Veneto, oggi la decisione sulla zona arancione: l’indice Rt regionale sale a quota 1,12

Oggi la decisione dell'istituto superiore di sanità sulla stretta: 151 nuovi casi ogni 100mila abitanti. Negli ultimi 14 giorni i ricoveri sono quadruplicati

VENEZIA. L’indice Rt a 1,12 condanna il Veneto alla zona arancione. Dopo due mesi di zona gialla e (relativa) libertà, la matematica inchioda cinque milioni di residenti a un destino che sembra ineluttabile.

L’ufficialità arriverà soltanto nella giornata di oggi, quando saranno resi noti i risultati del monitoraggio settimanale da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma Zaia, nel suo consueto punto stampa di ieri mattina, ha lasciato intendere che da lunedì ci aspettano nuove chiusure: «Siamo a rischio».

LA TENDENZA

La tavolozza di colori d’Italia, del resto, punta sempre più verso tonalità scure. Vale soprattutto per le regioni confinanti con il Veneto, che negli ultimi giorni sconta una sorta di accerchiamento con territori che hanno già superato la soglia di guardia. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, è arrivata ieri mattina durante un incontro tra i governatori delle Regioni e il ministro della Salute Roberto Speranza: ci aspetterà una primavera in salita. Tutti i dati sono in crescita ormai da tempo, e l’incertezza sul quando del prossimo picco è massima.

A preoccupare non è solo la soglia dell’Rt che ha raggiunto 1,12, come comunicato ieri dal presidente della Regione (si entra in zona arancione con un Rt pari a 1): quasi raddoppiata nell’arco di un mese.

la diffusione

È anche l’incidenza, che non conosce un freno da settimane. Basti considerare che a inizio febbraio i dati erano ovunque sotto quota cento (ad eccezione di Padova). «Oggi, a livello regionale si attesta su 151,3 ogni 100 mila abitanti», ha spiegato Zaia.

Ma se poi si va a vedere provincia per provincia, ecco che le criticità vengono a galla. Sempre Padova, ad esempio, ha raggiunto un’incidenza di 198 nell’ultima settimana. Se il contagio corre veloce tra le province, la fortezza da difendere ad ogni costo restano però gli ospedali. Che significano ricoveri, che significano decessi.

gli ospedali

A guardare le tabelle delle ultime settimane, vengono le vertigini. In base ai dati riportati dagli uffici sanitari della Regione, nell’arco di appena quattordici giorni i nuovi accessi nei reparti ospedalieri sono quadruplicati. Da 24 accessi al giorno del 16 febbraio, il primo balzo in avanti si è avuto il 20 di febbraio con addirittura 44 ricoveri. A fine mese, il numero ha raggiunto 67 nuovi accessi fino agli 87 del 2 marzo.

«Siamo in una situazione atipica», ha spiegato Zaia, «il tasso di ospedalizzazione è affrontabile, non abbiamo la stessa pressione tragica che si era registrata in autunno». In effetti, il tasso di occupazione dei posti in ospedale è al 14% per l’area non critica, al 12% per le terapie intensive. Insomma, ancora lontani dalla soglia critica del 30% e del 40%. Fatto sta che la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. «Forse non si è capita la gravità del discorso», ha concluso Zaia, «un 80enne su tre che entra in ospedale per Covid perde la vita. Sei vittime su dieci hanno più di 80 anni.

L’invito a tutti i cittadini è di continuare con mascherine, distanziamento, evitare assembramenti inutili e distribuire gli accessi in orari comodi». —

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