Centro per la teleriabiltazione veneto per i 55 sintomi del post Covid

Affaticamento, cefelea e fiato corto: otto pazienti su 10 negativizzati continuano a soffrirne. La Regione approva un protocollo per l’assistenza creando la piattaforma per la presa in carico 

L’iniziativa. Il Covid non si esaurisce nei letti d’ospedale e nemmeno nella febbriciattola che arriva e poi va via. I suoi effetti sono un’onda lunga e composita, fatta di 55 tra diversi sintomi, segni e parametri clinici alterati che accompagnano la vita di otto pazienti su dieci, di qualsiasi gravità, anche dopo la negativizzazione, nel medio e nel lungo periodo.

Una lunghissima serie di 55 malesseri se non vere e proprie patologie, alcuni dei quali più presenti degli altri: l’affaticamento, di cui continua a soffrire oltre la metà dei “vecchi” contagiati (il 58%), la cefalea (il 44%), i disordini dell’attenzione (il 27%) e la dispnea da sforzo (il 24%) ovvero il “fiato corto”. Senza considerare quello che attiene alla sfera psicologica, ai pensieri che si attaccano alla testa e non vanno via: i non meno gravi sintomi neuropsichiatrici e neuropsicologici, che impattano su vita sociale, familiare e lavorativa.


Considerando che, in Veneto, il numero dei positivi in questo anno abbondante di pandemia ha superato le 410 mila unità, è facile capire l’impatto devastante di tutto questo su una porzione enorme della popolazione.

Per questo la giunta regionale, su proposta dell’assessora alla Sanità Manuela Lanzarin e di concerto con l’assessore al Turismo Federico Caner, ha approvato un protocollo per l’assistenza di queste persone, istituendo la piattaforma per la presa in carico riabilitativa e per l’erogazione di interventi di teleriabilitazione e un Centro regionale per le tecnologie della teleriabilitazione e il termalismo con sede nell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Inizialmente il modello sarà sperimentato nella sola provincia di Padova, per poi venire esteso a tutto il Veneto. Saranno organizzati percorsi di riabilitazione prevalentemente extraospedaliera, resa possibile dalla telemedicina. Una risorsa che consente agli operatori sanitari di organizzare sedute multidisciplinari – dalla riabilitazione neuromotoria a quella respiratoria, a quella cognitiva, e poi la terapia occupazionale e vocazionale, la psicologia, il nursing infermieristico e l’integrazione sociale –, adattandosi con maggiore efficacia alle particolari esigenze del singolo paziente.

«Si tratta di una nuova organizzazione imponente caratterizzata da una spiccata multidisciplinarietà e dal massimo utilizzo delle nuove tecnologie, dalla quale ci aspettiamo risultati importanti» spiega l’assessora Lanzarin. «La modalità di presa in carico riabilitativa in ambito extraospedaliero permette infatti di attivare la continuità assistenziale anche in situazioni geografiche sfavorevoli, in un innovativo modello organizzativo che sviluppa il modello di presa in carico del paziente secondo il concetto di prossimità».

«Erogare una terapia riabilitativa nel luogo idoneo più vicino al paziente» sottolinea l’assessore «richiede disponibilità di tecnologie che permettano, in relazione al caso trattato, la videoconferenza, la raccolta, trasmissione e registrazione di dati integrati, il telemonitoraggio, fino ad arrivare alla realtà virtuale, alla robotica controllata a distanza e a sistemi per la terapia occupazionale».

Il programma di telemedicina sarà completato con l’attivazione di una piattaforma telematica di teleriabilitazione e l’organizzazione di percorsi extra ospedalieri all’interno di strutture termali, per la riabilitazione post Covid. «Non lasciare mai sole le persone una volta uscite dall’ospedale è da sempre una delle priorità della sanità veneta» commenta il governatore Zaia. «A maggior ragione lo è oggi, alla luce dell’evidenza scientifica che ci dice come i malati di Covid vadano incontro a sofferenze anche dopo essersi negativizzati. Ecco, quindi, una pianificazione a 360 gradi, con la quale vogliamo che la sanità sia vicinissima al cittadino anche quando si troverà a casa sua e avrà comunque bisogno di assistenza e riabilitazione». —


 

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