Plexiglass, regole ed emozioni: il ritorno alle visite agli anziani nelle Rsa del Veneto

I sindacati sollecitano la Regione Veneto sulle linee guida per riaprire le case di riposo ai parenti. Ma ci sono strutture, come l’Ipab Mariutto di Mirano, che hanno anticipato i tempi in sicurezza 

VENEZIA. Dopo quella sanitaria, c’è una seconda emergenza a preoccupare i veneti i cui genitori e i cui nonni sono ospitati dalle case di riposo. Ed è un’emergenza impalpabile, persino “più invisibile” del virus sconosciuto che ha messo in ginocchio la nostra sanità: la solitudine.

Poche settimane fa, era stata la stessa assessora regionale alla Sanità Manuela Lanzarin a promettere la pubblicazione di un nuovo protocollo, che consentisse finalmente alle case di riposo di riaprire le loro porte, con la riattivazione delle visite dei parenti degli ospiti. Del resto, l’adesione alla vaccinazione, da parte degli anziani delle Rsa, sfiora l’85%, mentre quasi il 70% ha completato la profilassi, con somministrazione di prima e seconda dose.


Eppure la maggior parte delle strutture da mesi, continua a essere sigillata, impermeabile al mondo esterno, come denunciano i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che mercoledì scorso hanno inviato una richiesta di incontro proprio a Lanzarin, per discutere delle promesse linee guida.

«La campagna vaccinale ha portato le strutture a essere pressoché “Covid free”. Eppure, le norme ancora vigenti non tengono conto del fatto che la situazione è notevolmente cambiata: gli ospiti sono stati vaccinati e possono tornare a vedere i familiari» sottolineano, nella lettera inviata alla Regione, Elena Di Gregorio di Spi Cgil, Vanna Giantin di Fnp Cisl e Debora Rocco di Uilp. «Le singole strutture non possono assumersi questa responsabilità in assenza di disposizioni chiare. La Regione deve intervenire subito».

Eppure ci sono delle singole case di riposo che, in totale sicurezza, hanno deciso di accelerare, riaprendo le loro porte ai visitatori esterni, di fatto anticipando l’atteso protocollo della regione. È così nell’Ipab Mariutto di Mirano, nel Veneziano, dove gli abbracci attraverso la plastica non sono stati che il primo passo verso la normalità, ora fatta anche di sguardi attraverso un piccolo pannello in plexiglas poggiato sul tavolo e, soprattutto, di passeggiate in giardino con i figli e i nipoti. Sono vietate le carezze e sono vietati i baci.

«In attesa di precise indicazioni regionali, abbiamo riattivato le visite seguendo le indicazioni di massima nazionali» spiega Franco Iurlaro, direttore della casa di riposo veneziana.

«Gli anziani possono incontrare i loro parenti, all’interno della struttura o in giardino, seduti al tavolo, divisi da un foglio in plexiglas. Per chi desidera un contatto fisico, c’è la stanza degli abbracci. E poi, la novità più bella, abbiamo introdotto la possibilità di passeggiare in giardino: basta non tenersi per mano, ma camminare fianco a fianco. Ma, se l’anziano è sulla carrozzina, questa può essere spinta dal familiare. Il nostro personale, nel giardino, vigila sul rispetto di queste semplici, ma necessarie regole».

Ogni anziano può ricevere la visita di un solo parente a settimana al chiuso, due all’aperto; gli incontri non possono durare più di mezz’ora. Nella stanza degli abbracci, i familiari si possono alternare, anche nell’arco di pochi minuti. L’accesso dall’esterno, inoltre, è sempre subordinato alla misurazione della temperatura corporea, con il limite di 37,5 gradi, e all’esibizione di un certificato negativo del tampone, a cui il familiare può essere sottoposto anche nella stessa struttura.

«Le reazioni di anziani e loro familiari sono state commoventi. Abbiamo visto lacrime, sorrisi» spiega Iurlaro. «Ci sono anziani che hanno ricevuto le visite dei figli e altri dei nipoti. Purtroppo un grosso limite è ancora fornito dall’impossibilità di toccarsi. Così come dai numeri: un anziano non può ricevere contemporaneamente la visita del figlio e dei nipotini, se non attraverso la vetrata. Però noi, tutto quello che possiamo fare, lo facciamo».

Lo dimostra l’attenzione che è stata riservata anche agli allettati. «Le visite in struttura sono ancora bloccate, se non per il fine vita. Riusciamo però a portare gli anziani allettati e meno gravi al piano terra, con l’ascensore. Lì possono vedere i parenti, attraverso la vetrata. È emozionante» conclude Iurlaro. —



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