Contenuto riservato agli abbonati

Il coordinatore del Cts Miozzo: «In Veneto la pandemia è fuori controllo»

Dice il coordinatore: «Zaia ha fatto bene a chiedere la stretta. L’incidenza settimanale di casi per 100 mila abitanti è quasi 10 volte quella di riferimento Sulla riapertura della scuola siamo all’anarchia: servirebbe una decisione centralizzata che superi il potere dei territori»

PADOVA. «Un’intera generazione pagherà un conto salatissimo: i ragazzi privati della socialità sono insicuri, incerti, spaventati. Non possiamo continuare così. Sulla riapertura della scuola siamo all’anarchia».

Agostino Miozzo, lei, come coordinatore del Comitato tecnico scientifico, sarebbe quindi favorevole a un ritorno alla didattica in presenza nelle scuole superiori del Veneto?


«È necessaria una premessa: la scuola, come momento didattico, non è un ambiente più pericoloso di altri. Non è una mia opinione, lo dice il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Poi, certo, insieme alla riapertura delle aule vanno considerati altri aspetti: la presenza di eventuali positivi a casa dei ragazzi e il rispetto delle regole; il percorso casa-scuola e viceversa; i momenti di aggregazione pre e post scuola anche alle fermate dei mezzi pubblici. Queste sono variabili ad alto rischio, ma vanno distinte dal momento didattico. Quando parlo di anarchia mi riferisco al momento pedagogico ed è per questo che mi sono chiesto per quale ragione non si metta in atto un meccanismo di decisione centralizzata che superi il potere delle autorità del territorio».

E come si inserisce questo ragionamento nel quadro attuale della pandemia in Veneto?

«Mi piacerebbe che i ragazzi potessero tornare in aula a fronte, ovviamente, di un totale rispetto delle regole. Il mio è un auspicio, ma è chiaro che la responsabilità è del presidente della Regione Veneto. È lui che conosce il territorio. Luca Zaia ha lavorato molto bene fin dall’inizio della pandemia, è sempre sul pezzo. Mi ha colpito positivamente la sua richiesta per portare il Veneto in zona arancione».

Il provvedimento, però, è del ministero della Salute.

«Certo, ma il presidente Zaia ha avuto l’intelligenza di fare questa richiesta alla luce di una situazione che vede un’incidenza molto alta dei casi positivi sul territorio. Chapeau, si sta dimostrando persona pragmatica e intelligente».

Al Veneto basteranno le restrizioni previste dalla zona arancione per uscire dall’emergenza?

«Partiamo dai dati: con un’incidenza settimanale di 454 casi per 100 mila abitanti e di 927, sempre per 100 mila abitanti, sui 14 giorni, la pandemia in Veneto non è controllabile. Affinché lo sia il valore di riferimento dell’incidenza settimanale è di 50 casi per 100 mila abitanti, in Veneto siamo a quasi 10 volte tanto. Ai miei conterranei veneti (Miozzo è nato a Camposampiero, in provincia di Padova, ndr) dico che sarà un periodo duro ma deve essere visto come un investimento per il futuro. Sull’impatto delle restrizioni previste dalla zona arancione sono fiducioso».

All’orizzonte c’è una revisione dei parametri che determinano le restrizioni da applicare nelle diverse regioni: con l’introduzione della soglia massima di incidenza settimanale di 250 casi ogni 100 mila abitanti per il Veneto scatterebbe subito la zona rossa...

«È stato appena abbassato il valore dell’indice Rt e quanto all’incidenza settimanale dei casi positivi abbiamo appena iniziato a parlarne. La revisione dei parametri non è un gioco, visto anche l’impatto economico e sociale che hanno i diversi livelli di restrizione. A maggior ragione se parliamo del Veneto che è un motore dell’economia italiana. Detto questo è evidente che non possiamo trovarci con situazioni di sviluppo della pandemia come quella espressa oggi dai dati del Veneto».

E secondo lei è un andamento causato dalla lunga collocazione del Veneto in zona gialla?

«È un paradosso del quale ho discusso in più di una occasione con i miei colleghi: il Veneto ha un sistema sanitario virtuoso e ben organizzato. È in sofferenza ma non va nettamente oltre gli attuali limiti. È chiaro, però, che dietro i 454 casi settimanali per 100 mila abitanti ci sono degli elementi legati al prolungato collocamento in zona gialla».

I tamponi rapidi effettuati rientrano o meno nel conteggio degli indici di crescita dei positivi?

«È un aspetto che rientra tra le valutazioni che spettano al ministero della Salute».

Quando si esprimerà il Cts sul protocollo di sicurezza per la riapertura degli impianti sciistici?

«Sarà esaminato martedì».

In conclusione, cosa si sente di dire sulla scuola?

«Spero che si continui a lavorare alla risoluzione dei problemi, perché con questo maledetto virus dovremo avere a che fare almeno fino a settembre prossimo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi