«È il passaporto sanitario la chiave giusta per viaggiare e riaprire il Veneto»

Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Venetocentro: siamo penalizzati dai nuovi criteri. «Confido nel vaccino per uscire dalla crisi. Segnali di speranza per il 2021, ci rialzeremo, ma è eccessivo licenziare chi non vuole vaccinarsi» 

l’intervista

Di zona “rosso scuro” gli imprenditori non vogliono sentir parlare. Una visita a un cliente in Germania, un tecnico per il collaudo di un macchinario in Romania, una fiera a Parigi sono blitz di tre, quattro giorni. Doversi sottoporre a tampone più quarantena significherebbe, semplicemente, non partire più. E alle zone rosse il nuovo presidente di Assindustria Venetocentro, Leopoldo Destro, preferisce un progetto di «passaporto sanitario» che permetta almeno ai vaccinati di spostarsi liberamente.


Veneto zona rosso scuro: cosa vorrebbe dire per le nostre imprese?
«Sarebbe oltremodo grave visto il momento che stiamo attraversando e quanto è importante la parte export rispetto all’Ue. Le province di Treviso e Padova rappresentano più del 60% dell’export del Veneto, siamo sui 15 miliardi l’anno. Bisogna trovare una soluzione per tornare a far muovere le nostre persone, spero che non si vada nella direzione opposta. E anche a livello sanitario bisogna avere dei valori confrontabili tra tutte le varie aree europee, come hanno detto i presidenti di regione, noi siamo virtuosi e in Veneto “tamponiamo” tante persone e troviamo tanti positivi, questo non deve penalizzarci. Bisogna essere obiettivi e omogenei».


Gli strumenti digitali utilizzati durante la pandemia non possono sopperire ai viaggi di persona?
«Per quanto, anche come associazione, puntiamo molto sul digitale, non è questa la soluzione. Dev’essere un giusto mix tra le cose. Penso a chi produce, ai tecnici che devono essere vicini al mondo produttivo e devono verificare gli impianti e i macchinari. C’è ancora bisogno di andare sul luogo. Se ci sono nuovi investimenti da fare, è ovvio che c'è bisogno di fare collaudi, prove, ed è difficile farli in digitale. Bisogna stare vicino ai siti produttivi e ai clienti, e ai potenziali clienti. Non vorrei che fossimo oltremodo penalizzati e perdessimo le filiere internazionali a favore di altri competitor che fanno meno tamponi e non si classificano come zona rossa».


Che soluzione propone, quindi?
«Penso a una sorta di passaporto sanitario che censisca le persone vaccinate, le quali avrebbero quindi modo di viaggiare all’estero senza quarantene o periodi di isolamento penalizzanti. Dev’essere un passaporto riconosciuto a livello internazionale, non solo italiano. Speriamo che si esca da questa impasse dei vaccini e si vada velocemente a vaccinare chi ne ha bisogno».


Introdurrebbe l’obbligo vaccinale per i dipendenti di aziende private?
«Non si può decidere a livello di singola azienda o di territorio. Istituto superiore di sanità e governo prendano una linea guida e noi la sposeremo. Abbiamo reso le aziende luogo sicuro e siamo favorevoli a una vaccinazione. Eccessivo, invece, parlare di licenziamento per chi non vuole vaccinarsi».


Vede una ripresa nel 2021?
«Ci sarà il rimbalzo, sicuramente il primo trimestre sarà ancora difficile, non saremo fuori dalla pandemia. Se il vaccino ci aiuterà, cercheremo di uscirne velocemente. Sarà un 2021 ancora complicato. Purtroppo i settori più penalizzati sono quelli legati al turismo e all’horeca. Che non vuol dire solo alberghi e ristoranti, ma tutta la filiera, compresa quella alimentare».


Quanto la preoccupa la crisi di governo?
«Bisogna fare in fretta, i temi sul tavolo sono molto urgenti. Siamo fiduciosi che si trovi una maggioranza ampia che governi il paese e porti avanti passaggi importanti, prima di tutto il recovery plan. Facciamo in fretta e troviamo un equilibrio». —



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