Biennale Architettura, a Forte Marghera si impara a stare insieme giocando

La Biennale allarga la sua indagine alla dimensione ludica con cinque opere: «I bambini tra l’arte e le scelte»

MARGHERA. C’è un cancello, dietro al quale si cela simbolicamente un giardino proibito. C’è un parco giochi nel parco giochi, tutto costruito in legno. C’è una struttura realizzata con dei tessuti a maglia, con macchine Cnc. C’è il rimando ai giochi sportivi persino dell’antica Mesopotamia, fino a quelli della Gran Bretagna sotto l’Impero romano. E poi c’è un gioco su un piano sollevato, sorta di “ground zero”. Il collegamento è il gioco. Ma, a un livello ulteriore, c’è la scelta, che è sempre in capo al singolo. «Perché giocare è la prima esperienza della vita» spiega Roberto Cicutto, presidente della Biennale.

Nell’ambito di Biennale Architettura, è stato inaugurato , a Forte Marghera, anche “How will we play together?”, progetto dedicato al gioco presentato da cinque partecipanti al concorso della Biennale Architettura 2021: Alessandra Cianchetta (Regno Unito, Stati Uniti), Tilo Herlach, Simon Hartmann e Simon Frommenwiler (Svizzera), Ifat Finkelman e Deborah Pinto Fdeda (Israele), Matej Hájek e Tereza Kučerová (Repubblica Ceca). È la Biennale dei bambini: i primi grandi artisti della vita, come traspare dalle parole del curatore dell’edizione di quest’anno, Hashim Sarkis. Del resto, è la vita stessa a essere un gioco. «Molte caratteristiche della nostra personalità dipendono dalla modifica della percezione del gioco. E anche dal dover smettere di giocare, a un certo punto della vita, perché si diventa grandi» prosegue il presidente Cicutto. «Questa sezione ha un titolo profetico, “Come giocheremo insieme” nell’ambito di “Come vivremo insieme”, nato prima che accadesse quanto abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo».

In questo bizzarro parco giochi, i più piccoli potranno trovare la loro mostra “su misura”, fatta di cinque diverse opere, in legno e in acciaio, attraverso cui dare libertà ai sensi. Arrampicarsi, nascondersi, esplorare. In sintesi: giocare, senza sottostare ad alcun tipo di regola, come solo i bambini sanno fare. «Davanti a noi abbiamo dei giochi molto formativi, che pongono i più piccoli davanti alla necessità della scelta, ed è questo il grande gioco della vita» prosegue il presidente della Biennale.

Cicutto a Forte Marghera: belle le installazioni sul gioco per la Biennale

Una prima scelta si pone di fronte al giardino proibito: entrarvi, con coraggio; oppure fermarsi; infine, aggirarlo. «Il gioco è una prova per la vita e giocare insieme significa vivere insieme» aggiunge Hashim Sarkis, curatore della Biennale Architettura 2021. «Il gioco è come l’arte. Ed è proprio per questo che i ragazzi sono i migliori artisti del mondo». All’inaugurazione ha preso parte anche l’assessora veneziana Ermelinda Damiano che, in rappresentanza del sindaco, ha sottolineato l’importanza per il progetto della cornice di Forte Marghera, negli ultimi anni diventato simbolo della riqualificazione di Mestre.

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