Trionfo azzurro a Tokyo, Ponchio: «Queste medaglie sul petto del Coni Veneto»

Il presidente: «Jacobs e Tamberi non sono esplosi oggi, ma dopo una precisa programmazione, costruiti nel tempo, grazie ad una semina di anni. Ora si insista per le due ore settimanali di sport nelle scuole»

PADOVA. Professor Dino Ponchio, dica la verità: con i due ori olimpici di Marcell Jacobs e di “Gimbo” Tamberi l'atletica italiana è risorta?

Il presidente del Coni Veneto, 75 anni, padovano di Cartura, un passato da ct della Nazionale, si fa serio e puntualizza: «Questi sono i risultati di un percorso lungo, che chiama in causa anche il sottoscritto e il gruppo di dirigenti che guidava la Fidal sino alle ultime elezioni. In Federazione ho ricoperto il ruolo di coordinatore del Centro Studi e sono stato consigliere personale del presidente Giomi sino al 31 gennaio».

Quindi?

«Jacobs e Tamberi non sono esplosi oggi, ma dopo una precisa programmazione. Sentire Mei (il nuovo presidente federale, ndr) dire in tv che questi due ori sono suoi mi ha fatto sobbalzare sulla sedia: no, sono le medaglie di due ragazzi bravissimi, costruiti nel tempo, grazie ad una semina di anni, fatta anche dal mio gruppo, che c'era prima di Mei. Tanto per essere chiari, il responsabile tecnico della Nazionale, Antonio La Torre, era stato già rimosso dall'incarico dopo l'insediamento del neo-presidente, e solo l'intervento di Malagò ha fatto rientrare la decisione. Insomma, se oggi esultiamo, è bene che si sappia che il risultato è arrivato dopo un lungo lavoro».

Jacobs, oltretutto, ha iniziato a Padova la sua carriera...

«Già. Era un saltatore in lungo, giunto a toccare pure la misura di 8.40, ma si “rompeva” facilmente dal punto di vista muscolare, ed è stato un bene che sia passato alla velocità, trovando un ottimo allenatore come Paolo Camossi, ex campione mondiale indoor del triplo, che lo ha fatto crescere. Nelle Fiamme Oro è entrato nel 2014 e da lì non è più uscito. Tamberi lo conosciamo, è genio e sregolatezza fusi insieme. Prima dei Giochi avevo pronosticato Jacobs in finale e “Gimbo” come l'unico che potesse cavare il classico coniglio dal cilindro. Non mi ero sbagliato. Certo, sono stati due ori e due ore di spettacolo in tv irripetibili».

Se non abbiamo capito male, l'atletica aveva dato segnali importanti prima dei trionfi di Tokyo?

«Certo. Siamo usciti da un campionato europeo Under 23 e Under 20 come la nazione più forte, anche se è stata un'esagerazione, a mio avviso, portare la squadra Under 23 al Quirinale il giorno in cui sono stati premiati gli azzurri del calcio e Berrettini per la finale di Wimbledon nel tennis. E allora, per rispondere alla domanda iniziale, diciamo che questo è un riposizionamento dell'Italia dove merita, tra le migliori realtà del Vecchio Continente, con alcune punte di eccellenza. Ma i segnali c'erano già».

Che differenza trova, allora, tra il modo di fare atletica di ieri e quello attuale?

«Una volta si seguivano solo i numeri uno, ora è il movimento ad essere coltivato e così sarà, mi auguro, in futuro. C'è un sistema che avanza e c'è soprattutto un settore tecnico che è il fiore all'occhiello del nostro sport. Se penso che, appena insediato, Mei annunciò che avrebbe fatto la rivoluzione nel settore tecnico, mi viene di che sorridere amaramente. Per fortuna, ripeto, è intervenuto il numero uno del Coni ed è stato un bene».

Jacobs e Tamberi appartengono alle Fiamme Oro Padova. Il Veneto gonfia il petto...

«Ecco, possiamo attaccarcele legittimamente noi al petto, queste medaglie. Per anni lo strapotere è stato delle Fiamme Gialle, che contavano sugli atleti migliori, adesso ci sono le Fiamme Oro davanti, dirette magistralmente da Sergio Baldo».

Un doppio trionfo così cosa può determinare nella spinta a fare atletica da parte dei giovani?

«Lo sport è vitale per la formazione dei ragazzi, mi aspetto un impulso nella pratica e nelle adesioni. E dev'essere un impegno preciso per il nostro mondo accogliere questi giovani praticanti che verranno al campo per gli allenamenti. Credo proprio che ci saranno ricadute importanti».

Da presidente del Coni regionale, non crede che l'altro punto basilare per far maturare simili campioni debba essere una maggiore pratica sportiva a scuola?

«Finchè nelle scuole primarie non si insisterà per avere almeno 2 ore settimanali di attività motoria, non riusciremo mai ad avere lo sport elevato a pari dignità di altre materie. Speriamo che adesso sia la volta buona».

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