I vaccinati sono 4 milioni ma scarseggiano le dosi 60enni: il 18% è scoperto

Imminenti tagli alle forniture annunciati da Figliuolo: -25% Pfizer, -65% Moderna La Fondazione Gimbe: in Veneto tamponi dimezzati rispetto alla media nazionale

venezia

I veneti si sono rimboccati le maniche quattro milioni di volte. Con le 47. 399 dosi iniettate nelle ventiquattr’ore, la campagna approda a 4.013.998 vaccini, pari al 90,6% di quelli forniti da Roma. Nel dettaglio, dal report quotidiano si apprende che ad oggi 1.389.224 persone (pari al 28,6% della popolazione residente) hanno già completato il ciclo con il richiamo mentre sono 2.591.612 (53,4%) quelle che hanno ricevuto almeno una somministrazione, collocando il Veneto in quattordicesima posizione tra le regioni e le province autonome. Prospettive? La dinamica sarà inevitabilmente condizionata dal calo di forniture a luglio (-25% Pfizer, –65% Moderna) annunciato al governatore Luca Zaia dal commissario all’emergenza virale Paolo Francesco Figliuolo, pur prodigo, in precedenza, di proclami ottimisti.




Ad oggi, la sintesi per classi d’età segnala l’avvenuta immunizzazione dell’88,3% degli over ottanta, la fascia più colpita dall’epidemia, con percentuali che scendono al 60,3% tra i settantenni e al 53,4% nel segmento 60-69 anni; ecco, proprio i sessantenni rappresentano il target più sensibile: se 81,8% di loro ha ricevuto almeno la prima dose, il 18, 2% è ancora privo di ogni copertura. Una circostanza rimarcata dalla Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio settimanale elaborato su dati provenienti dal ministero della salute. «Il Veneto registra una performance in miglioramento per i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti e si evidenzia una diminuzione dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente. Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica e terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19», la nota rassicurante, alla quale tuttavia fa eco una puntura di spillo sul versante dei tamponi: «La media giornaliera di persone testate per centomila abitanti è pari a 48 rispetto alla media italiana di 101», è l’osservazione dei ricercatori di Bologna.



Un rilievo accolto con attenzione da Zaia («Gimbe è un istituto serio»)che attribuisce peraltro il forte calo di test al crollo accelerato dei contagi, che ha ridotto al lumicino i nuovi casi e con essi la possibilità di tracciamento dei contatti. Incombe però la variante Delta, accreditata di maggior pervasità e resistenza gli anticorpi: «È del 40-60% più contagiosa di quella alfa (inglese) e determinerà il 70% delle nuove infezioni entro l’inizio di agosto e il 90% entro la fine», afferma Nino Cartabellotta, il presidente della Fondazione «in base ai campioni prelevati dal 9 al 23 giugno, su 218 sequenze depositate ben 71 (32, 6%) sono da variante delta, un numero di incerta rappresentatività nazionale visto che non tutte le Regioni condividono i sequenziamenti nel database internazionale Gisaid».



Al riguardo, tuttavia, l’aggiornamento al piano veneto di sanità pubblica impegna le Ulss a eseguire un contact tracing estivo non inferiore ai 30 mila test giornalieri complessivi: «Non è il momento di allentare i controlli», commenta Francesca Russo, a capo del dipartimento di prevenzione «anzi, la flessione de positivi consente di ricostruire la catena del contagio che in fa se critica è assai complesso definire». E l’insidia Delta? A sequenziare la genetica dei ceppi isolati sta lavorando l’Istituto Zooprofilattico delle Venezia, imitato - a breve - dalle microbiologie di Venezia, Treviso, Verona e Vicenza. Guardia alta? Speriamolo. —



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