Zan: «Fedez ha dato una lezione a Salvini. Ostellari? Mette solo i bastoni tra le ruote»

Il deputato Pd autore della riforma che ha scatenato la polemica del rapper contro la Rai sul palco del Primo maggio 

PADOVA. Onorevole Alessandro Zan, dopo la performance di Fedez al concerto del Primo maggio, la sua legge sull’omofobia è diventata la questione centrale dell’agenda politica. Si sente rassicurato dal presidente Ostellari che giovedì intende avviare il dibattito con la sua relazione in commissione?

«Il presidente Ostellari finge di essere super partes ma in realtà ha usato tutti gli strumenti per mettere i bastoni tra le ruote e ritardare la discussione. Vediamo se giovedì terrà fede agli impegni, il tempo perso non si recupera. Il mio ddl è stato approvato alla Camera il 4 novembre 2020. Sono passati sei mesi e al Senato lo vogliono affossare. Il vero obiettivo della Lega è cambiare il testo, rispedirlo alla Camera e portarlo su un binario morto. È la sesta volta che finisce così».



Fedez e il sindacato hanno costretto Salvini alla ritirata, altro che il Pd che fa l’equilibrista. Lei che ne pensa?

«Fedez ha dato una lezione a Salvini che ha fatto mezzo dietrofront quando ha capito che non poteva trasformare la Lega in un partito omofobo e razzista. Per essere credibile deve però presentare le scuse per quelle orribili frasi pronunciate da un suo consigliere regionale in Liguria: chi dice che brucerebbe un figlio gay non può stare nelle istituzioni. Qui ancora non ci siamo. La Lega si vergogni e ammetta l’errore».



Fedez è partito proprio da queste farneticazioni per lanciare la polemica, un leader di partito mai l’avrebbe fatto…

«Fedez è un grande artista e ha espresso il suo pensiero di denuncia per condannare l’omofobia alimentata anche da alcuni partiti. Con la sua performance ha squarciato il velo di ipocrisia e il suo messaggio ha coinvolto frange sociali refrattarie ai messaggi della politica, che ora sono consapevoli della nostra battaglia per i diritti civili».

Torniamo al merito della legge: perché lei non si sente rassicurato dagli impegni di Ostellari?

«Il presidente della commissione Giustizia ha impedito la discussione del mio ddl con la scusa che era divisivo anche a costo di forzare le regole democratiche. La maggioranza della commissione ha chiesto la calendarizzazione: è finita con 13 sì e 11 no. Ostellari ha votato contro, ha perso ma si è nominato relatore del ddl e vuole partire da un testo unificato. Bizzarro no? Le riforme dei diritti civili come l’aborto e il divorzio non rispecchiano sempre gli equilibri di governo ma sono figlie delle battaglie culturali della società. Persino Albania, Montenegro e Cipro hanno una legge contro i crimini d’odio. Con la direttiva 29 del 2012 la Ue ha chiesto all’Italia di colmare un vuoto legislativo per tutelare le vittime vulnerabili legate al sesso, al genere e alle disabilità».

La Lega dice che esistono già i reati con le pene adeguate per punire queste aggressioni: è così?

«Non è vero: bisogna dare il nome al reato altrimenti quando due ragazzi gay vengono picchiati perché si tengono per mano e presentano denuncia, la polizia non può procedere per omofobia ma per semplice aggressione e lesione. Ostellari si è autoproclamato relatore del ddl e calpesta le regole della dialettica parlamentare. Durante la riforma delle unioni civili, l’allora presidente della commissione Giustizia, Nitto Palma di Forza Italia, nominò un relatore a favore della legge Cirinnà perché lui era contrario. Ostellari ne segua l’esempio».

Lei pensa che giovedì sarà una falsa partenza?

«Le premesse non sono buone. Il mio ddl contro l’omofobia approvato alla Camera è già la sintesi delle 4 proposte depositate al Senato dagli altri partiti. Invito il presidente Ostellari a partire da quel testo senza unificarlo. A Montecitorio abbiamo fatto tutte le audizioni ma la Lega punta solo ad allungare il brodo, invece bisogna stringere sui tempi».

Ostellari dice di essere al fianco dei gay, trans, disabili, obesi e anziani: tutti i deboli vanno difesi.

«È una strategia dilatoria. Noi partiamo dalla legge Reale Mancino sui crimini d’odio e la estendiamo ad altre tre categorie. La Lega ne vuole o una ad hoc per costruire una riserva indiana per gli omosessuali. La legge Zan non punisce la libertà di opinione ma chi istiga all’odio: l’articolo 4 chiarisce il confine con le sentenze della Corte costituzionale in materia di odio razziale e religioso». —

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