Il numero dei contagiati è tornato a salire. Crisanti: «Servono lockdown comunali»

Andrea Crisanti

Lo scienziato: «Ne usciremo solo quando il buonsenso prevarrà sulle esigenze dei pochi e sulla demagogia politica»

VENEZIA. Aumentano i nuovi contagi, cresce l’Rt, avanza lo spettro delle varianti e la campagna vaccinale fatica a decollare, mentre AstraZeneca annuncia un taglio delle dosi del dieci per cento. A un anno esatto dall’inizio dell’incubo, il Veneto rischia di ritrovarsi ancora nella tempesta perfetta. Sabato  si è registrato uno tra gli incrementi più alti, da settimane, dei nuovi contagi: +950 quelli contati tra le 17 di venerdì e la stessa ora di sabato. Era +1.244 considerando il dato tra le 8 e le 8 degli stessi due giorni. Lo riporta il bollettino quotidiano fornito da Azienda Zero, che fotografa l’andamento del contagio tra le sette province della nostra regione.

Mentre scende a 21.768 il totale delle persone che risultano attualmente positive, con un balzo all’indietro di 298 unità rispetto a venerdì.


Ma è solo il primo il dato che, spiega Andrea Crisanti, va considerato per avere il polso della situazione e quindi capire in quale “fase” siamo collocati. «Sono due curve che si incrociano. Ma per capire l’andamento dell’epidemia non bisogna considerare il saldo, bensì i contagi in aumento» spiega il docente padovano «La discesa del numero delle persone attualmente positive indica semplicemente che due–tre settimane fa si è ammalata una quantità enorme di persone, tra le 30 mila e le 40 mila. E ora, queste stesse persone stanno guarendo. Ma i contagi sono in aumento e la curva ha ripreso a salire, in Italia e anche il Veneto».

L’Rt, d’altra parte, è in crescita da un mese esatto: era a 0,61 il 27 gennaio, è salito a 0,63 il 3 febbraio, a 0,71 il 10 febbraio ed è a 0,81 all’ultima rilevazione ufficiale (che però è calcolata sui dati della settimana precedente). Il timore è che possa salire ancora, soprattutto vista l’avanzata della contagiosa variante inglese, che si stima possa far crescere il tasso di 0,4 – 0,7punti, diffondendosi il 50% in più rispetto al virus con i ceppi già noti. Quando il valore supera l’1 (significa che ogni persona infetta ne contagia mediamente un’altra) l’epidemia inizia sul serio a essere fuori controllo.

«Il valore predittivo è che la variante si sta espandendo e diventerà prevalente. In Italia, in due mesi è passata dagli zero casi al 30% e oltre, quindi è facile dire cosa accadrà nell’immediato futuro» prosegue Crisanti. Intanto, in Veneto è penetrata anche la variante brasiliana.

«La più grande paura consiste in un eventuale resistenza di questa mutazione al vaccino. Per questo, all’individuazione dei primi casi dovuti alla variante brasiliana, si sarebbe dovuto procedere con un lockdown in stile Codogno e in stile Vo’. E quindi chiudere i confini del comune in cui si è manifestato il caso e procedere con dei tamponi a tappeto».

Anche perché la campagna vaccinale prosegue a rilento e il timore è che il ceppo brasiliano possa beneficiarne, diffondendosi e vanificando tutti gli sforzi. «È proprio così, se si dovesse dimostrare che il vaccino non copre dalla mutazione» sottolinea lo scienziato. Finora, la variante è stata individuata nelle province di Venezia e di Padova.

Ed è soprattutto la situazione di quest’ultima a preoccupare, come dimostra l’aumento dei contagi. Ieri la provincia è tornata, infatti, a oltre 5 mila positivi: 5.045, precisamente. Una situazione per il momento che è condivisa con la sola provincia di Vicenza, dove si registrano 5.303 casi. A seguire ci sono le province di Venezia (3.710 contagi), di Verona (2.039), di Treviso (1.777), di Rovigo (689) e di Belluno (566).

Tornando a uno sguardo complessivo sull’intera regione, ieri si sono registrati 14 decessi, che portano a 9. 711 il totale del conto pagato, in termini di vite, dal Veneto in quest’anno di pandemia. Più di 26 vittime al giorno. La provincia che ha pagato il conto più salato è quella di Verona, che ha visto spegnersi 2.271 persone, una cifra persino superiore al numero degli attualmente positivi.

Intanto, scendono a 1.211 (-7) i ricoveri nelle aree mediche degli ospedali, mentre aumentano appena quelli in Terapia intensiva, 133 (+1).

La fine dell’incubo, però, sembra ancora distante. «Quando ne usciremo? Ne usciremo quando il buonsenso prevarrà sulle esigenze dei pochi e sulla demagogia politica. Sennò non ne usciremo» la chiosa di Crisanti, indirizzata a tutti noi, politici e cittadini, ugualmente responsabili. —


 

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