Coronavirus, ecco quanto sono coerenti i virologi veneti secondo uno studio di Reputation Science

I professori Andrea Crisanti, Antonella Viola e Giorgio Palù

Tra gli esperti della nostra regione la professoressa Viola ha cambiato meno volte opinione mentre i colleghi Palù e Crisanti hanno "aggiustato il tiro"

Troppe informazioni sul Covid e spesso contraddittorie tra loro, nonostante siano state espresse da fonti "autorevoli". È quanto emerge da un’indagine di Reputation Science - società che in Italia si occupa di analisi e gestione della reputazione - che ha analizzato le dichiarazioni di  virologi, medici ed esperti dal 1 febbraio al 20 novembre di quest’anno.
 
L'ANDAMENTO DELLE APPARIZIONI
 
Ciò che è indubbio è un "sovraccarico" di informazioni che ha occupato i media in questi mesi di emergenza da pandemia: solo sul web, gli utenti sono entrati ogni giorno in contatto con oltre 230 contenuti generati dagli esperti di virologia, per un totale di oltre 70.000 contenuti.
 
Ma ciò che spicca maggiormente è che sono state molto diverse le indicazioni sulla gravità della pandemia e sulle misure di contenimento da adottare da parte dei tanti esperti.
 
Tra i virologi, i più prudenti sono stati Fabrizio Pregliasco e Massimo Galli mentre su posizioni opposte Alberto Zangrillo e Matteo Bassetti.
 
FOCUS.
 
 
 
Sul fronte della coerenza, in base alle dichiarazioni pubbliche, al primo posto resta Pregliasco, mentre all’ultimo posto, la più ’incoerentè per le posizioni espresse risulta Maria Rita Gismondo. 
 
Lo studio sottolinea un "doppio livello di incoerenza" nelle dichiarazioni rilasciate. Non solo infatti molti esperti hanno cambiato approccio nei vari mesi, ma in generale si è assistito a una forte divergenza tra le opinioni riguardo alla gravità della pandemia e alla severità delle misure di contenimento; questo potrebbe aver reso gli "alti volumi" di contenuti registrati ancora più impegnativi da gestire dal punto di vista informativo per i cittadini.
 
LA COMUNICAZIONE
 
Sul fronte del flusso comunicativo, alcuni  virologi hanno scelto di intervenire pubblicamente nei momenti in cui il trend dei contagi era in aumento, come Roberto Burioni; o, al contrario, hanno concentrato i propri interventi quando i numeri dei contagi erano ai minimi, come nel caso di Zangrillo.
 
Gli altri 10 esperti hanno mantenuto tempistiche di intervento pressochè costanti. Alcuni hanno dominato la scena mediatica nei primi mesi e hanno molto ridimensionato le proprie presenze in seguito.
 
Le oltre 120 dichiarazioni rilasciate ai media, ed esaminate dallo studio, sono state analizzate attraverso due indici numerici: l«indice di allertà, l’orientamento prevalente di ciascun esperto rispetto al grado di rigidità delle misure di contenimento da adottare, e il "grado di coerenza" tra le varie opinioni espresse nel tempo da ciascuno. 
 
Le tesi proposte dai virologi sono state spesso antitetiche e l’indice di allerta elaborato da Reputation Science indica l’opinione media dell’esperto in merito alle soluzioni per contenere la pandemia secondo una scala che va da -5 (misure di contenimento minime) a +5 (misure di contenimento massime).
 
LO SHARE DEI VIROLOGI
 
Le posizioni degli esperti occupano la quasi totalità del range: si va da quelle più prudenti di Pregliasco, Ricciardi, Galli, Locatelli e Burioni (+4,5/+3,5) a quelle totalmente opposte di Zangrillo (-2) e Bassetti (-3). Nel dettaglio, per 6 virologi su 12 il virus SARS-CoV-2 è molto pericoloso, gli altri 6 hanno affermato almeno una volta che non ha un’elevata mortalità; il lockdown trova il favore di tre quarti del campione, mentre un quarto è contrario.
 
E ancora: favorevoli al coprifuoco solo 6 esperti; più di un virologo su due non ritiene affidabili i dati diffusi dal Governo sull’andamento della pandemia. Persino sull’App Immuni, strumento pubblicamente sostenuto dal Governo per monitorare il contagio, non vi è unanimità: lo ritengono utile solo 8  virologi su 12. 
 
FOCUS.
 
 
INDICE DI COERENZA .
L’indice è stato ricavato calcolando la varianza tra le diverse opinioni espresse dal soggetto nel corso del tempo. Il punteggio ottenuto tiene quindi conto delle diverse posizioni assunte durante i mesi della pandemia e spiega quindi come e quanto sia cambiata la sua opinione.
 
Fabrizio Pregliasco con 9,67 presenta l’indice di coerenza più alto, seguito con poco distacco da Franco Locatelli (9,11); a seguire: Matteo Bassetti (8,02); Massimo Galli (7,57); la veneta Antonella Viola (7,49); Walter Ricciardi (6,41); Roberto Burioni (4,21); Alberto Zangrillo (4,13); Ilaria Capua (3,95).
 
L’indice di coerenza più basso è dei tre esperti le cui dichiarazioni sono state più incoerenti nel periodo di riferimento preso in esame: al decimo posto il veneto Giorgio Palù con un indice di coerenza di 3,09, all’undicesimo Andrea Crisanti (3,05), al dodicesimo Maria Rita Gismondo (0,75). 
 

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