«Allo Iov troviamo il Dna del tumore nel sangue, così smascheriamo i rischi di recidiva»

Il direttore scientifico Conte: «Non solo ricerca, oggi traiamo informazioni anche dalla pratica clinica su grandi numeri»

PADOVA. Il professor Pierfranco Conte è stato nominato direttore scientifico facente funzione dell’Istituto Oncologico Veneto, un incarico che ricoprirà finché non sarà bandito il nuovo concorso. Per Conte, che è già professore di Oncologia nella Scuola di Medicina dell’Università di Padova, direttore dell’Unità complessa di Oncologia 2 dello Iov e direttore della Rete Oncologica Veneta (Rov), un ulteriore impegno che ne premia l’assoluta professionalità e competenza. L’ambito su cui focalizzerà le energie organizzative in veste di direttore scientifico sarà quello della ricerca. 
 
Punti di forza dello Iov
Conte mette subito in luce le caratteristiche peculiari che fanno dello Iov un luogo privilegiato per la ricerca oncologica: «L’Istituto è a stretto contatto con l’Azienda ospedaliera universitaria, una delle più grandi d’Italia, ed è inserito in un sistema regionale veneto che ha eccellenze sparse in vari ospedali, unite nella Rete Oncologica Veneta che proprio nello Iov trova la sua centralità. Questo» rileva Conte, «mette l’Istituto nelle migliori condizioni per articolare linee di ricerche dalla a alla z, da quella sperimentale pre-clinica, alla ricerca clinica accademica o di supporto per lo sviluppo di nuovi farmaci e trattamenti, ma anche per la ricerca cosiddetta real world evidence, capace cioè di trarre informazioni di carattere scientifico dalla pratica clinica".
 
"Quest’ultima si rende sempre più necessaria dal momento che la sperimentazione pre-clinica e clinica non è sufficiente perché fatta su un numero ristretto di pazienti. Se invece abbiamo la possibilità di raccogliere i dati sui grandi numeri possiamo riscontrare evidenze maggiori e migliorare i trattamenti. È un po’ quello che stiamo vedendo con i vaccini contro il Covid» fa notare il professore, «effetti collaterali che non erano stati rilevati con le sperimentazioni cliniche su poche centinaia di casi, si sono resi evidenti quando i casi sono stati milioni. Tramite la Rov monitoriamo gli effetti di farmaci e trattamenti, problemi di tossicità o tollerabilità in tutta la regione». 
 
Due filoni
Sono due i fronti principali di ricerca, quello che mira alla terapia oncologica personalizzata, e l’immunoterapia: «Sulla base dei profili genetici dei tumori» conferma Conte, «si ha la possibilità di scegliere trattamenti diversificati personalizzati. Oggi abbiamo farmaci molto potenti contro alcuni tumori, ma ce ne sono di resistenti: da qui le linee di ricerca che mirano a ottimizzare l’ efficacia dell’immunoterapia».
 
Un ambito in cui lo Iov è all’avanguardia non solo a livello nazionale ma internazionale è quello delle biopsia liquida: «Sul paziente oncologico possiamo individuare con tecnologie molto avanzate il Dna tumorale nel sangue, per capire se anche dopo l’intervento ci sono ancora cellule tumorali che possano dare origine a una recidiva. Ci sono terapie adiuvanti che riducono il rischio recidiva ma sono costose e tossiche» sottolinea Conte, «quindi se possiamo individuare i soggetti a rischio possiamo trattare solo loro. La biopsia liquida viene utilizzata anche per monitorare l’ efficacia della terapia misurando la quantità di Dna tumorale circolante e analizzandolo possiamo vedere se sta diventando resistente perché ha sviluppato immunità ai trattamenti».
 
Ricerca e pandemia
La pandemia di Covid 19 sta condizionando la ricerca anche in campo oncologico: «Purtroppo siamo in una fase molto difficile da oltre un anno, la pandemia ha giustamente attirato e focalizzato l’attenzione di politici e amministratori della sanità e questo si traduce in difficoltà in termini di risorse di persone ed economiche. Inoltre» aggiunge Conte, «gli ospedali sotto pressione hanno rallentato le procedure diagnostiche e terapeutiche. Rileviamo ritardi diagnostici per certi tumori in misura del 20%, per altri anche superiore, e questo avrà un effetto nei prossimi anni perché avremo casi più gravi da curare. Nei tumori la diagnosi precoce è fondamentale per l’efficacia dei trattamenti».
 
Il trend dei tumori
Il numero di persone che si ammala di tumore aumenta, ma diminuiscono le vittime: «L’incidenza è in salita e questo dipende dall’allungamento della vita e da fattori ambientali di rischio, ma fortunatamente di tumore si muore di meno» conferma il professor Conte. «I big killer, per numerosità di casi, sono i tumori alla mammella, quello del colon retto, del polmone e della prostata. Hanno percentuali anche elevate di guarigione - per quello della mammella è quasi al 90%, per il colon retto al 70%, per il polmone è più bassa e si ferma al 25% - ma sono i più frequenti. Meno frequenti ma più aggressivi sono i tumori al fegato, al pancreas e cerebrali, in particolare il glioblastoma».
 
L’oncologo “di famiglia”
È già stato presentato in Regione un progetto dello Iov in collaborazione con Rete Oncologica Veneta per l’istituzione dell’oncologo di famiglia: «Un problema che è emerso proprio durante la pandemia» spiega Conte, «è legato all’accesso in ospedale dei pazienti oncologici. Molti di questi, già guariti e in followup o che seguono una terapia farmacologica, possono in realtà essere seguiti sul territorio. L’idea» conclude il professore, «è quella di creare una rete di oncologi territoriali che facciano da “cuscinetto” tra il medico di base e l’ospedale».—
 
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