Un anno di Covid e quella indimenticabile notte a San Pietro

Alla Via Crucis con il Papa le parole pensate con e per i detenuti risuonano per un mondo che improvvisamente è tutto rinchiuso. Ogni certezza è stata squadernata, come la libertà stessa del Papa e dei cristiani di riunirsi a celebrare la Settimana Santa

Doveva avere l’imponente cornice della tradizione a farle da sfondo, ancora una volta dopo oltre mezzo secolo. Il 10 aprile 2020 sarebbe stata la 56esima Via Crucis del Venerdì Santo celebrata al Colosseo: le 14 stazioni si sarebbero susseguite come era sempre avvenuto dal Novecento, la prima volta nel ’59 per volontà di Giovanni XXIII e poi ininterrottamente dal ’64, quando fu Paolo VI a riprendere il sacro rito all’anfiteatro Flavio.

I mesi precedenti erano stati scanditi da appunti e narrazioni intorno alle 14 storie legate al mondo del carcere, non solo con la voce dei detenuti, ma anche con quella di chi subisce le conseguenze del male e di chi si ferma ogni giorno tra celle e corridoi con il proprio lavoro di agente, educatore, magistrato, volontario. Durante la scrittura l’immaginazione riconduceva sempre a un Colosseo inondato di popolo, la luce delle fiaccole a illuminare ogni angolo, il Papa all’esterno, raccolto in preghiera.

Ma il virus è giunto a spezzare ciò che era granitico. Ogni certezza è stata squadernata, come la libertà stessa del Papa e dei cristiani di riunirsi a celebrare la Settimana Santa e la Pasqua come avveniva da secoli. Anche il rito della Via Crucis non poteva essere più lo stesso. Eppure si è amplificato, ha assunto una forma mai vista, nella solitudine di una piazza San Pietro deserta, in una notte di pandemia passata alla storia.

La scelta del Papa di affidare le meditazioni della Via Crucis al mondo di chi ha perso la libertà si è rivelata illuminante quanto una profezia perché, in quel preciso momento, il mondo agli “arresti domiciliari” aveva bisogno delle parole dei crocifissi: di chi vive la prigionia a causa degli errori che ha commesso, di chi quel male lo subisce senza colpa alcuna.

C’era sete di quelle storie. C’era desiderio di consolazione per intravedere la speranza oltre le tenebre che stavamo attraversando, per riconoscersi nel dolore degli altri, per non sentirsi abbandonati dentro le nostre esistenze ferite e infragilite.

Non c’è distanza che mi separi da quella notte. La memoria ne è avvolta e continua perseverante a intrecciarsi con i miei giorni grazie all’inedita trasparenza della Storia che ho avuto il privilegio di vivere. Avverto ancora l’oscurità di quella sera di aprile, prima che le telecamere riprendessero in mondovisione la scena, di cui inaspettatamente facevo parte con una rappresentanza del Due Palazzi di Padova e di alcuni medici e infermieri del Vaticano.

“Michele, cosa provi? Cosa vedi?”. Sotto all’obelisco, poco prima di partire in corteo i pensieri farfugliavano significati inattesi. “M’immagino seduto sulla branda di quella cella che per dodici anni è stata casa mia. Rivedo i miei compagni, quelli già fuori e quelli che stanotte sono ancora lì. Sono qui per loro e per chi ho ferito a morte”. Quanto immensa sia la misericordia percepita da un’anima risorta lo conosce solo Dio. Oltre all’azzurro materico degli occhi di Michele custodisco un altro colore di quella notte sospesa tra Storia e Mistero.

È il bianco cangiante del vestito di papa Francesco sul sagrato di San Pietro: il volto assorto in preghiera davanti al Crocifisso di San Marcello al Corso, lo stesso legno miracoloso che, qualche giorno prima, il 27 marzo, aveva voluto accanto a sé per la benedizione Urbi et Orbi.

In quell’istante di tenebra papa Francesco mi è sembrato luce verso cui tendere e da cui lasciarsi assorbire come una pellicola, per portarne impressa, per sempre, l’immagine passata alla storia, con una sfumatura in più: quanto poco basterebbe, a volte, posare dove fa più male uno sguardo umano, uno sguardo che cura quanto una carezza posata sul volto. —
 
*giornalista della Difesa del popolo volontaria della parrocchia del Due Palazzi autrice con don Marco Pozza dei testi della Via Crucis del Venerdì Santo 2020 in Piazza San Pietro

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