A febbraio 245 mila dosi di vaccino in Veneto

Ma il direttore generale Flor avverte: “Consegne ancora insufficienti per rispettare la campagna che avevamo programmato”

VENEZIA. Pochi e sospirati i vaccini in arrivo nel Veneto. A febbraio è prevista la consegna di 244.850 mila dosi complessive, una dotazione che ai fini della profilassi va dimezzata, stante l’esigenza del secondo trattamento di richiamo. Nel dettaglio, in queste ore, il direttore della sanità Luciano Flor ha ricevuto la tabella definitiva delle forniture così articolata: da oggi, primo febbraio, a domenica 7 45.630 composti Pfizer e 5400 Moderna; dall’otto al 14 febbraio rispettivamente 42.120 e 10.800; nella settimana successiva le dosi saranno 50 mila, esclusivamente Pfizer; dal 22 a fine mese lieviteranno invece a 51 mila e 39.900.

Saranno impiegati secondo i criteri del Piano vaccinale che, nella prima fase, assegna la priorità a personale sanitario, case di riposo e centri del disagio; al riguardo qualche camice bianco, ancora in lista d’attesa, ha lamentato la precedenza accordata a figure amministrative non a contatto con i pazienti, esenti perciò dal rischio diretto di contagio…

«Autisti, addette alle pulizie e segretarie hanno lo stesso diritto al vaccino dei medici, è quanto prevedono le disposizioni nazionali e in ogni caso di tratta di competenze funzionali all’attività del servizio pubblico», replica il manager «per parte nostra, entro il 10 febbraio, vogliamo completare la copertura dei 110 mila soggetti già sottoposti alla prima somministrazione, quindi estenderemo il ventaglio fino a raggiungere i 185 mila soggetti previsti. In ogni caso, il 50% dei flaconi sarà sistematicamente accantonato per garantire i richiami».

L’impressione, mentre da più parti spuntano padiglioni e point, è quella di una macchina poderosa costretta a procedere con il freno tirato: «In due mesi abbiamo inoculato l’antinfluenzale a 1,2 milioni di veneti in un paio di mesi, la nostra capacità è largamente superiore alle disponibilità di vaccini», recrimina Flor «di questo passo l’obiettivo di proteggere la fascia d’età più a rischio entro l’estate mi pare poco realistico. Per raggiungerlo servirebbe una quantità più che doppia rispetto all’attuale».

Le sorprese di Pfizer, i numeri limitati di Moderna, le promesse di AstraZeneca, la speranza in Johnson & Johnson, il mercato russo e cinese… «Il tempo non è una variabile trascurabile, immunizzare la popolazione over 65 equivarrebbe ad abbattere del 95% l’incidenza di mortalità».

C’è chi, rispetto ai 20 giorni indicati dalle case farmaceutiche, ipotizza una dilazione tra prima dose e richiamo, così da consentire l’allargamento del ventaglio agli ultraottantenni… «Abbiamo chiesto ad Aifa se si tratta di un termine tassativo, ogni variazione del protocollo richiede validazione scientifica, di certo non agiremo in modo unilaterale».

Che altro? «Se c’è l’esigenza di incrementare in fretta l’offerta vaccinale, ricordiamoci che Pfizer ha uno stabilimento in Sicilia, magari convertibile, e che il Veneto conta aziende in grado di contribuire alla produzione, se n’è già discusso in conferenza delle regioni, forse una regìa di Governo sarebbe opportuna». —




 

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