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Covid, Viola: «Con il mix vaccinale si è più protetti. La mascherina all’aperto non serve»

L’immunologa: «L’eterologa aumenta il rischio di effetti collaterali, ma parliamo sempre di reazioni avverse lievi»

PADOVA. In Veneto, come in altre regioni d’Italia, è partita senza registrare «alcuna difficoltà né particolari rifiuti o perplessità», la vaccinazione eterologa per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose con Astrazeneca. Trentaseimila veneti sotto i 60 anni riceveranno, infatti, la seconda dose di vaccino con Pfizer o Moderna. Ritenuto dall’Aifa sicuro, e anzi perfino più efficace, sul mix vaccinale gli esperti si sono divisi.

Da una parte c’è chi sostiene che il mix di dosi possa stimolare da più fronti gli anticorpi, dall’altra c’è chi sostiene invece che ci siano ancora troppi pochi dati per poter praticare questa nuova modalità, e in mezzo ci sono tanti cittadini confusi. Ma che cos’è la vaccinazione eterologa? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? A fare un po’ di chiarezza sull’argomento è l’immunologa Antonella Viola, professore ordinario di Patologia del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova e direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Pediatrica.

Professoressa Viola che cos’è, intanto, la vaccinazione eterologa?

«Vuol dire essere vaccinati con una prima dose di un tipo, Astrazeneca in questo caso, e con una seconda dose di un altro tipo, Pfizer o Moderna».

Antonella Viola

Chi sarà sottoposto a questo tipo di vaccinazione?

«Tutti gli under 60 a cui, come prima dose, è stato somministrato Astrazeneca».

Come mai si adotta questa nuova modalità?

«È una decisione del Cts e dell’Aifa. L’obiettivo è quello di scongiurare i seppur molto rari (uno su 100 mila) casi di trombosi provocati da Astrazeneca».

È stato fatto uno studio sulla vaccinazione eterologa?

«Non abbiamo uno studio controllato e randomizzato che analizzi l’efficacia e la sicurezza di questo tipo di mix vaccinale, adenovirus di Astrazeneca e mRNA di Pfizer o Moderna».

Non esistono, quindi, studi di fase 3?

«Gli studi di fase 3 che hanno portato alla registrazione dei vaccini sono stati condotti usando dosi omologhe».

Come si fa, quindi, a dire che è efficace?

«Innanzitutto abbiamo dati preliminari confortanti che provengono da altri Paesi, come Inghilterra, Francia, Germania, Spagna e altri ancora, dove si sta già somministrando questa combinazione. Seconda cosa dal punto di vista teorico non dovrebbe creare alcun problema».

Cosa vuol dire?

«Che un punto di vista teorico e dai risultati che via via si stanno accumulando nei Paesi che hanno iniziato da tempo questo tipo di vaccinazione, possiamo dire che sull’efficacia non ci sono problemi».

Si dice anzi che chi viene sottoposto all’eterologa sia più coperto, è vero?

«Sì, è vero. Il richiamo con un vaccino a mRNA in chi ha avuto una prima dose di Astrazeneca dovrebbe potenziare molto la risposta immunitaria e l’efficacia della protezione».

Come mai?

«Per almeno due ragioni: i vaccini adenovirali stimolano bene la risposta protettiva cellulare mentre quelli a mRNA inducono un’ottima produzione di anticorpi; inoltre, il richiamo con mRNA permette di evitare la risposta anti-vettore che si ha con la seconda dose di Astrazeneca. Su questo, dunque, pochi i dubbi».

È una modalità di vaccinazione sicura?

«Qualche perplessità sugli eventuali effetti avversi di questa combinazione è legittimo averla. Le persone che al momento sono state vaccinate sono troppo poche per far emergere eventuali reazioni avverse rare, che si vedono quando si iniziano a vaccinare milioni di persone, com’è successo anche con Astrazeneca. Al momento, però, non si è osservato nulla di preoccupante nei Paesi che stanno già utilizzando questo approccio».

Gli effetti collaterali però ci sono?

«Ci sono e anche un po’ di più rispetto a quelli della vaccinazione omologa perché comunque c’è una grande attivazione del sistema immunitario, ma si tratta di sintomi lievi che già conosciamo come febbre, stanchezza, dolore al braccio».

Si sarebbe comunque arrivati a questa soluzione?

«Il mix di vaccini non è nuovo nella storia della vaccinologia, e quindi sì, si sarebbe dovuto comunque fare prima o poi. Se davvero nel tempo fossimo costretti ad aggiornare il sistema immunitario per renderlo pronto a difenderci dalle varianti o per potenziarlo in caso di perdita di efficacia, la scelta per la terza dose cadrebbe inevitabilmente su un vaccino a mRNA, per tutti».

Dunque condivide la decisione dell’Aifa?

«Assolutamente sì. Vorrei però ricordare che chi ha più di 60 anni può ricevere la seconda dose di Astrazeneca senza problemi. Con il virus che continua a cambiare, è importante vaccinarsi tutti, senza esitazioni per non ripiombare nell’emergenza sanitaria».

Se si fosse vaccinata con Astrazeneca alla prima dose cosa farebbe?

«Personalmente avrei voluto la seconda dose con Pfizer o Moderna».

A proposito di protezione, dal 15 luglio potremmo trovarci tutti senza mascherina all’aperto...

«Ho sempre sostenuto che la mascherina all’aperto non serva, a meno che non ci si trovi in un luogo molto frequentato. Spero che anche noi, come ha già fatto la Francia, la toglieremo presto all’aperto».

Il contagio non avviene all’aperto?

«Il contagio avviene in maniera diretta. Se cammino per strada non vengo contagiato».

Quando è ancora utile tenere la mascherina?

«È utile in caso di assembramento, anche all’aperto, e poi continua ad essere utile negli ambienti chiusi».

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