Covid, di chi è la colpa se il Veneto torna arancione?

Tutti puntano il dito sulla scuola, dove i contagi sono aumentati. Ma, numeri alla mano, ecco qual è l'ambiente più pericoloso

VENEZIA. Sarà molto difficile il "cambia colore" per la nostra regione. Dopo  un mese di giallo i dati dell'espansione del Covid hanno portato il Veneto in zona arancione.
 
Da quindici giorni, da quando ciiè la cosiddetta variante inglese del virus ha messo saldamente piede tra i casi di trasmissione del virus nella nostra regione, ci si è accorti che bisogna fare i conti con un virus più trasmissibile arrivato quando il Veneto si crogiolava per il fatto di essere passato in "giallo" con la possibilità di gite fuori comune, di bar aperti, di scuole superiori in presenza e soprattutto di un atteggiamento molto più "molle" nell'uso delle protezioni individuali, del distanziamento sociale e dell'igiene delle mani.
 
Così nelle ultime 24 ore i nuovi casi sono stati quasi 1.500 (per l'esattezza 1.487), con l'indice di contagio Rt salito all'1,12. Il livello previsto per il passaggio ad arancione è con l'Rt a 1. Insomma, come molti si aspettavano, venerdì 5 marzo, il Veneto è tornato in zona arancione, un passaggio che cambierà le nostre abitudini.
 
PER APPROFONDIRE.
"I numeri si stanno ingrossando", ha ammesso il presidente della giunta regionale Luca Zaia, spiegando che l'incidenza dei positivi sui tamponi del 3,62%.  "Il nostro aereo - ha detto Zaia - potrà avere turbolenze in volo".
 
Ma dova sta crescendo di più, a livello provinciale, l’indice di contagio?  L'incidenza sta crescendo a Padova, nel Comelico e in alcune zone del veronese. Ma quello che preoccupa è che non ci sono zone bianche: tutte le province venete sono in fibrillazione per l’aumento repentino dei contagi.
 
PER APPROFONDIRE:
La situazione nelle strutture ospedaliere è in leggero aumento, ma senza criticità. E' indubbio per che la situazione si sta aggravando. Il monitoraggio della Fondazione Gimbe segnala che l'aumento dei casi di positività in Veneto negli ultimi 7 giorni è del 29,3%.
 
Sono stati pubblicati anche del monitoraggio nelle scuole svolto da Azienda Zero per la Regione. Sono attualmente 928 gli studenti e 155 i docenti o dipendenti scolastici trovati positivi al Coronavirus nella regione. I contagi si verificano tra gli allievi soprattutto nella scuola primaria (259), seguita da quella secondaria di secondo grado (248) e dalla secondaria di primo grado, cioè le medie (212); i docenti attiualmente più contagiati sono quelli della scuola per l'infanzia (62), seguiti da quelli della primaria (45) e da altri istituti, tipo le scuole serali (21).
 
PER APPROFONDIRE:
 
Ma è vero allora, come sosteneva il presidente Zaia a settembre, che la scuola è uno dei principali vettori di contagio? A guardare i numeri si direbbe però che non è la principale responsabile della proliferazione del virus.
 
L'andamento settimanale dei contagi nelle scuole registra un lieve aumento, nel confronto effettuato tra le ultime due settimane: tra il 15 e il 21 febbraio si sono verificati 236 casi, mentre dal 21 al 28 febbraio se ne sono registrati 370 (+134). 
 
Inutile quindi puntare il dito solo sulla scuola: a fare cambiare colore al Veneto sarà soprattutto il mancato uso dei dispositivi individuali e il mancato rispetto del distanziamento sociale durante i ritrovi.
 
Uno studio di questo tipo a livello regionale non è stato reso pubblico, ma a livello provinciale . A confermare questa tesi è stato in maniera molto chiara il direttore generale della Usl 2, Francesco Benazzi. Dei 3.587 positivi di febbraio nella provincia di Treviso, ad esempio, il 15% è rappresentato da studenti fino ai 19 anni. In questi giorni il tasso è di 73 casi ogni mille abitanti.
 
Ma il numero si alza per quanto riguarda i giovani: tra i 20 e i 29 anni (quindi età in cui si è finita la scuola superiore) è di 87 positivi ogni mille abitanti: ben 14 punti superiore alla fascia scolastica. "È la fascia d'età degli spritz" ha spiegato Benazzi, un concetto che sintetizza molto bene la situazione e indica il vero agente di diffusione del virus in questo periodo.
 
In pratica ancora più delle scuole i veri responsabili dell'aumento contagi sono gli assembramenti “nonnecessari”, quelli cioè non dovuti a motivi di studio o lavoro.
 
E per questo il Veneto si appresta a diventare - da lunedì 8 marzo - di un colore arancio, come uno spritz.
 
Giovedì 4 marzo, il Comune di Venezia, una delle mete preferite dai veneti per la gita del fine settimana, in vista del nuovo "assalto" del weekend, ha emanato misure rigidissime: chiusura delle aree della movida e divieto assoluto di vendita di alcolici in tutta la città dalle 15 alle 8 del mattino dopo.
 
 
Questo si potrebbe chiamare "chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati", ma almeno Venezia ci prova. Basterà?

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