Vaccinazioni aziendali in Veneto: a giugno il decollo

Il piano coinvolgerà quasi un milione e mezzo tra lavoratori e familiari. Zaia: «Niente tendopoli, centri vax permanenti, ai medici affianchiamo gli ingegneri gestionali»

VENEZIA. Il primo traguardo è virtualmente centrato, con il novanta per cento degli over 80 (la fascia a più elevato rischio di mortalità) raggiunto da almeno una dose di vaccino. Da oggi, con l’aiuto di sindaci e medici di base chiamati a segnalare i casi pendenti, si procederà «casa per casa» - per assicurare la copertura a quanti non sono in grado di muoversi - e nel contempo sarà “aggredita” la coorte successiva, quella dei settantenni: al momento immunizzati al 43%, avranno priorità al pari dei segmenti vulnerabili.

C'è un lungo elenco di aziende


Ma quando avrà inizio la campagna nelle aziende? Snodo cruciale della ripartenza, sollecitata a gran voce dal circuito delle imprese che ha assicurato ampia disponibilità al riguardo, la vaccinazione su vasta scala nei luoghi di lavoro esordirà, realisticamente, a metà giugno: «Il nostro piano prevede il completamento della popolazione over 60 prima dell’estate», afferma Luca Zaia «per quella data ci è stata garantita una quantità di dosi adeguata, finalmente, alla capacità della nostra “macchina”, in grado di erogare fino a 80mila somministrazioni al giorno. Così potremo rispondere alla domanda di sicurezza dei lavoratori e dei loro familiari aventi titolo. Ne intercetteremo già una parte nel segmento dei sessantenni in età produttiva, poi la campagna negli stabilimenti e quella dei centri vaccinali convergeranno».

La ricognizione sul territorio

Un milione, forse un milione e mezzo le persone coinvolte. Al riguardo, è in atto un’operazione a più livelli. Sono quasi novecento le aziende venete che si dichiarano pronte ad attrezzare spazi vaccinali (e in molti casi li hanno già realizzati), assicurando la presenza di medici e infermieri. Accanto ai marchi noti – Carel, Enel, Fidia, Komatsu, Facco, Carraro e ancora Benetton Group, Veneta Cucine, San Benedetto, Eni, Fincantieri, Grafica Veneta, Marzotto, Safilo, Lattebusche, Luxottica, tra gli altri – l’elenco include numerose associazioni di categoria espressione del turismo e dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio. Per parte sua, la sanità regionale sta concludendo una ricognizione sul territorio, alla ricerca di «grandi strutture» da convertire a centri vaccinali. La mente corre anzitutto alla miriade di capannoni industriali dismessi che costellano la campagna urbanizzata nostrana.



In settimana "tabellone a colori"

«Niente tendopoli, abbiamo affiancato ai medici gli ingegneri gestionali perché l’obiettivo è allestire una rete di centri vaccinali permanenti, serviranno per i prossimi richiami e per tutte le attività ordinarie di prevenzione, penso all’antinfluenzale, diventando un punto di riferimento per i cittadini», le parole del governatore. Che conferma la presentazione, in settimana, del fatidico “tabellone a colori” dove le classi d’età saranno abbinate alla data (progressivamente aggiornata di vaccinazione, così da incrinare la cappa d’incertezza fin qui prevalente.

Malumori alla protezione civile

Che altro? Persistono le segnalazioni di persone disabili il cui codice fiscale è respinto dal sito di prenotazioni online: «Attingiamo i nominativi dalle liste fornite da Inps e Ulss, non sempre coincidono e abbiamo chiesto ai medici di famiglia di integrarle con i loro assistiti. Credetemi, è un lavoro immane ma ne verremo a capo», la replica dell’assessore alla sanità Manuela Lanzarin. C’è scontento anche tra i volontari della Protezione civile, rimasti a metà del guado allorché il commissario Figliuolo ha ordinato di dirottare ogni dose disponibile alle categorie fragili. Dei 20 mila attivi in Veneto, ben 10.900 prestano servizio nei centri vaccinali: la protesta è giunta sul tavolo dell’assessore Gianpaolo Bottacin, che ha espresso vicinanza e comprensione. Basteranno? —


 

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