tutto», «Gli ori olimpici? La verità è che in passato abbiamo avuto politici che portano sfiga» - e un ragionamento sul Green pass: «Io rifiuto i fondamentalismi, non mi convince il modello francese senza se e senza ma, che richiede il certificato anche per appoggiare il gomito sul bancone. Il pass serve per le situazioni a più alto rischio e la scuola è uno degli argomenti di discussione. In Veneto l’82% degli insegnanti si è immunizzato, io penso che chi lavora nel circuito dell’istruzione va messo in sicurezza attraverso vaccinazione».

«LA MIA RAGIONE SOCIALE E’ IL VENETO»

Secondo copione, la domanda del direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano... «Che farò da grande? La mia ragione sociale è occuparmi dei veneti ma ho condiviso con forza la scelta della Lega di sostenere il governo Draghi, è stato un gesto di responsabilità stile Churchill, credo che la naturale conclusione della legislatura sia utile al Paese. Il successore di Mattarella? Non ne ho la più pallida idea, credo comunque che il centrodestra dovrà organizzarsi bene per affrontare le prossime elezioni con un programma convincente, capace di raccogliere una maggioranza solida».

UNA SFIDA A DISTANZA CHE CONTINUA

L’approccio realista suona convincente alle orecchie della base: «Zaia parla chiaro, sa quello che dice, si sente che è un amministratore del territorio e non un politico chiacchierone», il commento congiunto di Lorenzo e Luciano, militanti di Ravenna. «L’è bravo, l’è bravo, dice la sua senza offendere nessuno, a Roma farebbe bene e anche al comando del partito», chiosa l’arzilla Ida di Predappio.

E spunta anche un ammiratore del bulldog di Palazzo Balbi: «Perché non c’è Marcato?», brontola Stefano, veterano romagnolo. Tant’è. Prima di gustare la ricompensa - le immancabili piadine e un piatto di cappelletti - Zaia si sottopone alle foto di rito e la fila dei fan in attesa balza all’occhio. L’alternativa silente alla strategia di Salvini è assai più che un sogno di mezza estate .

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