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Covid, gli esperti invocano un nuovo lockdown totale: unica via per fermare le varianti del virus

Piazza San Marco deserta durante il lockdown dello scorso marzo

Da Crisanti a Ricciardi e Cartabellotta si  fa forte la richiesta di una chiusura totale per almeno due settimane. Tracciamento saltato, l'incognita delle mutazioni inglese, brasiliana e sudafricana e la campagna di vaccinazione che prosegue a rilento:  stop subito per evitare lo scenario peggiore

PADOVA. Impianti di sci aperti, anzi no. Zona gialla la settimana prima, arancione quella dopo. Nuovi mini focolai che obbligano a lockdown parziali. Varianti inglesi, africane, brasiliane che scombussolano le poche certezze in questa pandemia da coronavirus che sta per compiere - almeno in Italia - il suo primo anno di  disagi e paure. I dubbi restano tanti, esperti e politici camminano sulle incertezze dovute alla novità di una battaglia che pare combattersi a mani nude. Le armi , i vari vaccini, arrivano a rilento. La campagna è ancora lunga. E intanto tra gli esperti cresce il numero di chi spinge per il lockdown totale. Da Andrea Crisanti, l'immunologo che dirige la Microbiologia di Padova, tra le voci più autorevoli della guerra al Covid, a Walter Riccardi, consulente del ministro Speranza, a Nino Cartabelllotta, presidente della Fondazione Gimbe, un unico appello: tutto chiuso subito come a marzo 2020 per fermare l'avanzata del coronavirus.

Ecco il parere dei tre esperti.

L'IMMUNOLOGO

Il professore Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia di Padova

Crisanti: «Ormai siamo nei guai con le varianti del virus, serve nuovo lockdown»

Il direttore della Microbiologia di Padova boccia sotto ogni profilo il tentativo avviato dal presidente Zaia di acquistare vaccino al di fuori del circuito Ue

PADOVA. Una campagna vaccinale che, vista la penuria di dosi, procede troppo a rilento. Mentre avanza la variante inglese, più contagiosa rispetto al virus “standard” come dimostrano i dati dei ricoveri che arrivano dalla Gran Bretagna. E fa il suo arrivo in Veneto anche il ceppo brasiliano, di fronte al quale i vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca sembrano meno efficaci. Una tempesta perfetta che rischia di allontanare ulteriormente la fine dell’incubo coronavirus. E, con il rebus delle mutazioni, lo spettro di una terza ondata fa ancora più paura. Per questo Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia dell'Azienda ospedaliera di Padova, non ha dubbi: «Lockdown immediato all’individuazione di una variante».

Professore, il ceppo inglese è stato individuato nel 20 per cento dei nuovi casi. È la nuova frontiera del Covid?

«Certo. Avevo detto già due mesi e mezzo fa che questa gestione dell’emergenza avrebbe favorito il proliferare delle varianti. Non possiamo pensare di continuare a vaccinare a questi ritmi così bassi».

Zaia si sta muovendo per acquistare dosi in un mercato parallelo…

«È qualcosa di disgustoso e immorale».

Ma al di là dell’eventuale immoralità, la procedura è legale.

«No, il perno è proprio l’immoralità. Non capisco come possano esserci persone che pensano sia normale questa procedura. Mi sorprende che persino il segretario generale della sanità Luciano Flor dica che non ci sia niente di sbagliato. Significa che abbiamo perso il senso di moralità. Se tutti facessero come il Veneto, il prezzo dei vaccini schizzerebbe alle stelle e, per altre realtà, sarebbe difficilissimo acquistarli».

Spostiamo la questione sul piano epidemiologico: vaccinare tutti i veneti lasciando scoperti gli altri italiani potrebbe ritorcercisi contro, visto che non bloccherebbe il proliferare delle varianti, che sembra resistano al vaccino. Conferma?

«È proprio così. Le mutazioni stanno mettendo a rischio l’unica arma che abbiamo per bloccare l’avanzata del virus. Si è visto che i vaccini hanno una capacità limitata di bloccare le varianti sudafricana e brasiliana. Questa operazione è sbagliata sotto ogni punto di vista».

Cosa bisogna fare, quindi, ora?

«Serve un piano di monitoraggio nazionale serio sulle varianti. L’inglese ha messo in ginocchio interi Paesi, come il Portogallo. E la sua presenza in Italia è gravissima. Da una settimana, i numeri nel nostro Paese stanno crescendo. Persino nonostante il conteggio tra i dati dei test rapidi, strumento di enorme disturbo sulla valutazione dell’epidemia».

Quanti tamponi bisognerebbe controllare, secondo lei?

«Almeno tra l’1 e il 5% al giorno. Abbiamo speso 3 miliardi per i banchi con le rotelle e non riusciamo a fare un piano per il controllo delle mutazioni?».

E una volta individuate queste varianti?

«Chiudere tutto in stile Codogno e Vo’. Di fronte a mutazioni che neutralizzano il vaccino, la zona arancione non serve a nulla».

È possibile “aggiornare” i vaccini per adattarli a queste varianti?

«Non si fa certo dalla mattina alla sera. Con le varianti, serve la zona rossa».

Con l’insediamento del governo Draghi, Speranza è stato confermato ministro della Salute. Cosa ne pensa?

«Speranza ha dimostrato un grande attaccamento al lavoro, ma è stato consigliato malissimo su questa epidemia. Dopodiché le responsabilità sono sue ed è giusto che se le prenda».
 

Serve un cambio di passo?

«Sono stati fatti talmente tanti errori, uno dopo l’altro. Serve un cambio di passo, sì, ma non in termini di velocità. Meno muscoli e più neuroni. Altro che primule, “frescaccia” senza pari. Si pensi a una strategia per distribuire i vaccini, che non devono esistere sul mercato parallelo. Può essere una truffa e lo Stato non deve mettersi a questo livello».

I vaccini sul mercato parallelo possono essere pericolosi per la salute pubblica?

«Ci sono due possibilità. La prima è che questi vaccini siano contraffatti, e quindi si fa correre un rischio terribile alla popolazione. Ed è un’emergenza estremamente concreta nei Paesi in via di sviluppo. Sono vaccini che non danno alcuna garanzia sulla tracciabilità e c’è il rischio che manchi una catena di controllo della qualità. Nel caso in cui siano effettivamente prodotti da Pfizer, Moderna e AstraZeneca, sarebbe ancora peggio perché significherebbe che non ci si può fidare di queste case farmaceutiche, che hanno sempre detto che non avrebbero venduto a privati. Vuol dire che dicono solo balle. Comunque la si guardi, è vergognoso. È il mondo che va alla rovescia». —

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IL CONSULENTE DEL MINISTRO

Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute nella gestione dell'emergenza coronavirus

Ricciardi: «Varianti temibili, quella inglese è più letale con rischio reinfezioni. Precauzioni dopo vaccino»

Il consulente di Speranza: la situazione epidemiologica è grave e incompatibile con gli assembramenti, occorre serrare le fila

ROMA.  «C’è una situazione epidemiologica oggi grave, ingravescente, incompatibile con gli assembramenti e pericolosa per l’arrivo di queste varianti molto insidiose dal punto di vista della contagiosità e della letalità, e anche in qualche caso capaci di sfuggire al vaccino». E' categorico Walter Ricciardi, igienista e consulente del ministro Speranza.

E ribadisce: «Dobbiamo purtroppo in questo momento serrare un po' le fila e scegliere una strategia di aggressione nei confronti del virus e non di inseguimento. Quei paesi che non hanno chiuso gli impianti sciistici hanno fatto penetrare la variante inglese, come la Svizzera. Il rilassamento cui assistiamo porterà a un rialzo dei casi. Basta vedere cosa è successo in Gran Bretagna: 1.600 morti al giorno, nonostante la più massiccia campagna vaccinale d’Europa».

La sua proposta è di «fare una chiusura mirata, concentrata nel tempo, per abbassare l’incidenza sotto i 50 casi su 100 mila, ricominciare a testare e vaccinare a tutto spiano». In Italia, come il resto d'Europa, la crescente minaccia è legata alle varianti del virus SarsCov2. L'allarme cresce di giorno in giorno e «non si può perdere altro tempo: è necessario adottare misure più stringenti».

E avverte: «Tutte le varianti sono temibili e non vanno sottovalutate ma quella inglese, la più diffusa in Italia, è risultata essere anche lievemente più letale». La cosiddetta variante Gb, spiega Ricciardi, che è anche direttore del Dipartimento di Scienze della Salute della Donna, del Bambino e di Sanità Pubblica all'Università Cattolica del Sacro Cuore, «sta facendo oltre mille morti al giorno in Gran Bretagna. A fronte di questa situazione di pericolo alcuni Paesi hanno già optato per la chiusura drastica. L'Italia è in ritardo, e penso avremmo dovuto prendere misure di chiusura già 2 o 3 settimane fa».

Da qui la conclusione:  l'unica soluzione per fermare la pandemia è, a duo dire, adottare un lockdown totale ma limitato nel tempo, che preveda pure la chiusura delle scuole ed escludendo solo le attività essenziali. Una richiesta della quale parlerà in settimana al ministro Speranza.

Misure drastiche che si rendono tanto più necessarie proprio a causa del dilagare delle varianti. «L'indagine rapida appena svolta dall'Istituto superiore di sanità», spiega,  «ha rilevato che circa il 18% dei casi di Covid a livello nazionale è dovuto alle varianti. Questa è però una media, e dunque ciò vuol dire che che in alcune aree tale percentuale è anche sensibilmente maggiore».

Oltre a quella inglese, che è più contagiosa e anche lievemente più letale tranne che per i bambini per i quali risulta solo più contagiosa, fanno paura pure le altre varianti: «Quella brasiliana può dare luogo a reinfezioni poichè non determina immunità, e questo crea quindi un circolo vizioso, mentre quella sudafricana è temibile anche perchè non sarebbe coperta da uno dei vaccini disponibili, quello AstraZeneca. Al contrario, gli altri vaccini, Pfizer e Moderna, sembrano coprire tutte le varianti, quindi è necessario accelerare la campagna di vaccinazione».

Alcune situazioni di allerta sono già presenti anche in Italia. «In Umbria ci sono stati dei casi di reinfezione da variante brasiliana e va detto», afferma Ricciardi, «che anche una volta vaccinati, vanno comunque mantenute tutte le precauzioni, dalle mascherine al distanziamento fisico, almeno fino al raggiungimento dell'immunità di gregge».

L'unica via per uscirne, ribadisce, passa da tre priorità: «lockdown, tracciamento dei casi, che bisogna ripristinare in modo massiccio, e vaccinazione». Con il nuovo governo Draghi, l'obiettivo è proprio accelerare ulteriormente la campagna di immunizzazione. «Si parla di un salto di qualità. Penso»,  rileva,  «che potremmo arrivare a fare 300 mila vaccinazioni al giorno».

Quanto alle ipotesi di acquisto dei vaccini da parte delle singole Regioni, «sarà mantenuto il sistema di acquisto a livello europeo e l'ipotesi di acquisti regionali non ha presupposti nè sul fronte della disponibilità di vaccini nè sul fronte legale».

La prospettiva appare però incoraggiante, anche se si pone la questione di una rimodulazione dei vaccini nel caso in cui altre varianti dovessero apparire e mostrarsi resistenti: «Da marzo-aprile la disponibilità delle dosi andrà a regime e avremo vaccini per tutta la popolazione».

Si punta poi, anche se non nell'immediato, a immunizzare pure i bambini: «Dopo che avremo i risultati degli studi avviati per l'ambito pediatrico dalle aziende che stanno producendo i vaccini, l'auspicio», conclude,  «è arrivare all'avvio dell'immunizzazione dei più piccoli magari a partire dall'avvio del prossimo anno scolastico».

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IL RICERCATORE

Nino Cartabellotta. presidente della Fondazione Gimbe

Il presidente della Fondazione Gimbe: «Senza lockdown totale stop&go per tutto il 2021»

Cartabellotta: l'obiettivo è far circolare il virus meno possibile, bisogna ipotizzare lo scenario peggiore per non farci trovare impreparati

ROMA. «Un lockdown totale per due settimane farebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, altrimenti bisognerà continuare con stop&go per tutto il 2021». Ne è convinto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (Gruppo  Italiano  per  la  Medicina  Basata  sulle Evidenze).

Sulla richiesta di lockdown generale da parte del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, osserva:  «Credo che il suo ragionamento sia allineato con quello che abbiamo pubblicato come fondazione prima del periodo natalizio. La strategia che il Governo ha assunto è quello della convivenza con il virus, varando misure per evitare la saturazione degli ospedali».

Chiudere tutto per due settimane significherebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, ma, secondo Cartabellotta, «non tutte le regioni sono pronte all'attività di testing e tracciamento. Dobbiamo decidere se siamo disponibili ad accettare una restrizione maggiore per abbassare la curva, oppure se accettiamo di avere un 2021 che andrà avanti con stop&go».

La Fondazione Gimbe: lockdown o stillicidio apri-chiudi per tutto il 2021

Immaginare che «la somministrazione del vaccino possa far migliorare la situazione è molto difficile, sia per i tempi sia per l'incognita varianti»,  continua il presidente di Gimbe,  L'obiettivo dovrebbe essere far circolare il virus meno possibile e non abbassare il carico sugli ospedali, tutti i Paesi invece hanno scelto la seconda via». Dal punto di vista della percentuale di popolazione vaccinata con due dosi, l'Italia è terza nel mondo, «quindi in una posizione assolutamente di merito», prosegue Cartabellotta,  «ma con differenze regionali non trascurabili».

Si va dall'1,4% della Calabria al 4,1% di Bolzano. Con la quantità di vaccini ricevuta la campagna è proceduta finora bene, sottolinea, «con l'unico neo che abbiamo vaccinato ancora pochi ultraottantenni, perché si è scelto di vaccinare prima gli operatori sanitari anziché le persone più fragili. Ma il vero problema è quello delle forniture». Per quanto riguarda le varianti in circolazione, conclude, «bisogna ipotizzare lo scenario peggiore per evitare di farci trovare impreparati».